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Obama contro Romney

Spot elettorali, la doppia verità
sulla battaglia da milioni di dollari

Contano di più i "verdoni" o le idee? Le scuole si dividono, ma se spendono così tanti bigliettoni un motivo ci sarà

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Romney e Obama

Romney e Obama: il fotomontaggio

Sono una manna in dollari per le televisioni, locali e nazionali, ma quanto incidono davvero le migliaia di minuti di spot a pagamento attraverso i quali i due candidati si fanno belli per catturare i voti del pubblico? Costano una fortuna, e di fatto prosciugano quasi per intero i bilanci delle campagne ufficiali, e quelli dei SuperPac (Super Comitati di azione politica) che appoggiano Obama e Romney al di fuori del controllo diretto dei partiti. Tecnicamente, gli avvisi dei SuperPac non puntano a fare bello un candidato, ma a fare brutto l’altro, e comunque l’effetto dovrebbe essere lo stesso: aprire (o chiudere) gli occhi della gente, far cambiare idea agli indecisi, convincere i propri simpatizzanti pigri ad andare al seggio e instillare dubbi nei simpatizzanti altrui per farli rinunciare al voto. Le somme finali si tireranno il 6 novembre, ma l’evoluzione nel tempo dei sondaggi può essere una buona misura per capire se i soldi hanno finora lasciato un segno, e quale. 

Per essere ancora più concreto, il commentatore conservatore John Podhoretz ha limitato un’analisi su questo tema, pubblicata oggi 28 sul New York Post, a due stati-chiave, la Florida e l’Ohio, dalle cui sorti potrà dipendere in larga misura l’esito della corsa alla Casa Bianca. Finora i due campi hanno investito 218 milioni complessivamente nei due Stati, con i democratici più spendaccioni, circa 150 milioni contro una settantina dei repubblicani. Ma a queste cifre ufficialmente registrate dalla agenzia per le elezioni governativa andrebbero aggiunti, secondo uno studio della TV NBC, altre varie decine di milioni pagati da gruppi pro-Romney, il che porterebbero ad una sostanziale parità di “uscite” in dollari. Ebbene, quali sono state le “entrate”in preferenze, prendendo come riferimento le medie dei sondaggi che vengono pubblicate dal sito Real Clear Economics? Il 27 giugno, in Florida, Obama era davanti di 1,8 punti, e due mesi dopo, ieri 27 agosto, era davanti di un punto tondo. Il 27 giugno, in Ohio, Obama era davanti 2,6 punti percentuali, ed ora il vantaggio è di 1,4 punti. Che cosa dicono queste variazioni minime, tecnicamente irrilevanti visto che il margine di errore nei sondaggi è di 3 o 4 punti, come precisano sempre i rilevatori? 

Ci sono due spiegazioni, secondo Podhoretz. La prima è che gli assalti reciproci hanno funzionato, come a dire che in assenza di spese di uno dei due, l’altro avrebbe fatto il pieno di preferenze. E’ l’ipotesi peggiore per Barack perché, se i soldi pesano davvero, Romney sarà messo meglio nei 70 giorni che restano, visto che ha più soldi in cassa di Obama, e quindi più “munizioni” mediatiche per martellare concetti e temi a lui favorevoli. Insomma, il fallimento della campagna democratica nel raggiungere il target da un miliardo che aveva fissato un anno fa si rivelerebbe fatale. La seconda ipotesi è che gli spot politici, in quanto firmati da una campagna, non danno per definizione informazioni oggettive. Anzi le danno, a volte, semplicemente false e fuorvianti, mentre la gente non è così influenzabile. I soldi per gli spot, in questa interpretazione “illuministica”, tutto sommato non conterebbero: bisogna vincere con le idee, i dibattiti, i programmi. Se è così, i repubblicani non possono dormire sull’illusione di avere la vittoria in tasca solo perché hanno più denaro per gli avvisi in Tv. 

Qual è dunque l’ipotesi più vicina al vero, la prima o la seconda? Nessuno lo sa al 100%, anche se la smania comune di raccogliere fondi spinge a credere che è meglio avere le idee giuste, ma anche un bel conto in banca. Del resto, guardando alla storia recentissima, tutti ricordano che Obama, nel 2008, spese nelle Tv quattro volte tanto John McCain, perché era riuscito a raccogliere quasi 800 milioni di dollari dal suo pubblico (finanzieri e bancari di Wall Street in testa). Chi di spot ha ferito,  di spot potrà perire? E’ un fatto che, stavolta, sono tempi molto più magri per Obama.

di Glauco Maggi

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