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Dopo Charlotte

Obama scommette tutto sui liberal. E rischia grosso

Anche alla convention democratica il presidente americano l'ha confermato: si giocherà la conferma su diritti ai gay e alle donne, ma sul resto repubblicani e moderati sono più forti e numerosi

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama scommette tutto sui liberal. E rischia grosso

di Glauco Maggi

Obama è sicuramente stato un vero campione delle cause liberal, quelle più di sinistra, nel suo primo mandato. Coloro che avevano previsto che, dopo la batosta del 2010 alle elezioni di medio termine, avrebbe copiato il “maestro” Bill Clinton e si sarebbe messo a lavorare, pragmaticamente, con la neo-maggioranza repubblicana alla Camera per far ripartire l’economia, hanno preso un abbaglio solenne. L’uomo era ed è ideologicamente molto orientato a sinistra, e il bilancio che si può trarre sul terreno della “guerra culturale sui temi sociali” che ha scatenato contro i conservatori è ricco di risultati positivi, per lui. Per esempio, le nozze omosessuali sono diventate ormai un fatto accettato dalla maggioranza della popolazione. E la marijuana? E’ venduta liberamente in molte città e stati americani a chiunque, “legalmente”, si presenti con un certificato d’un medico accomodante che certifica malattie immaginarie. Della “battaglia delle donne” per il loro diritto di abortire e di praticare la contraccezione Obama ha fatto un punto centrale della Convention appena chiusa. Fino al punto di dare il palco, in un orario visibile e ambito, ad una trentenne suonata che studia ancora, e che è diventata celebre perché in un battibecco televisivo con un conduttore radiofonico conservatore era stata insultata (poi lui s’è scusato). La giovane, peraltro, aveva attaccato la Chiesa, colpevole secondo lei di opporsi alla clausola della copertura delle spese per i preservativi nelle polizze pagate dalle scuole, dai college e dagli ospedali di proprietà ecclesiastica.

Nel suo comizio di Charlotte Sandra Fluke, questo il nome della pasionaria, ha persino preteso che lo stato paghi non solo per il “sesso protetto”, ma anche per le “necessità mediche” di chi vuole cambiare genere sessuale. Con queste scelte Barack punta ad avere l’appoggio delle femministe, dei gay, dei fumatori d’erba (l’unica sostanza che i liberal non sottopongono al regime dei controlli, politicamente corretto, che invece vorrebbe vietare il patè di fegato d’oca e super tassare le bevande gasate) . Probabilmente avrà il voto liberal (più a rischio è quello dei pacifisti e antiUsa che si ricordano di Guantanamo), ma non è detto che ciò gli garantisca il successo. Nei sondaggi su come gli americani si definiscono per simpatie ideologiche, i liberal non si scostano mai dal 20%, mentre i conservatori sono sempre attorno al 40%, con il resto di moderati e centristi, a-ideologici. E, più in concreto ai fini elettorali, la presidenza Obama è stata un disastro quanto ad appartenenze partitiche. Secondo il sondaggista Rasmussen, infatti, l’affiliazione dichiarata tra gli americani ai repubblicani è stata in agosto del 37,6%, mentre chi si dice democratico è al 33,3%, oltre 4 punti in meno. Ma nel gennaio 2009, con Obama che entrava vincitore alla Casa Bianca, si dichiaravano democratici il 40,9% degli americani mentre solo il 32,6% si dichiarava repubblicano. Da allora c’è stato un “aggiustamento” di simpatie che ha portato al ribaltone confermato dagli ultimi dati. Già nel dicembre del 2010, il mese dopo la vittoria del GOP alle elezioni di medio termine, i sedicenti repubblicani erano il 37% (poco meno di adesso) e i sedicenti democratici il 33.7% (un po’ di più di adesso), un divario di 3,3 punti. Se con quello scenario di affiliazioni i repubblicani conquistarono la Camera, un pugno di senatori, e la maggioranza dei governatori nel Paese, il presidente non deve ora sentirsi tranquillissimo, visto che i numeri sono oggi ancora più sfavorevoli per il suo partito.

twitter @glaucomaggi

 

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