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Corsa alla Casa Bianca

Obama prima tassa e poi chiede soldi agli elettori: bocciato

Barack si era posto come obiettivo un miliardo di dollari ma il fundraising arranca. E ora c'è pure il sorpasso di Romney

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama prima tassa e poi chiede soldi agli elettori: bocciato

Con tutti i suoi fundraising, Obama è da maggio sempre alle spalle di Romney nella caccia ai finanziamenti tra i fans. E per il secondo mese di fila, il repubblicano ha superato non solo l’avversario, ma anche la soglia dei 100 milioni. In giugno Mitt ne aveva raccolti 106, e in luglio 101,3, contro i 71 e i 75 rastrellati dal presidente in carica e dal Comitato Nazionale Democratico. Per Barack, il traguardo totale del miliardo di dollari, che la sua campagna aveva fissato un anno fa, appare sempre più una chimera, e questo è il segnale più evidente del calo di tensione e di simpatie tra i “grandi elettori” che avevano abbracciato nel 2008 il leader che prometteva speranza e cambiamento. Il risveglio è stato brusco, soprattutto tra gli industriali, i banchieri e i finanzieri di Wall Street, ma specialmente tra i piccoli imprenditori, che gli hanno voltato le spalle. Con le sue politiche antibusiness, le iper-regolamentazioni introdotte con le leggi di riforma della finanza e della salute, e le minacce di alzare le tasse sui redditi e sui guadagni di borsa, Obama è ormai visto per quello che ha scelto di essere: il liberal tassa e spendi, che vuole un governo sempre più grande e una libertà d’azione sempre più limitata per gli individui e gli “spiriti animali” del capitalismo Usa. Così facendo ha rivitalizzato il Tea Party, che sta uscendo rafforzato dalle primarie Repubblicane, mentre il dibattito sulla realtà dei numeri del fisco Usa che si sviluppa sulla stampa sta dimostrando che lo slogan sbandierato da Obama (“i ricchi devono pagare più tasse”, e lui intende anche le famiglie oltre 250mila dollari annui) è già quanto avviene in realtà. Sul Wall Street Journal di oggi, David Wessel fornisce i dati che presentiamo. 

Se è vero che negli ultimi tre decenni gli americani in generale hanno pagato meno tasse a Washington di quanto pagavano in precedenza (il massimo fu il 92% negli Anni 50 per la fascia più alta) , i più facoltosi che hanno guadagnato la fetta maggiore hanno versato più imposte, e un crescente numero nella fascia più bassa dei redditi ha pagato di meno, o niente. 

Il top 5%, il top 1% e il top 0,1% degli americani hanno incassato una fetta più grande dei guadagni nazionali ma stanno pagando una fetta crescente delle imposte. Considerando sia quelle federali, sia quelle statali e municipali, e pure quelle sugli stipendi, le accise e le tasse sulle corporation, ecco come è cresciuta, più veloce del reddito, la quota versata allo stato. Negli Anni 80, il top 5% si spartiva in media il 22,6% del reddito nazionale e pagava il 28,5% di tasse. Negli Anni 90 il top 5% denunciava una media del 25,3% del reddito nazionale, e pagava il 34,3% di tasse. Nei primi 10 anni del Terzo Millennio il top 5% si è appropriato del 28,4% del reddito totale ma ha pagato il 40,3% in tasse. Se si prende il top 1%, quello nel mirino di Occupy Wall Street, la media della quota fiscale pagata nel singolo anno 2007 è stata del 28,9%, che è inferiore al 35,3% del 1995 sotto Clinton, ma superiore al 24,6% del 1986, sotto Ronald Reagan. La maggior parte degli americani della classe media ha comunque goduto, nel corso degli anni, di un generale abbassamento del fardello tributario: la “classe media” è calata dal 18,9% nel 1979, al 16,6% nel 1999 e al 14% nel 2007. 
Che i ricchi paghino in percentuale molto più della classe media è un dato non discutibile: nel 2009, i 400 contribuenti al top, con reddito medio di 200 milioni di dollari, hanno pagato il 19,9% del loro reddito in sole tasse federali. Se si prendono i contribuenti con redditi “medi”, ossia tra 100mila e 200 mila dollari, la percentuale che hanno versato nel 2009 è stata del 12%. Nella parte bassa della scala, ossia per il 40% della popolazione che denuncia i redditi più bassi, emerge dai dati del Fisco che le loro tasse pagate si sono ridotte. Nel 2007, questo 40% di contribuenti, che hanno ricevuto un reddito (compresi i benefici governativi di welfare) complessivamente pari al 14,9% del reddito nazionale, hanno pagato il 5,9% di tutte le tasse federali. Nel 1979, quando avevano una fetta di reddito più grossa di 2,5 punti (il 17,4%) , di tasse ne pagavano una percentuale quasi doppia, il 9,5%. 

Infine, è in aumento l’esercito di chi non versa neppure un dollaro a Washington, anzi ne viene sussidiato. Nella metà del decennio scorso, già un 40% di americani era sconosciuto per la Agenzia delle Entrate Usa (IRS), e con Obama sono saliti al 46%. Come non definire fiscalità progressiva quella americana, viste queste cifre? Ma, si sa, per i falchi insaziabili del Grande Governo le tasse non bastano mai. Invece di chiedere di punire ancora di più chi è nelle parti alte della scala, fomentando un odio di classe non-americano, Obama dovrebbe promuovere la crescita del settore privato, e creare più milionari. Cioè fare il contrario di ciò che fa, e pensa.

twitter @glaucomaggi

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