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Complimenti per la trasmissione

Il "Viaggio" di Baudo, cerca Soldati ma trova Mengacci

la nuova trasmissione su Raitre

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Pippo in Viaggio


«I vecchi bisogna ammazzarli da bambini...». Più che i vecchi presentatori, i vecchi programmi.

Forse ha ragione il rapper J Ax quando, intervistato da un ritornante Pippo Baudo, cita e canta Giorgio Gaber. La scena evapora in un anfratto della Bussola di Viareggio, balera tumida di un passato lontano, mentre scorrono (formidabili, le teche Rai) le “immagini di repertorio” di Mina, Mimmo Modugno, Tom Jones sudato come un lottatore di Sumo e di un Gaber spettacolare che intona «C’era una volta un clan/ e adesso non c’è più». La scena suddetta è la cosa migliore de Il Viaggio (Raitre lunedì ore 21), il programma itinerante di Baudo che avrebbe dovuto rivoluzionare il palinsesto. E che, invece, si ferma a un innocuo sbuffo di nostalgia. Vorrebbe ripercorrere le orme di Mario Soldati, e invece -tra interviste agli amici, ricordi evocati, markette alle proloco di turno stavolta della Toscana poi tocca all’Emilia-  si colloca più dalle parti di Mengacci, di Sereno Variabile e di Stranamore col suo terribile camper dei ricordi.

Baudo -bisogna ammetterlo-possiede una testardaggine quasi letteraria. Come il pescatore Santiago del Vecchio e il mare di Hemingway s’ostina ad andare in video a ricercare il marlin degli ascolti. Ma non si accorge che il mondo, intorno, è cambiato. Qui fa il 7% di share, con un programma costato come cinque minuti di Fiorello, tra marcette anni ’60 e un’infografica da TeleBerlino est. Qui, ad essere sbagliata non c’è solo la tintura di capelli di Baudo; è la stessa struttura di un programma di servizio di cose straviste. Il museo di Leonardo da Vinci coi progetti di carrarmati e macchine volanti (Piero Angela ci ha campato per anni...); l’incontro con Marcello Lippi in spiaggia; le battute con Matteo Renzi a cui Pippo chiede «Matteo, tu paragoni il mondo di Dante a quello di Twitter. in che senso?» e non si capisce la risposta; i carri di Carnevale di Viareggio, tra l’altro con gli scomparsi Sarkozy e Berlusconi. E i carri di Carnevale col testone di cartapesta dello stesso Pippo, un anacronismo quasi offensivo. Offensivo per lui, intendiamo. Il programma non è brutto, è inutile. E Baudo in gita in giacca di camoscio è come un direttore delle Poste che torna a fare il fattorino.

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