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Il caso editoriale

Il giallo sulla morte di Osama e i pasticci dell'era Obama

Matt Bissonette e il suo "No easy day" catalizzano l'attenzione degli americani: come sono stati gli ultimi secondi di vita di Bin Laden? Tra versioni ufficiose e smentite resta una certezza: se il presidente fosse stato Bush, sai che polemiche?

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il giallo sulla morte di Osama e i pasticci dell'era Obama

Matt Bissonette, un membro della squadra dei 24 Navy Seal che portò a termine la missione “Osama Bin Laden” ha scritto in un libro, sotto lo pseudonimo Mark Owen (ma è già stato identificato da Fox News), la propria ricostruzione  dell’operazione, con dettagli che contraddicono la versione ufficiale data dal Pentagono. Si ricorderà che, già nelle ore e nei giorni immediatamente successivi alla notizia, dalle fonti dell’esercito e della Casa Bianca erano venuti fuori particolari qua e là non collimanti tra di loro attorno agli ultimi istanti del terrorista numero 1. Era armato ma non fece in tempo a difendersi quando fu sorpreso dalla irruzione? Oppure fu ucciso mentre stava per afferrare un’arma? Alla fine fu avvalorata quest’ultima narrazione, che serviva a respingere le perplessità, o le accuse, di chi si chiedeva se non sarebbe stato possibile catturarlo vivo. E comunque, sparare se c’è un rischio imminente dal nemico è regola aurea: non si discute tra i civili, tantomeno in guerra. 

Ora però, nel suo No Easy Day (Non fu un giorno facile) , che andrà in libreria il 4 settembre (era previsto per l’11, il giorno della strage delle Torri, ma l’enorme richiesta delle prevendite ha convinto l’editore Penguin Group-Dutton ad anticipare), Bissonette-Owen propone da testimone diretto una terza versione, la sua. Per scrivere il libro l’autore, che è andato in pensione già da tempo, non ha chiesto l’autorizzazione al Pentagono, che ora si trova a gestire una situazione imbarazzante. E Obama è infuriato, perché il successo che sta avendo No Easy Day, che in sostanza avvalora l’ipotesi dell’uccisione a freddo, rischia di appannare l’immagine di un evento che è stato catalogato, ed è giusto che sia stato così, tra le pochissime cose buone, forse la sola, del quadriennio di Barack. 

Ecco il nuovo racconto. Bissonette scrive che si trovava proprio alle spalle dell’uomo di punta del gruppo che saliva le scale, nella perfetta oscurità, per arrivare al piano di Osama. Arrivati quasi sul pianerottolo, ha sentito due colpi (ma non specifica sparati da chi). Poi ha aggiunto che l’uomo di punta aveva visto una figura mettere fuori la testa da una porta sulla parte destra del corridoio. L’attimo dopo quella persona si è ritratta nella camera e i Navy Seal l’hanno seguita. Una volta nella stanza da letto, ciò che i militari hanno trovato era quell’uomo crollato sul pavimento in una pozza di sangue, con un buco visibile alla tempia destra e due donne chine sul suo corpo. Quando le due hanno pulito via il sangue dal suo volto, i soldati hanno capito che si trattava di Bin Laden. L’uomo che guidava il drappello ha fatto alzare le donne e le ha spinte in un angolo. Osama si stava ancora contorcendo, e i Navy Seal, dopo avergli puntato contro le luci dei laser, gli hanno sparato diverse volte finchè il corpo è rimasto immobile. Solo più tardi, ispezionando la camera, i Navy Seal hanno trovato due armi appoggiate dietro la porta d’ingresso. Un’esecuzione, con il giallo ancora aperto su chi ha sparato quei due colpi: Bissonette non ha voluto rivelarlo, o davvero non lo sa. Ma in una riunione prima del raid, un legale del governo disse ai Navy Seal che non era “una missione per assassinare”. Se Bin Laden fosse stato trovato disarmato “con le mani alzate, non dovevano attaccarlo”. Se non poneva una minaccia, dovevano prenderlo prigioniero.  

Questa ricostruzione dell’evento, da parte di un testimone diretto, può essere creduta o meno, ma ha l’aria di essere verosimile. Perché mentire, visto che non era il solo presente? Non è neppure una roba da complottardi: per chi non crede alle verità semplici Osama non è mai morto, o non era lì, o non era lui quello buttato poi nella bara in mare. La storia è sicuramente un buon materiale che gli storici esamineranno in futuro, quando il Pentagono e la Casa Bianca decideranno di uscire con una versione finalmente definitiva dell’accaduto. La prova che il racconto non è una bufala, comunque, è che Steven Spielberg è interessato alla produzione di un adattamento cinematografico del libro di Bissonette. La prima “risposta” a No Easy Day è prevista con il film (Zero Dark Thirty), sempre sull'operazione in Pakistan, in uscita fra un paio di mesi. E' firmato dalla regista di documentari militari Kathryn Bigelow, vincitrice di un Oscar, che ha avuto accesso al Pentagono e alla Casa Bianca per ottenere il loro aiuto. Chissà se, per lei, hanno vuotato il sacco. Non è in discussione che l’azione sia stata un successo nella lotta al terrorismo, ma sicuramente, se un simile pasticcio di versioni fosse capitato sotto Bush, chissà cosa leggeremmo adesso sul New York Times

twitter @glaucomaggi

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