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Smascherato il New York Times:
"Un quotidiano di sinistra"

Il prestigioso giornale sbugiardato dall'interno: il "public editor" dice addio e rivela nell'ultimo editoriale quello che è un segreto di Pulcinella

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Smascherato il New York Times:
"Un quotidiano di sinistra"

Il New York Times Building di New York

Al New York Times hanno preso malissimo la “colonna” scritta sulle proprie pagine da Arthur Brisbane, che ha concluso domenica scorsa i suoi due anni di mandato come “public editor” smontando un falso mito, o meglio rivelando dall’interno della redazione un segreto che è di Pulcinella per tutti quelli che seguono il quotidiano senza le fette di salame sugli occhi: cioè che il Times è fortemente sbilanciato a sinistra. Con una pretesa formalmente ambiziosa e sostanzialmente patetica, 8 anni fa la Gray Lady, la Signora in grigio dalla storia plurisecolare nel mondo dei media americani, decise che i lettori si meritavano una voce “indipendente”, un giornalista di buona fama dal passato brillante in altre testate, che avesse uno spazio settimanale tutto suo in cui commentare a propria scelta e senza censure articoli e inchieste, anche rispondendo alle lettere del pubblico.  

Coda di paglia? Oppure un senso di supponenza, del tipo “non solo noi del Times siamo i più bilanciati e super partes, ma ci teniamo tanto a farvelo sapere da dare un contratto ad una figura esterna che venga a ratificarlo”. Brisbane ha aspettato di chiudere la sua esperienza biennale, e come “memoria” per i lettori ha lasciato invece parole come pietre. 

“Quando il Times copre una campagna elettorale nazionale io ho trovato che i capi redattori e i reporter sono disciplinati nel tentativo d’essere corretti e bilanciati, e di solito ci riescono. Ma all’interno delle varie sezioni del giornale, tuttavia, sono così in tanti a condividere un tipo di progressivismo politico e culturale – non trovo un termine migliore – che questa visione del mondo virtualmente si manifesta attraverso tutto il tessuto del Times”, ha scritto Brisbane. “Come risultato, sviluppi di notizie che riguardano per esempio il Movimento Occupy Wall Street o le nozze tra omosessuali appaiono sul Times (erupt, cioè eruttano, ha scritto il Public editor) , sovraccaricate e sotto gestite, più come cause che come oggetto di notizie”. 

Con un riferimento che i lettori liberal del giornale avranno considerato l’offesa più mostruosa, Brisbane ha riportato una recente rilevazione del Pew Research Center secondo cui “il tasso di credibilità” del Times è caduto drammaticamente tra i Repubblicani raffrontato a quello tra i Democratici, “ed è diventato lo specchio quasi perfettamente opposto al tasso di Fox News”, il canale del gruppo Murdoch che i liberal odiano e considerano ultra partigiano. Da 12 anni, peraltro, Fox è la rete via cavo di news politiche di gran lunga più seguita negli Usa, e i media di sinistra (giornali tipo il Times e Tv come CNN, NBC, ABC, CBS) devono mandar giù il boccone amaro, accontentandosi di bollare Fox e suoi celebri giornalisti (Bill o’ Reilly, Sean Hannity, Greta Van Susteren) come “estremisti di destra”. 

Ma adesso il Times è stato smascherato, anche da un insider, e si capisce che la direttrice Jill Abramson si sia indispettita e abbia esternato il suo disaccordo, con una difesa che ricorda però l’adagio “è peggio la toppa del buco”. “Il Times a volta riflette la sua base cittadina e cosmopolita”, ha ammesso la direttrice. “Nella redazione siamo sempre consapevoli che il modo in cui noi vediamo una questione a New York non è necessariamente il modo in cui è vista nel resto del paese e del mondo”. Appunto, New York è la culla del sinistrismo americano, e il New York Times è il suo house organ. Serviva pagare un Public Editor per tentare di “coprire” l’acqua calda? Il padrone del giornale, Arthur Sulzberger, ci ha provato, ma è stato scottato da Brisbane.  Ora tocca a Margaret Sullivan, ex direttrice del Buffalo News, che, così ha comunicato il giornale annunciando il suo arrivo dalla prossima settiamana, da public editor dovrà prestare più attenzione alle edizioni digitali, ai blog e ai social media. E a non far arrabbiare Sulzberger e Abramson. 

di Glauco Maggi 

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