Cerca

derby nel centrodestra

Formigoni-Lega, dietro ai sorrisi cova la tensione

Il governatore usa «Libero» per mandare messaggi distensivi al Carroccio sulla macroregione del Nord. La verità è che è partita la sfida su chi è più federalista...

Matteo Pandini

Matteo Pandini

Nato a Lecco ma cresciuto a Bergamo, ho lavorato anche per il Giorno, E Polis e altri quotidiani e agenzie varie. Vivo tra Milano e le Orobie. A Libero mi occupo prevalentemente di politica, in particolare di Lega Nord e argomenti simili. Mi vanto di lavorare con Alessandro Giorgiutti e con il grafico Ciro Iafelice. Sono interista-integralista. Stimo moltissimo anche i colleghi del sito Claudio Brigliadori e Andrea Tempestini, sotto la cui dettatura sto scrivendo il mio curriculum per la quinta volta (prima non gli andava bene perché non li avevo citati). Ora posso riavere la mia merendina?
Formigoni-Lega, dietro ai sorrisi cova la tensione

Formigoni con il leader leghista Maroni

Roberto Formigoni, in un’intervista a Libero in edicola oggi, insiste con la macroregione del Nord. Dopo aver risposto alle nostre domande si è lasciato andare a una confidenza: «A questo progetto credo davvero, voglio andare fino in fondo». Il messaggio che il governatore ha voluto lanciare al Carroccio - dopo settimane di punzecchiature - è assolutamente distensivo. E prepara il terreno per il dibattito che sabato sera è in agenda alla festa provinciale della Lega di Brescia. Sul palco, insieme a Formigoni, saliranno anche Roberto Cota, Luca Zaia e Andrea Gibelli. Però i formigoniani più convinti non esitano a togliersi qualche sassolino, perché non hanno gradito l’irritazione lumbard per i continui interventi federalisti del governatore. Giudicati da via Bellerio come vere e proprie invasioni di campo. Alcuni fedelissimi del Celeste, per rispondere, ricordano che il governo Berlusconi ha bloccato le istanze autonomiste della Lombardia, nonostante la presenza di ministri leghisti come Maroni, Bossi e Calderoli. E ricordano che il professor Gianfranco Miglio, tra i primi sostenitori della macroregione e portato in palmo di mano dalla Lega, nel 1996 abbandonò il partito nordista. Non solo. Nel 1994 Bossi gli preferì Francesco Enrico Speroni per la poltrona di ministro delle Riforme. Insomma, Formigoni sceglie la strada moderata e delle zero polemiche per portare a casa il risultato. Ora attende le risposte della Lega. Ma se i padani dovessero alzare il tiro (le iniziative secessioniste di Zaia in Veneto sono state lette dal Pdl in questo modo) le truppe del governatore lombardo sono pronte a rispondere per le rime. Sull'altro fronte hanno già chiarito che il Celeste non potrà candidarsi alle Politiche dell'anno prossimo, se prima non si sarà dimesso dalla regione. Insomma: o resta al Pirellone fino al 2015 o molla la cadrega prima delle urne per scegliere il nuovo Parlamento. Se così non fosse, il Carroccio la prenderebbe come una dichiarazione di guerra. Formigoni assicura che non ha ambizioni romane, ma in passato aveva tentato più volte di trasferire armi e bagagli per un ruolo di peso in riva al Tevere. Insomma, dietro ai sorrisi (forzati) di questi giorni, gli eserciti affilano le armi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog