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La campagna elettorale del 2007

Quando Obama parlava agli amici musulmani

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Quando Obama parlava agli amici musulmani

di Glauco Maggi 

Il 21 novembre 2007, l’allora senatore Barack Obama aveva già lanciato la corsa alla Casa Bianca, e stava costruendo la sua immagine di leader globale. Parlando alla rete Public Radio nel New Hampshire, che è sempre tra i primi stati in cui si tengono le primarie, il candidato pensò bene di vantare il suo passato che era stato molto vicino all’esperienza musulmana (padre keniota e patrigno indonesiano, entrambi islamici, e diversi anni della sua infanzia trascorsi in Indonesia) per fare una promessa molto impegnativa al popolo americano. Eccola parola per parola. Gli eventi drammatici di questi giorni in Medio Oriente e in generale nel mondo musulmano la rendono di estrema attualità. E la inseriscono nella lunga lista degli impegni millantati, e non mantenuti. 

“Io veramente credo che il giorno in cui giurerò per l’inaugurazione”, disse alla intervistatrice della Public Radio (vedi il filmato qui http://factreal.wordpress.com/2012/09/14/obama-2007-the-day-im-inaugurated-muslim-hostility-will-ease-audio-link/ ) “non solo il paese guarderà a se stesso in modo diverso, ma il mondo guarderà all’America in maniera differente… Se io mi rivolgerò direttamente al mondo musulmano loro capiranno che io ho vissuto in un paese musulmano e posso anche essere un cristiano ma comprendo il loro punto di vista… Mia sorella è mezza indonesiana. Io ho viaggiato là anche durante i miei anni di college. E così sono intimamente coinvolto e preoccupato per quello che succede in quei paesi e per le culture e le prospettive che questa gente ha. E questi sono potenti strumenti, per noi, per renderci capaci di parlare al mondo… Allora io penso che il mondo avrà fiducia per il fatto che io li sto ascoltando e credo che il nostro futuro e la nostra sicurezza siano legati alla nostra capacità di lavorare con gli altri paesi nel mondo.. ciò che in ultima analisi ci rende più sicuri”. 

Al di là del tono banale, ingenuo, tipicamente retorico del Messia che voleva costruirsi l’immagine cosmopolita da cittadino del mondo, queste parole rappresentano veramente che cosa pensa quest’uomo di sé, dell’America e del resto del mondo. Ne esce il profilo di un ideologo del terzomondismo che non ha in realtà capito che esiste una diffusa e congenita ostilità degli anti-imperialisti, anti-occidentali, anti-capitalisti ed anti-democratici, sparsi ovunque ma uniti nell’odio e nell’astio verso l’America e verso ciò di cui l’America è testimonianza: la libertà individuale, la libertà religiosa, la libertà economica e di scambi commerciali tra le persone e i popoli. O perché sono comunisti-socialisti, o perché sono islamici retrogradi (la loro alleanza è un fatto noto, oggettivo e soggettivo, basta guardare all’asse Venezuela-Iran) gli anti Usa, anti Ebrei ed anti Cristiani sono la nuova Internazionale di cui va preso atto. Non si tratta di dichiarare loro una guerra aperta e formale, ma almeno di ammettere di fronte a se stessi che ci sono forze e ideologie che la guerra l’hanno dichiarata loro. Armata, quando possibile. E’ giusto insistere con la diplomazia, con la politica dei canali aperti di comunicazione (ove possibili) e con l’uso del “potere soffice”, tipico del capitalismo democratico. Ma nei leader, e soprattutto nel leader della prima potenza, deve albergare la consapevolezza che essi, cioè noi, rappresentiamo oggi la parte migliore, la speranza del mondo. In Obama, già da prima della sua inaugurazione, a prevalere è invece l’illusione nella validità del relativismo e del multiculturalismo. Quella deviante condizione che mostra un pianeta in cui è blasfemo valutare governi, ideologie, religioni, sette, culture e “civiltà” per quello che sono, per come si comportano. La dottrina terzomondista di Barack non è nata oggi. E l’America e il mondo pagano un prezzo alto per il fatto di averlo sottovalutato. Purtroppo se la sono cercata, perché lui era stato sincero nell’avvisarci su come la pensasse. 

 

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