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Attacco ai repubblicani Usa

Altro che razzista, Ryan
aveva una fidanzata nera

La notizia, verificata, è stata rilanciata solo dal New York Daily News. Il vice di Romney accusato da alcuni esponenti afroamericani di "niggerization".

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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Altro che razzista, Ryan
aveva una fidanzata nera

Chissà perché questa “notiziola” non è stata ancora diffusa come, secondo me, meriterebbe. Tutti sappiamo che Paul Ryan è il candidato vice di Romney, ed il ticket dei due bianchi è già stato accusato di “niggerization” verso Obama, cioè di procedere ad una subdola operazione da apartheid da terzo millennio, peraltro così ben descritta nella metafora di Joe Biden “i repubblicani vi vogliono rimettere le catene” (a voi neri). Yaya Toure, un ospite della Tv MSNBC, giorni fa ha proprio accusato Romney di usare parole razziste in codice (ma senza dire quali): “Questo è niggerization”, ha detto. Veniamo dunque, dopo aver riportato le fresche calunnie, alla “notiziola”. Paul Ryan, al college, ha avuto una girlfriend afro-americana. Vuol dire che, al giovane ed atletico maschio dei boschi del Wisconsin, il colore della pelle di una sua compagna di studi non è stato di ostacolo ad una relazione amorosa giovanile. Solo che di questo fatto lui non ha scritto nella sua autobiografia (che del resto non c’è ancora, non come Obama che alla sua età ne aveva sfornate due, ad usum propagandae) . E non l’ha neppure fatto sapere lui, ma un tweet di Pete Hamby, giornalista della CNN, che è stato poi ripreso da un blog, The Root, specializzato sulla comunità degli afro-americani e di tendenze filo-democratiche. Insomma, la notizia è vera, ma circola per ora nel sottobosco mediatico. Così come l’altra, sempre sul “razzismo” della famiglia Ryan: Paul ha una cognata afro-americana, la moglie di un fratello, con la quale presumibilmente mangia ogni anno il tacchino del Thanksgiving.

Nella impossibilità di ignorare la notizia, la commentatrice del sito The Root, Keli Goff, che aveva scritto a caldo un commento sulla scelta di Ryan bocciandolo a prescindere, ci è ritornata sopra, una volta che ha saputo del flirt inter-razziale, arrampicandosi sugli specchi. “No, non sto dando del razzista a Ryan. Sto dicendo che se tu vuoi veramente sapere dove batte il cuore di un politico per quanto riguarda il suo atteggiamento verso una particolare comunità, è meglio guardare alla politica di questo personaggio – per esempio il suo voto sui diritti civili – piuttosto che le sue relazioni personali”. Essendo che Ryan è nato nel 1970, anni dopo i voti sulle leggi dei diritti civili negli Usa, l’insinuazione dovrebbe far diventare rossa la nera Keli. Ma tant’è. Doveva dettare la linea politicamente corretta, che è storicamente scorretta peraltro, secondo cui se sei un conservatore o un repubblicano non puoi che essere razzista. Ieri, oggi, domani, sempre. Tutte menzogne. Repubblicano era il presidente Abramo Lincoln, abolizionista che ci lasciò la pelle. Repubblicano era Martin Luther King, che appoggiò Nixon come presidente. Repubblicani i senatori del GOP degli Anni Sessanta, la maggioranza dei quali fece passare la Legge dei Diritti Civili in Congresso ( vedi  http://www.policymic.com/articles/12137/how-the-gop-lost-the-african-american-vote-and-their-civil-rights-reputation ).

Ma torniamo alla propaganda attuale. Finora sulla sortita della Goff abbiamo trovato solo la risposta di Derek Hunter sul New York Daily News (ci auguriamo di leggerne altre, mai disperare) che ha detto la banale verità che viene in mente ai mentalmente onesti: “In questo articolo incredibilmente stupido, Goff si fa una domanda che dovrebbe essere quella centrale, per lei, ma che non lo è per nessun altro: 'Il fatto che Ryan abbia avuto una relazione inter-razziale è un dettaglio degno di nota nell’analizzare le sue idee e le sue scelte politiche?'.  La risposta semplice è 'No'. Ma per i liberal ossessionati sul tema della razza le semplici risposte non hanno spazio in politica”.  Così, la Goff ha elaborato la teoria della “eccezione” legata agli stereotipi sugli afro-americani. Con questo, lei intende dire che una persona può sempre essere un bigotto razzista verso un intero gruppo etnico, e avere nel contempo una fidanzata di quello stesso gruppo. Che è come riportare l’America ai tempi dei suoi padri della patria, alla Jefferson, che erano schiavisti ma non disdegnavano di andare a letto con le schiave. Che è, ancora, come accusare la studentessa nera degli Anni Novanta del 20° secolo, che frequentava il college e aveva scelto di accoppiarsi con Paul ovviamente in tutta libertà reciproca, di essere una vittima del suo machismo razzista. Non ammettere che  i neri sono emancipati, e non solo per una legge vecchia ormai più di 50 anni, è ciò cui si aggrappano i democratici che non vogliono, in realtà, emancipare davvero i neri e i latinos, rivendicando l’eternità di un usurpato ruolo da padrini politici. Come quando di Condi Rice o di Colin Powell, che avevano accettato di lavorare con George Bush, dicevano che “non erano dei veri neri”. 

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • zanka

    08 Settembre 2012 - 17:05

    Trovo sempre molto interessanti le vostre notizie estere, peccato non leggerle quasi mai sul sito. Per esempio mai Stefanini o Carlini oggi e ieri per fare un esempio (rispettivamente sull'Arabia Saudita e sui +4 milioni di musulmani in Germania)...Un Vero peccato!!!

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