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Il bilancio di una settimana

Paul Ryan e l'effetto rimbalzo per Romney

Il candidato vicepresidente dei repubblicani porta già qualche punto percentuale in più, come in Ohio e Wisconsin. Con buona pace dei disfattisti italiani (alla Sergio Romano)

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Paul Ryan e l'effetto rimbalzo per Romney

A una settimana dall’annuncio di Paul Ryan come vice di Mitt Romney, si può trarre un primo bilancio dell’impatto che questo personaggio può avere negli 80 giorni che mancano al voto. Il sondaggio Purple Strategies, dopo che nelle 24 ore successive alla nomina di Ryan frettolose rilevazioni avevano fatto sperare i Democratici (“nessun rimbalzo” per Romney, gongolavano già), ha detto ora che in qualche stato importante, come l’Ohio, Romney è migliorato di 5 punti ed è balzato in testa. E anche in Wisconsin l’effetto c’è stato, eccome. Nello stato che Obama vinse nel 2008 per 14 punti di distacco, ora secondo CNN-ORC è davanti a Romney solo per 49 a 45: di fatto, era uno Stato sicuramente “blu” ma è diventato incerto ora grazie a Ryan. Il quale, malgrado la vulgata lo voglia “radicale” ed “estremista” (soprattutto in Italia, dove Sergio Romano sul Corsera gli ha dedicato un editoriale catastrofico sulle sorti della democrazia, peraltro sbagliando l’età di quando è entrato in Congresso: a 24 anni, ha scritto, invece è lì da quando ne ha 28), ha ampiamente dimostrato in carriera di saper convincere anche gli avversari delle sue buone ragioni. Dopo la prima volta in cui è stato eletto deputato, i cittadini del suo distretto gli hanno poi dato, valutando il suo operato, maggioranze dal 63% al 69%. Vuol dire che molti indipendenti e democratici lo apprezzano, se è vero che quello stesso distretto ha votato per presidente due volte Clinton, Al Gore e Obama. 

La prima considerazione è dunque che i Democratici non sono riusciti a demonizzare la “persona” Ryan, come invece erano riusciti con Sarah Palin quattro anni fa. Ovviamente l’avrebbero fatto subito volentieri, e non è escluso che cercheranno di trovare “difetti” nelle prossime settimane. Ma è dura metterlo in croce dopo che lo stesso Obama ha parlato di lui come di “una persona per bene, un uomo di famiglia”. E tutti sanno che Ryan è stato eletto per ben 7 volte di fila in Congresso come deputato, conquistandosi una fama di competente e puntuale ragioniere dei bilanci pubblici, e dei costi della salute. Jamal Simmons, stratega democratico, commentando le prime uscite di Ryan ha dovuto ammettere “non penso abbia fatto male da candidato finora, è un po’ discontinuo ma le sue performance sono decenti”. Dette da un avversario, sono parole più che lusinghiere. Oltre tutto, in un confronto indiretto con l’altro vicepresidente, Ryan ha stracciato Biden, che ha fatto parlare di sé per il famigerato attacco ai Repubblicani “che vogliono rimettere le catene”, frase detta davanti a un pubblico di neri. 

A 42 anni, con una famiglia perfetta di moglie e tre bambini, Ryan è anche un meticoloso frequentatore della palestra quando è a Capitol Hill, e un grande sportivo, sci e caccia, nel raro tempo libero. Ma se anche questi tratti “atletici” lo potevano pericolosamente accomunare alla Palin delle renne dell’Alaska, nessuno è riuscito ad andare al di là di qualche battuta moscia, senza conseguenze sulla neo-stella del GOP. E anche quando i reporter hanno investito tempo e denaro per recuperare foto di Paul a torso nudo mentre faceva l’università, hanno solo rischiato di fargli un favore. Secchione, e aitante insieme. Del resto, se il presidente in carica fa girare i video mentre azzecca il canestro a basketball (tagliando i colpi sbagliati) e gioca più partite a golf lui di Tiger Wood, lo sport è sdoganato per tutti. E se contro Sarah furono fatali le sue gaffe, vere o presunte, e le sue (insicure) interviste trabocchetto, Ryan è sicuramente molto più attrezzato. La definizione di lui come di un “intellettuale” e di un “ideologo” è condivisa dai fans e dagli stessi avversari, che l’hanno visto lavorare dal 1998 a Washington e far carriera nelle file repubblicane; scrivere un libro di rifondazione del suo partito nel 2010 (con altri due giovani leoni deputati del GOP, Eric Cantor e Kevin McCarthy: “Young Guns: A New Generation of Conservative Leaders”- “Giovani tosti: una nuova generazione di leader conservatori); e firmare la proposta di budget alternativo un anno fa (“Path to Prosperity”, la “strada per la prosperità”), che è diventata un punto di riferimento per l’opposizione dei Tea Party alla linea di Obama sul futuro di Medicare, della Social Security e della ObamaCare. 

Insomma, niente da dire da sinistra sul soggetto in quanto attore autorevole della politica Usa. Invece, sempre citando Obama, “noi siamo  fondamentalmente in disaccordo con lui”, possono solo dire i democratici. Oppure, per citare il ministro del Tesoro Tim Geithner, “noi non abbiamo un piano per sanare Medicare e Social Security, ma sappiamo che il tuo non ci piace”, come ha detto a Ryan. E questo è il problema per i Democratici. Contro Romney-Ryan, che alla Convention presenteranno un programma unificato delle rispettive linee, diverse finora in vari punti ma compatibili perché basate sugli stessi principi conservativi, Obama e Biden dovranno essere tecnicamente convincenti, perché i facili slogan sui Repubblicani che vogliono far morire le vecchiette rischiano di non bastare più. Il GOP è partito al contrattacco proprio sul tema caldo della Medicare, accusando Obama di aver sottratto, per finanziare la sua riforma generale della salute nota come ObamaCare, 716 miliardi dal bilancio futuro del Medicare, l’ente di assistenza pubblico degli anziani oltre i 65 anni. Il confronto sarà sulle soluzioni, e Ryan potrà ricordare che la sua idea di “buoni in denaro” offerti, a chi li vuole, per comprarsi una polizza privata, è la stessa che aveva ventilato il governo Clinton negli Anni Novanta, e che poi è stata ripresa addirittura in una proposta congiunta e bipartisan dello stesso Ryan con un senatore democratico. Si vedrà come procede il dibattito su questo aspetto legislativo nelle prossime settimane, ma alla fine a pesare di più saranno comunque l’andamento dell’economia e la disoccupazione. E qui, Ryan o non Ryan, Obama è un’anatra zoppa: non può spendere in propaganda i risultati pessimi del suo quadriennio, anzi rischia d’esserne sotterrato. 

twitter @glaucomaggi

 

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Commenti all'articolo

  • treasure

    22 Agosto 2012 - 10:10

    dottore Maggi sembra ammagliato dal fusto Ryan, di lui ci ha già regalato numerose descrizioni che ne fanno "il lodevole tra i miserevoli". Può anche darsi che sia un buon ragioniere, il Ryan; che sia il perfetto padre e marito americano; ma è certo che alcune sue uscite lo fanno sembrare un pirla. Eppoi, dottore Maggi, eviti di portare la Palin come termine di paragone, perché allora si mette sullo stesso piano di Ryan. Cerchi di informarsi sul clima americano e sul suo prediletto attingendo anche a fonti altrettanto valide di quelle Sue abituali.

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