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L'allarme

Usa-Cina, è guerra sulle... patenti false

Quattro senatori americani hanno scritto una lettera all'ambasciatore di Pechino per protestare contro le licenze di guida taroccate usate negli Stati Uniti ma prodotte in Cina. E se si parlasse della Corea del Nord...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Usa-Cina, è guerra sulle... patenti false

Quando si dice che i cinesi fabbricano di tutto, ma proprio di tutto, pur di conquistare clienti e mercati esteri…. Questa di oggi, pubblicata da The Hill, è una notizia che aggiorna il loro record. Quattro senatori americani, equamente divisi tra i due partiti per mostrare sdegno nazionale comune (Mark Kirk Repubblicano dell’Illinois, Dick Durbin Democratico dell’Illinois, Chuck Grassley Repubblicano dello Iowa e Tom Harkin Democratico dello Iowa) hanno scritto una lettera all’ambasciatore di Pechino Zhang Yesui per chiedere che il governo cinese intervenga per stroncare la produzione, o almeno la vendita negli Usa, di… patenti da guida false e di altri documenti. Un articolo di Usa Today, qualche settimana fa, aveva lanciato l’allarme su questo bizzarro business, definendolo “in crescita”. 

“I documenti di identificazione contraffatti violano le leggi della nostra nazione e minano gli sforzi delle polizie locali, statali e federali di mantenere sicure le nostre comunità. Dati i rischi ovvi alla sicurezza pubblica e alla sicurezza nazionale, Le scriviamo per chiedere che il governo cinese prenda immediate misure contro queste compagnie”, hanno scritto i quattro. La lettera continua con i dettagli. Più di 1700 patenti false sono state sequestrate nel 2011 all’aeroporto O’Hare di Chicago, e non a caso: la città obamiana, la cui delinquenza nei ghetti dove Barack ha operato per anni da “attivista di quartiere” produce più morti annui della guerra a Kabul, risulta essere la più infestata di documenti contraffatti. I senatori ricordano al diplomatico che le società cinesi produttrici sono ovviamente consapevoli di svolgere un’attività illegale, come dimostrano le tecniche usate per la spedizione e distribuzione ai clienti. “Le compagnie capiscono il danno che fanno con il loro comportamento, ecco perché nascondono i documenti falsi in vestiti o altri contenitori truccati quando li inviano ai loro clienti”. 

Si attende la risposta dei cinesi, ma saranno sollevati a vedere che gli Usa si preoccupano solo delle patenti. I servizi segreti della Corea del Nord (e nulla di ciò che fanno i nordcoreani avviene all’insaputa di Pechino) sono stati accusati in passato di aver fabbricato banconote da 100 dollari falsi, come arma di destabilizzazione dei mercati finanziari, e quest’attività è sicuramente ancora fiorente ad opera di bande criminali, più o meno “coperte” dalle centrali governative segrete cinesi. Una ex spia della Corea del nord, che è riuscita a scappare e a chiedere asilo negli Usa, Ma Young Ae,  ha raccontato a NPR, la radio pubblica americana, che i bigliettoni coreani venivano dati alla gente, nelle regioni cinesi al confine con la Corea,  al cambio di 6 veri dollari Usa contro ogni centone. E questi centoni, poi, venivano riciclati sul mercato locale e internazionale. 

Niente di nuovo, dunque, nella propensione alle manovre losche dei contraffattori e contrabbandieri coreani o cinesi. Ciò che stupisce semmai  è che dei senatori avanzino una protesta formale a difesa delle “corrette” licenze di guida americane. E’ noto infatti che in molti stati le patenti vengono ufficialmente rilasciate anche ai residenti irregolari, cioè clandestini. Come “rispetto” della legge non c’è male. Ed è poi paradossale che si ergano a difesa della sacralità di un documento ufficiale Usa di identificazione i senatori del partito democratico di Obama e di Eric Holder. Quest’ultimo, ministro della giustizia, è un accanito difensore della pratica, ancora in uso in gran parte degli Stati Uniti, di ammettere al voto politico e amministrativo le persone che si presentano, anche senza un documento con la fotografia. Obbligarli ad avere una licenza o un altro documento, secondo Holder e Obama, sarebbe una discriminazione contro neri e ispanici, che in percentuale hanno meno patenti di guida dei bianchi. Vuoi vedere che i cinesi stanno solo svolgendo un’opera meritoria per colmare questo gap?

twitter @glaucomaggi

 

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