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Classifica mondiale delle università

La nostra migliore università è la 194esima al mondo e noi abbiamo un governo di professori?

Nazzareno Carusi

Nazzareno Carusi

Pianista, nato a Celano, vive a Ravenna per amore. Ha suonato in tutto il mondo e il Washington Post ha recensito un suo concerto come “una serata d'arte mozzafiato”. Fra le istituzioni che lo hanno ospitato ci sono anche il Teatro alla Scala di Milano, la Carnegie Hall di New York, il Teatro Colon di Buenos Aires, il Toronto Centre for the Arts, la Brahms Gesellschaft di Amburgo, la Toyo Hall di Tokyo e la Federation Hall di Melbourne. I suoi dischi sono pubblicati dalla Emi. (foto by Daniele Cipriani)
La nostra migliore università è la 194esima al mondo e noi abbiamo un governo di professori?

di Nazzareno Carusi È appena stato pubblicato il QS World University Ranking 2012-2013.

La prima università italiana è Bologna, 194esima. L'anno scorso era al posto 183 e due anni fa al 176. Seconda classificata delle italiane la Sapienza di Roma, 216esima. Nel 2011 era al numero 210 e l'anno prima al 190. Sempre peggio. La Bocconi si ferma al numero 46 (come nel 2011) dell'ambito particolare delle Scienze Sociali e Management.

C'è da chiedersi sul serio, dunque, con quale fiducia possiamo aspettarci nuove idee da un governo di professori universitari, se questi sono i risultati delle nostre accademie. Ed è vero, per carità, che le classifiche che non siano quelle sportive (anche lì, fra dopamenti e scommesse, ce ne sarebbe da discutere!) lasciano un po' il tempo che trovano. Ma non si può far a meno di notare che anche nell'Academic Ranking of World Univesities 2012redatto dalla Jiao Tong University di Shanghai, troviamo le Università di Pisa e della Sapienza a Roma nella fascia 101-150, quelle di Milano e Padova a quota 151-200, il Politecnico di Milano, la Scuola Normale di Pisa e le Univesità di Bologna, Firenze e Torino nelle posizioni fra 201 e 300. Un disastro mi pare, no? Reso ancor più plastico dal fatto che la pomposissima Bocconi, della quale il nostro premier Mario Monti è tuttora presidente ed è stato rettore per anni, vivacchia, secondo i cinesi, nella fascia 101-150 della graduatoria degli studi d'Economia e Business.

Siamo buoni. Prendiamone un'altra, di graduatoria, e cerchiamo di compensare lo sconforto. Niente. La Top List 2011-2012 del Times Higher Education  vede i primi nostri atenei (Bologna, Milano, Milano-Bicocca, Padova e Trieste) tutti nella fascia 226-250. Basta, lasciamo perdere. Però prima di passare e chiudere, voglio prendere a esempio di fallimento accademico i conservatori di musica, che dell'ambito universitario fanno parte.

Ve ne dico quattro, di follie.

1) Il direttore generale dell'Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica del Ministero dell'Università, cioè colui che sovrintende all'attuazione della riforma di 13 anni fa, è Giorgio Bruno Civello, il quale non sembra conoscere la differenza fra un corno inglese (strumento in legno) e un corno (che è d'ottone). Lo dimostra la sua lettera al Conservatorio di Cesena nella quale invita l'istituzione a “sviluppare il corso di corno inglese all'interno di quello di corno”. Quando si dice, appunto, affidare i posti di comando a chi "non capisce un corno"...

2) Il presidente della Conferenza dei Direttori dei Conservatori di Musica e attuale direttore del Conservatorio dell'Aquila, Bruno Carioti, incasinò la traccia d'esame di maturità 2009 attribuendo a Haydn una Sonata per pianoforte di Beethoven. E per giunta, a sprezzo del ridicolo, dichiarò al Corriere della Sera di non sapere se lui stesso o altri avessero scambiato intestazioni e partiture; e aggiunse che l’errore non poteva danneggiare gli studenti perché sì, conoscere l’autore è utile a inquadrare storia e stile, ma l’analisi armonica di una partitura è possibile a prescindere dal sapere o no chi l’abbia scritta. Che è come dire agli studenti che questo Cristo è di Giotto; no, è del Cimabue; vabbè, non importa, analizzatelo lo stesso, tanto i colori sono quelli e la figura pure.

3) Si stanno svolgendo in questi giorni le procedure per i trasferimenti dei professori. Nella domanda è contemplato di tutto, dalle esigenze di famiglia alle malattie più varie e alla parentela col personale militare; ma non si fa cenno alcuno all'attività artistica del professore, unico parametro evidente, invece, per giudicarne il valore professionale. In un articolo pubblicato da Libero un paio d'anni fa, dissi testualmente che sarebbe stato meglio, ai fini di una graduatoria d'insegnamento musicale pubblico, che io (pianista) fossi senza mani. E sempre su Libero, il maestro Riccardo Muti mi disse testualmente che "così come sono oggi, i conservatori diventano un inganno".

4) Vi invito a rileggere la storia del Conservatorio di Bari che raccontai su Panorama.it il 27 gennaio scorso. Diverse testimonianze dicono stia succedendo l'inverosimile anche quanto ad attribuzioni di incarichi a amici e amici degli amici del direttore Francesco Monopoli. Ve ne darò conto quanto prima.
Secondo voi, in queste condizioni dove ci presentiamo?

(Articolo pubblicato da Panorama.it il 14.09.2012)
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Commenti all'articolo

  • totareo

    13 Maggio 2014 - 11:11

    forse a qualcuno sfugge il nostro paese è l'unico al mondo ad aver adottato i 6 politico.intelligenti e preparati non per decreto ma per legge.

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  • totareo

    13 Maggio 2014 - 11:11

    quando mai in Italia è stata necessaria la capacità? conta esclusivamente il numero di tessera ed il partito tutto il resto è orpello.

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  • francescorhodio

    01 Ottobre 2012 - 15:03

    le università hanno assolto la loro funzione di luoghi di conservazione e trasmissione dei saperi.Oggi,era informatica, sono più o meno supermercati di utensili mentali,ma il loro uso dipende dalle scienze applicate nei laboratori industriali di tutto il mondo:Pesiero ed elaborazione del prodotto e suo itilizzo sono sempre più vicini nel tempo.Basta pensare alle nano-tecnologie nella farmaceutica:il farmaco collegato al gene malato o infetto.Ergo le università sono nel mondo del lavoro,poichè solo la libertà dei singoli uomini liberi può portare avanti,come è sempre,gli stati.Le università,in buona parte formano impiegati,cioè quelli che si piegano...con grazia ed avidità.Ave FrancoRhodio

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  • enio rossi

    18 Settembre 2012 - 21:09

    Il problema non è solo il fatto che le università italiane facciano schifo, nonostante i costi, ma che NOI (Napolitano) scegliamo universitari per governarci. Quando gli americani assumevano italiani (anno 1970) non davano nessuna valore al titolo italiano di studio e facevano partire i concorrenti dal dettato, poi una settimana di tests.

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