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Gli imbarazzi di Barack

Biden, il vice Obama esperto di gaffe: ma ci è o ci fa?

Il candidato vicepresidente ad una platea afro-americana: "Romney e Ryan vogliono rimettervi in catene". Piovono critiche, Barack lo difende. Ma c'è chi vorrebbe la Clinton al posto del disastroso Joe

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama e Joe Biden

Barack Obama e Joe Biden

“Liberare dalle catene Wall Street? Romney-Ryan vogliono rimettere voi in catene”, ha sibilato con accento sudista Joe Biden davanti a un pubblico prevalentemente afro-americano, durante un comizio in Virginia, lo stato che ebbe l’ultima capitale dei Confederati durante la Guerra Civile. L’attacco pesantissimo, che si riferiva alla opposizione dei repubblicani alla riforma delle banche, ha costretto il presidente a intervenire, impacciato, in difesa del suo vice. “Ciò contro cui Joe Biden stava parlando”, lo ha giustificato Barack il giorno di Ferragosto, “è un esempio di argomento sostanziale, di una questione di cui il popolo americano dovrebbe preoccuparsi.. la scelta delle parole è però una distrazione da ciò che è in discussione”. Così giovedì, durante un pranzo privato tra i due alla Casa Bianca, la propensione alle gaffe di Biden è sicuramente stata oggetto di confronto. E magari anche l’occasione, per Obama, di valutare se gli convenga davvero tenerlo nel ticket, come ha ufficialmente sempre sostenuto in precedenza, o se rimpiazzarlo in “zona Cesarini” con Hillary Clinton: tecnicamente ciò è possibile, visto che manca ancora una ventina di giorni alla Convention Democratica, l’istanza che ratificherà il ticket da mettere sulle schede. L’uscita clamorosa di Biden ha spinto addirittura l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani a definirlo in un’intervista in TV “mentalmente inadatto a fare, eventualmente, il presidente”. E Sarah Palin ha commentato che Obama dovrebbe cacciarlo e sostituirlo con il segretario di Stato: “una soluzione che non mi auguro”, ha aggiunto la Palin, perché la coppia rinnovata “avrebbe più chance di vincere”. Ma l’ipotesi del cambio è remota, e su Biden la domanda da farsi davvero è: c’è, o ci fa? L’ingresso nella gara presidenziale del numero due Repubblicano Paul Ryan, 42 anni, tecnicamente preparato su budget e deficit, articolato nelle discussioni, ha dato alla testa a Biden, 70 anni a novembre, con cui dovrà dibattere l’11 ottobre in Kentucky? Oppure il disperato tuffo nel passato schiavista è una trovata, studiata dal clan di Obama, per cercare di frenare lo smottamento sensibile dell’elettorato nero negli stati cruciali della Virginia e delle due Caroline? Un sondaggio del PPP, ente che simpatizza per i Democratici, dà a Romney il 20% dei voti tra gli afro-americani della Carolina del Nord, dove Obama ebbe il 95% nel 2008 e, nel maggio scorso, ancora l’87%. E non è il solo Stato a mostrare un raffreddamento, dovuto all’effetto combinato dei lavori che mancano e della posizione a favore delle nozze gay di Biden-Obama, osteggiata da tanti neri tradizionalisti e religiosi. Di questa opinione è Artur Davis, un ex deputato nero democratico dell’Alabama, che quattro anni fa era il presidente locale della campagna pro Obama e che da qualche mese è passato al Gop e ora tifa Romney. Accusando Biden di “immoralità razziale”, ha detto: “So bene che cosa ha voluto fare ieri Biden, e ogni persona nera presente al discorso sapeva bene che cosa lui voleva dire con la frase sulle catene, che genere di metafora fosse”. Biden non ha una reputazione da difendere perché ha sempre avuto il vizio delle gaffes (e, essendo democratico, non è stato mai crocefisso dalla stampa dominante come un Bush o una Palin). Ma ora che sente la sedia di vice tremargli sotto il sedere spara gaffe mirate, che servono alla causa. Forse è matto, di sicuro è un'arma cinica di Obama. 

twitter @glaucomaggi

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