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La sfida ai democratici

La convention di Tampa
"vetrina" per le future star del GOP

Paul Ryan e il governatore del New Jersey Chris Christie sono il domani dei repubblicani. E anche Condoleeza Rice è tornata

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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La convention di Tampa
"vetrina" per le future star del GOP

La Convention di Tampa del GOP è finita con l’incoronazione scontata di Mitt Romney e del suo vice Paul Ryan. Ma il palco del meeting ha ospitato tanti VIP repubblicani con quotazioni politiche in ascesa che, a parte l’ovvio compito di spiegare al largo pubblico esterno perché deve essere votato questo novembre il ticket dei due nominati, hanno sfruttato l’occasione per lanciare, o rilanciare, la propria carriera politica.

E’ questo il caso di Condoleezza Rice, che dopo gli anni da segretario di Stato con Bush era tornata a insegnare a Stanford e aveva sempre resistito alle pressioni dei tanti fans che la volevano in gara per la presidenza, prima al posto di McCain, e poi ancora per la corsa del 2012. Ma dopo aver dato pubblicamente il sostegno a Romney un paio di mesi fa, il discorso che ha tenuto a Tampa ieri l’altro è stato letto dagli osservatori come un ufficioso rientro nell’arena della politica. Se vincerà il GOP, Condi potrebbe occupare un posto di grande rilievo nella diplomazia o nella politica estera e della sicurezza romneyana, a partire proprio dal bis dell’incarico di segretario di Stato: il feeling con Romney è quello tra due figure dal taglio molto professionale che mirano ad un comune obiettivo, ridare agli Usa il ruolo internazionale di preminenza che Obama ha dichiaratamente, e ideologicamente, abbandonato.

E il viatico popolare è stato l’applauso dei delegati in sala, entusiasti per come Condi ha saputo legare la necessità dell’eccezionalismo americano da leader nel mondo alle battaglie domestiche per risanare il bilancio pubblico in rosso e il carente sistema educativo, le due minacce più grandi sul destino del Paese. Il personaggio che ha più smaccatamente usato la vetrina che gli era stata graziosamente fornita da Mitt, “occupando” il tempo di Tv in prima serata giusto in coda alla neo-stella Ann Romney,  è stato però il governatore del New Jersey Chris Christie. Prima invocato dagli strateghi del GOP perché si buttasse nella mischia delle primarie, poi chiacchierato come il più probabile numero due quando la vittoria di Mitt era diventata una certezza, l’italo-americano che adora un altro italo-americano del suo stesso stato più famoso (per ora) di lui, Bruce Springsteen, ha i titoli per fare il grande balzo nella prima fila dei “giovani leoni” del partito. I risultati ottenuti risanando in due anni le casse dello Stato di fronte a Manhattan, il piglio da riformatore fiscale che non ha paura di confrontarsi a muso duro con i sindacati, l’amicizia con la vedova di Ronald Reagan avevano bisogno del suggello di un discorso a reti unificate (il “key note address”, il più ambito). E da questa tribuna Chistie ha fatto il suo dovere di sostenitore di Romney, ma citando il suo nome per la prima volta 20 minuti dopo aver iniziato a parlare. Prima, infatti, ha sviluppato la propria filosofia di leader che non governa seguendo i sondaggi, ma che i sondaggi li cambia spingendo per ciò che serve a raddrizzare le situazioni disperate. Così Christie, che è giovane (50 anni), è già pronto alla sfida del 2016, in caso Obama si confermasse. Con due mandati di questo Barack i conti pubblici andrebbero ancora di più a rotoli, e il GOP avrebbe la strada spianata per essere chiamato a fare ordine. 

Quell’anno, va da sé, c’è anche un’altra figura che ha già prenotato una posizione di prima fila nel GOP che verrà: Paul Ryan. A 42 anni ha addirittura avuto a Tampa un’occasione ancora più ghiotta del futuro rivale Christie, il discorso del candidato vice. E lo ha fatto con grande maestria, al punto che qualcuno vi ha rivisto un carattere reaganiano.

di Glauco Maggi

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