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Rischio bancarotta

General Motors, ennesimo flop di Obama

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

General Motors, ennesimo flop di Obama
“Osama è morto, e la General Motor è viva” è lo slogan più urlato dal vicepresidente Joe Biden nei comizi, e il pubblico dei fans va in delirio. Ma per le tasche dei contribuenti, il festeggiare la “vita” della GM, come fa anche Obama pur senza gridare, costa salatissimo. Lo Stato è in perdita molto pesante con GM perché non è stato ripagato dalla società di Detroit, che gli deve ancora 25 miliardi per il fatto di essere “viva”. Obama, addirittura, cita il “salvataggio” della GM come il suo maggior successo economico. Ma per il governo, che possiede ancora un quarto delle azioni di GM (mezzo miliardo di azioni), il raggiungimento del pareggio è una chimera:  i titoli GM dovrebbero salire fino a 53 dollari l’uno, ed oggi sono a 23. E le prospettive sono meno che brillanti, al punto che un analista del settore auto, Louis Woodhill, ha scritto sulla rivista Forbes che la società si sta avviando verso una seconda bancarotta, entro quattro anni. 
Il “governo imprenditore”, insomma, sta dando la solita prova di non essere all’altezza di stare sul mercato se non grazie al pompaggio di continue riserve pubbliche. Il caso Chrysler è diverso, perché da subito il management, cioè Sergio Marchionne, ha avuto carta bianca da Obama, e la strada per il risanamento è stata più spedita: sia in termini di risalita nelle quote di mercato, sia con il rimborso dei prestiti pubblici allo Stato in tempi accelerati. Alla General Motor, più grande, più simbolica, più sindacalizzata, Barack ha invece dato “carta verde”, non bianca, spingendola di più verso una produzione “ambientalmente corretta”. E, oggi, se ne vedono i risultati. 
A due anni dalla partenza, la Volt, nella versione ibrida che doveva essere la bandiera della rivoluzione nei costumi di guida degli americani e, insieme, salvare il pianeta, sta perdendo la bella cifra di 49mila dollari per ogni esemplare che esce dalla fabbrica. Lo sostiene una ricerca di Reuters basata su interviste a esperti, manager e fornitori della GM a conoscenza dei processi produttivi, dei materiali, dei costi, e dei ricavi legati alla Volt. L’azienda ha detto che sono cifre “sbagliate”, guardandosi bene però dal dare alcun numero. Anzi ammettendo, per bocca del suo vicepresidente dei programmi dei prodotti globali Doug Parks, “sì, è vero, non stiamo ancora facendo soldi, ma li faremo quando i volumi cresceranno ed entreremo nella seconda generazione di quest’auto”. 
Se mai ci arriveranno, però. La previsione di vendite per il 2012 era di 40mila vetture, ma anche dopo agosto, che con 2831 auto vendute grazie ad una promozione eccezionale è stato il mese migliore, il totale è di 13.500 quando mancano solo 4 mesi a fine anno (21.500 sono state vendute, in tutto, dal 2010). “Non vedo come GM potrà mai riavere i soldi che ha speso finora su quel veicolo”, ha ribattuto a Parks Sandy Munro, presidente della società Munro& Associates che conduce dettagliate analisi delle auto e dei componenti per produttori internazionali e per il governo Usa. Per Munro, “costa come minimo 75mila dollari fabbricare una Volt, compresi i costi di sviluppo”. Per altri tecnici di settore le stime sono anche più alte, fino a 88mila dollari. E mentre una Volt normale ha costi vivi di produzione (esclusi i soldi per la progettazione, lo sviluppo e il marketing) tra i 12mila e i 15mila dollari, la Volt ibrida è tra i 20 e i 32 mila, sempre per Munro. 
Il prezzo di listino della Volt verde è di 39.995 dollari, e non riesce a conquistare pubblico malgrado Obama abbia disposto un credito fiscale di 7.500 dollari per ogni acquirente. L’ingegneria della vettura è complessa, la procedura di ricarica della batteria richiede ore, e il prezzo, comunque, resta elevato se confrontato alle auto comparabili per dimensioni, comfort e prestazioni. Il mercato sta sonoramente bocciando l’ “Obama amministratore delegato”, che grava sulle tasse di tutti. Ma a lui basta vantarsi che GM è “viva”, almeno fino al 6 novembre.
Glauco Maggi 

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