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Mitt Romney cerca vice: e se fosse un ex generale?

Corsa al numero due dello sfidante di Obama: Sarah Palin e Condi Rice sembrano 'bruciate', così come Santorum. Ora spunta il nome di David Petraeus...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

David Petraeus

Ultimi giorni d’attesa per la notizia-quiz dell’estate: chi sarà il vice di Romney nel ticket repubblicano di novembre? Bill Kristol, il neocon ben introdotto nella politica del GOP che prima degli altri parlò di Sarah Palin quattro anni fa, è convinto che l’annuncio verrà dato giovedì, per anticipare la chiusura delle Olimpiadi di Londra, e avverrà per i canali del social networking – Twitter e Facebook - secondo quanto ha anticipato la stessa campagna di Mitt la settimana scorsa. Quanto ai nomi, per ora i commentatori vanno per esclusione, usando come traccia il programma della Convention di Tampa, in Florida, che si terrà a fine mese. Dallo staff di Mitt sono state fatte filtrare ufficiose anticipazioni sulla squadra degli oratori che riempirà le giornate del meeting, e l’assunto è che chi è in scaletta, e avrà la parola su un palcoscenico ambitissimo per le star in ascesa e per i “vecchi” numi dell’establishment, automaticamente va considerato fuori gioco per la candidatura a vice. Il quale vice, infatti, avrà poi i riflettori tutti per sé nella terza delle quattro giornate, in prima serata, e si preparerà ai confronti diretti con Joe Biden, il numero due di Obama, e a quelli indiretti che la stampa gli riserverà per demonizzarlo, esattamente come fece con successo con Sarah Palin

Dunque, avendo fatto sapere che le tre donne più in vista del partito avranno già il loro posto assicurato come oratrici, la vulgata mediatica ha provveduto a cancellarle dal lotto delle papabili: la governatrice della Sud Carolina Nikki Haley, la prima indiano-americana governatrice, la governatrice del Nuovo Messico Susana Martinez, la prima ispanica governatrice e Condi Rice, la prima afro-americana a fare il Segretario di Stato, formeranno insomma una passerella di riguardo in quanto rappresentanti  del nuovo volto multietnico che si stando il GOP nell’era post-obamiana, ma non avranno una stanza a fianco di Mitt nella Casa Bianca. E così sarà per l’ex senatore Rick Santorum, che è stato l’osso più duro per Romney durante le primarie, ma che poi ha fatto la pace con il mormone e ha accettato di parlare all’ala cristiana più radicale dell’elettorato conservatore dal palco del GOP durante l’appuntamento clou dell’anno. Ci sarà pure il fratello di George Bush, l’ex governatore della Florida Jeb, che qualcuno avrebbe voluto come vice, se non addirittura come candidato presidente, ma che ha sempre detto di non voler correre (per ora) e quindi ha avuto lo spazio per dare il suo aiuto, a nome della famiglia, a Romney. Tra le altre figure mediaticamente importanti ci sarà di sicuro l’ex governatore dell’Arkansas ed ex candidato presidenziale Mike Huckabee, che ha un forte seguito tra gli evangelici e ha optato per la carriera di conduttore televisivo, abbandonando sogni politici diretti. Ma che è ancora sulla breccia, come ha dimostrato da organizzatore di successo della giornata di solidarietà con Chick-fil-A, la catena dei panini al pollo il cui titolare è stato attaccato dai sindaci democratici più bigotti (Boston, Chicago, San Francisco) per aver espresso la sua fede nella Bibbia e difeso la famiglia tradizionale in una intervista. Non dovrebbe mancare Ron Paul, l’ex sfidante di Mitt alle primarie sul fronte libertario, che servirà appunto a scongelare le riserve dei free-market libertari più radicali e a convincerli a votare per Romney. E anche per Sarah Palin, che ha conservato l’immagine di regina dei Tea Party, si studia una collocazione, magari a fianco di John McCain, padre nobile del GOP che l’aveva promossa a stella nascente e l’ha difesa anche dopo la sconfitta. 

Ma il “rumor” maggiore lo fanno gli assenti, per ora, dalla ambita scaletta. Marco Rubio, senatore cubano-americano della Florida, Paul Ryan, deputato a capo della Commissione Fiscale, Rob Portman senatore dell’Ohio, Chris Christie governatore del New Jersey, Bobby Jindal governatore della Louisiana, Tim Pawlenty ex governatore del Minnesota, Kelly Ayotte senatrice del New Hampshire: questi i petali della rosa ridotta tra cui potrebbe spuntare il Vice. A meno che, con un colpo di scena che farebbe impallidire la scelta della Palin nel 2008, Romney non pensi a un nome veramente fuori dai giochi di Palazzo: David Petraeus, il generale voluto da Bush e che vinse in Iraq, e che Obama ha poi tenuto e messo a capo della missione afghana, prima di dargli la carica di direttore della Cia. 

Il Drudge Report ha persino detto che l’indiscrezione sarebbe venuta dalla stessa Casa Bianca, che ha smentito. Ma certo che, se punta all’effetto sorpresa e vuole qualcuno al di sopra di ogni possibile demolizione della personalità, Romney non ha nulla di meglio di Petraeus. 

twitter @glaucomaggi

 

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