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Aspetta e spera

Se Marchionne non la chiama Elsa che fa, piange?

Nazzareno Carusi

Nazzareno Carusi

Pianista, nato a Celano, vive a Ravenna per amore. Ha suonato in tutto il mondo e il Washington Post ha recensito un suo concerto come “una serata d'arte mozzafiato”. Fra le istituzioni che lo hanno ospitato ci sono anche il Teatro alla Scala di Milano, la Carnegie Hall di New York, il Teatro Colon di Buenos Aires, il Toronto Centre for the Arts, la Brahms Gesellschaft di Amburgo, la Toyo Hall di Tokyo e la Federation Hall di Melbourne. I suoi dischi sono pubblicati dalla Emi. (foto by Daniele Cipriani)
Se Marchionne non la chiama Elsa che fa, piange?

di Nazzareno Carusi Questo articolo è uscito stamattina su Libero e riprende in parte il mio pezzo sulle università di venerdì per Panorama.it, pubblicato anche sul mio blog Note roventi (TgCom24.it) e qui su Liberoquotidiano.it.

L’intervista rilasciata a Repubblica di oggi dall’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne (che ad adesso non sembra aver ancora chiamato la Fornero) conferma che il nostro Governo conta meno di un giornale.

Traete voi le conclusioni.

***

Vi sembrerà che io divaghi, ma la musica si misura a emozioni, cioè a vita, e un musicista non può non rimirare il mondo. Venerdì su Panorama.it ho scritto di una classifica mondiale delle università, la QS World University Ranking 2012. In generale, la nostra migliore è quella di Bologna, 194esima; seconda è la Sapienza di Roma, 216esima. Un disastro. Ora, queste graduatorie lasciano forse il tempo che trovano, ma è un dato di fatto che il Nord America (ai primi posti) è pieno di Premi Nobel e noi no. Qualche domanda, credo, dovremmo farcela a cominciare dalla scuola che, con tutti i governi, va sempre peggio. E a seguire, stando a questi mesi pessimi, dalla logica dell’affidarci a un governo di professori se le accademie sono così scarse. Non capisco. Anche la Bocconi del genio Monti, per esempio, bivacca 46esima in Scienze sociali e Management, e scafandra in fascia 101-150 degli studi di Economia e Business nella ranking (che sono andato a leggere per tirarmi su, e non l’avessi mai fatto) della Jiao Tong University di Shanghai. Ditemi voi, che siete più sgai di me, dove ci presentiamo.

Ieri ero lì che cercavo di riprendermi, quando mi sono ritrovato con le mani ancora in fronte (che capelli nisba). Marchionne se n’è uscito con Fabbrica Italia (20mld d’investimenti e solo uno tirato fuori) che non c’è più. Così, d’emblée, dopo aver preso 100 mld di euro italiani in 40 anni e facendo intravedere la via di casa a migliaia di operai senza che il Governo gli urlasse di salire immediatamente su a Palazzo Chigi, cazzo, per spiegargli questa novità. No.

Il Passera svolazza di moral suasion, che è la prerogativa di chi non conta un tubo. E la Fornero è sempre il pezzo meglio: aspetta una telefonata dal Lingotto, perché (ha detto a Repubblica) “non posso convocare Marchionne al ministero, ma ho molte cose da chiedergli e l’attesa non può essere eterna”. Poverina! Dài, Sergio, chiamala, che freme. Driiin, cara, vengo, prendiamo il tè con lo sciroppo d’acero e parliamo. Ma se l’ad non squilla, l’Elsa senza spada che fa, piange? Donat Cattin chiamò la Fiat coi carabinieri, cribbio. Siamo sempre lì, scuola pessima uguale parecchi professori inutili. I presunti migliori dei quali non hanno nemmeno le palle per convocare in poche ore il Canadese a Roma, infischiandosene se la sua è un’impresa privata, se l’Europa lo consenta e se altre simili minchiate. Punto. Solo un parlamento di strappini poteva accettare dalla troika Napolitano-Merkel-Ue l’esecutivo più prono della storia. Dicono che ci riprenderemo. Ci credete? Io no, perché i conti che hanno fatto (come ha dimostrato il nostro Preatoni, l’altroieri) non tornano.

E poi scusate, virando sullo spread, quale governo non dice ai creditori che sì, i soldi ve li rendo, ma come dico io e non come pretendete voi? Per me, il governo dei creditori stessi, cioè i banchieri. No?

P.S. Profumo ha regalato un tablet ai professori di Puglia, Campania, Calabria e Sicilia. Ormai si va di zucchero ai cavalli.

(Articolo uscito su Libero il 18.09.2012)

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