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aria di elezioni

Castelli e i bossiani verso l'addio al Parlamento

L'ex Guardasigilli medita di lasciare. Potrebbero seguirlo Reguzzoni, Chiappori e altri. Il senatore Bodega ha già mollato la Lega. E pochi giorni fa ha votato la fiducia al governo

Matteo Pandini

Matteo Pandini

Nato a Lecco ma cresciuto a Bergamo, ho lavorato anche per il Giorno, E Polis e altri quotidiani e agenzie varie. Vivo tra Milano e le Orobie. A Libero mi occupo prevalentemente di politica, in particolare di Lega Nord e argomenti simili. Mi vanto di lavorare con Alessandro Giorgiutti e con il grafico Ciro Iafelice. Sono interista-integralista. Stimo moltissimo anche i colleghi del sito Claudio Brigliadori e Andrea Tempestini, sotto la cui dettatura sto scrivendo il mio curriculum per la quinta volta (prima non gli andava bene perché non li avevo citati). Ora posso riavere la mia merendina?
Castelli e i bossiani verso l'addio al Parlamento

I fedelissimi di Roberto Maroni sono sereni. Vedono un futuro meno nero per la Lega, anche rispetto alle tensioni interne. Martedì il segretario federale e Umberto Bossi si sono incrociati a Montecitorio, e a favore di fotografi si sono stretti affettuosamente la mano. Il Senatur – raccontano gli uomini vicini a Bobo – s’è ormai rassegnato al nuovo corso. E in nome dell’unità del partito non sarebbe intenzionato ad alzare i toni, anche se ha preparato un agosto denso di comizi (il 15 sarà alla festa di Pontida, luogo carico di significati per i lumbard). Secondo gli amici dell'ex responsabile del Viminale, pare che gli ultras di Bossi abbiano rimesso nel freezer - forse definitivamente - il progetto di creare un nuovo partito portandosi dietro l’ex ministro delle Riforme. Il progetto che alcuni di loro accarezzavano era il seguente: prima, creare gruppi parlamentari autonomi. Poi, presentarsi alle elezioni. Un piano con alcuni punti deboli, a partire dalla necessità di raccogliere le firme per partecipare alle Politiche. I bossiani smentiscono tutto, giurando di non aver mai pensato all'addio. In ogni caso, il futuro drappello parlamentare dei padani sarà zeppo di novità, e non solo per il temuto calo di consensi o per le alchimie della legge elettorale. Dando per scontato che il Carroccio si presenterà alle elezioni nazionali, potrebbero esserci alcune assenze eccellenti. Un big come Roberto Castelli, per esempio, sta pensando di abbandonare la prima linea. Il deputato Giacomo Chiappori, invece, ha confermato preferirà dedicarsi al ruolo di sindaco di Diano Marina, in Liguria. Pure l’ex capogruppo Marco Reguzzoni potrebbe lasciare: il nuovo corso l’ha messo ai margini. Stesso discorso per alcuni reguzzoniani come Marco Desiderati (che pure siede al federale) o Carolina Lussana (criticata dai colleghi della sua Bergamo, recentemente ha smentito di voler uscire dal movimento). Altri parlamentari non hanno fatto mistero di nutrire perplessità su come sta cambiando la Lega, dalla deputata veneta Paola Goisis fino ai senatori Armando Valli e Giovanni Torri: cercheranno di strappare un seggio o faranno una ritirata strategica? Ovvio – notano i bene informati – che alcuni dei parlamentari citati, dando per scontato che non saranno ricandidati, potrebbero mettere le mani avanti per prevenire l’imbarazzante bocciatura del partito. Nei prossimi mesi, con l'avvicinarsi della campagna elettorale, potrebbero esserci novità. C’è da ricordare che a Palazzo Madama ci sono due ex lumbard che fanno gruppo a sé. Si tratta di Rosi Mauro e di Lorenzo Bodega, colonne del nuovo movimento territoriale “Siamo Gente Comune”. La prima è stata espulsa dalla Lega perché s’era rifiutata di dimettersi dalla vicepresidenza di Palazzo Madama dopo lo scandalo dei rimborsi. E Bodega aveva detto addio in polemica col cartellino rosso mostrato da via Bellerio alla Mauro. Bodega, il primo agosto, ha votato la fiducia al governo Monti per gli interventi a favore dei terremotati.

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