Cerca

Museruola democratica

C'è Obama e dei morti in guerra è vietato parlare

Il Nobel per la Pace sulla parola ha promesso il ritiro dei soldati Usa in Iraq e Afghanistan. Risultato: aumentano gli attentati e le vittime. Colpa sua? No, perché non c'è più il cattivone Bush

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

C'è Obama e dei morti in guerra è vietato parlare

Gli ultimi due morti sono quelli di oggi venerdì 17 agosto per mano di agenti afghani appena reclutati, e ieri c’era stata la caduta dell’elicottero, con una decina di vittime di cui almeno tre altri soldati Usa. In Afghanistan c’è una guerra vera ancora in corso, ancora tutta da vincere, con i suoi costi e sacrifici. Ma siccome non c’è più George Bush, la stampa che appoggia il regime Democratico dà le crude cifre, quando le dà, ma per il resto accetta la “narrativa” con la quale Obama ha deciso come vanno le cose, ovviamente a suo vantaggio politico. E’ la narrativa dettata nel gennaio scorso, quando disse “la marea della guerra sta ritraendosi” in un messaggio al paese, letto durante una visita al Pentagono. L’occasione era l’annuncio di una nuova strategia militare in linea con i tagli alle spese votati in Congresso su spinta del suo partito: quando un leader vuole “guidare da dietro”, come era stato l’approccio di Obama in Libia, e come è oggi per la Siria 20mila morti dopo l’inizio della brutale repressione di Assad, a che serve avere un esercito da grande potenza? 

Ma il mondo non va come sogna il presidente vincitore del Nobel della Pace sulla parola, che vuole presentarsi al voto come il presidente che ha finito le guerre aperte da Bush. Così ha fatto in Iraq, ritirando insieme a tutti i soldati anche l’influenza americana nella regione: e dall’aumento drammatico degli attentati si sta già vedendo che il vuoto lasciato dagli Usa ha aperto uno spiraglio per Al Qaeda e per l’Iran sciita. E così ha cercato di fare a Kabul, anche qui anticipando le tappe della smobilitazione. Se sperava di potersi defilare in sordina Barack ha sbagliato i conti, perché i bollettini dell’esercito stanno raccontando la storia reale. Con 40 morti, luglio è stato il peggior mese dell’anno, finora, per le perdite Usa in Afghanistan. In media, nel 2012, c’è stato almeno un morto al giorno, essendo le vittime già oltre 220. L’anno passato i morti sono stati 398, e 492 erano stati quelli del 2010, quando i generali avevano convinto la Casa Bianca a sferrare una controffensiva in stile irakeno-bushano. In totale, negli 11 anni di guerra afghana, secondo un rapporto del giugno scorso della CNN che citava un generale i morti Usa avevano superato allora le 2mila unità, mentre un articolo della AP del 16 agosto parla oggi di “almeno 1961 caduti tra i soldati americani”. Bisticci delle cifre a parte, una cosa è certa: la contabilità dei defunti sotto Bush scandiva ossessivamente l’orrore delle guerre per criminalizzare comunque il comandante in capo. I marines erano mercenari al servizio di una ideologia imperialista, e la prova erano i veterani sbandati e squilibrati quando rientravano dal servizio, e l’alto numero di suicidi nelle forze armate. Ma con Obama come va? I fatti dicono che ora è peggio di sempre tra gli uomini e le donne in divisa, eppure non si trova nulla di paragonabile, sulla stampa, per intensità della denuncia e per carico politico delle responsabilità. Nel solo mese di luglio, 38 militari in servizio attivo si sono tolti la vita, un balzo dai 24 di giugno che era già un dato allarmante. Finora nel 2012 i suicidi sono già stati 187, ed anche nel 2011, sempre un anno obamiano, ce n’erano stati molti, 283. 

“Il suicidio è il nemico più duro con cui mi sono confrontato nei miei 37 anni nell’esercito”, ha commentato così gli ultimi dati il generale Lloyd Austin, vice capo dell’esercito. “E non è un nemico che ammazza solo i soldati ma decine di migliaia di americani ogni anno”. Verissimo. Ma per sentir parlare, e ragionare, di morti in guerra e di suicidi come tragici fatti su cui riflettere, e non come responsabilità diretta di un comandante in capo politicamente odiato bisognava passare da George Bush a Barack Obama.

twitter @glaucomaggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog