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Elezioni in America

Obama l'anti-israeliano farà vincere Romney

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama l'anti-israeliano farà vincere Romney

Martedì 25 si aprono i lavori dell’assemblea annuale delle Nazioni Unite, che di fatto è diventato un appuntamento-passerella per i dittatori del mondo: salgono su un palco globale e godono di una vetrina di (fittizia) rispettabilità. In particolare, da molti anni la questione centrale concreta è diventata però il conflitto contro Israele che vede impegnati a tempo pieno i palestinesi, gli iraniani, e gli arabi, in una guerra religiosa anti ebraica. E’ vero, ci sono pure la retorica vuota sulla pace e i passi insinuanti verso trattati internazionali (sulla giustizia, sulle acque, sullo spazio, sul disarmo, sul global warming  e così via) miranti a trasferire potere reale dai singoli regimi democratici a “super-istituzioni” dove Usa, Italia, Cuba, Nord Corea e Bielorussia, per citare qualche esempio, avrebbero lo stesso peso decisionale. Si tratta di una lenta degenerazione dell’ONU come organo di governo, e il rischio è che una amministrazione americana filo-terzomondista e ideologicamente multiculturalista come l’attuale possa imprimere una qualche accelerazione (il trattato di disarmo con Mosca, firmato da Obama a fine 2010, è andato in questa direzione) . 

In realtà l’ultima parola, cioè il veto, è sempre in mano ai cinque Stati Guida (Usa, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina), e la spaccatura strategica tra i due colossi ex comunisti da una parte (strenui difensori di tutti gli altri dittatori, uniti nel fronte anti-occidentale), e gli altri 3 paesi democratici dall’altro, finisce per bloccare ogni serio intervento di proteggere Israele dal pericolo di un’aggressione islamica. Nel Consiglio passano al massimo solo le sanzioni economiche, inefficaci come s’è visto nello stoppare la corsa di Teheran alla bomba nucleare. 

E c’è di peggio. Proprio alla vigilia della sceneggiata al Palazzo di Vetro in cui il premier Ahmadinejad si presenterà, per di più, come il presidente di turno del Gruppo dei Paesi (cosiddetti) Non Allineati, Obama ha trattato in Tv la questione israeliana (definendola “noise” , ossia “rumore”, “polemica che disturba”) con lo stesso tono altezzoso, di distacco e di fastidio, usato dallo stesso leader iraniano. Israele è persino stato declassato da Barack ad “uno dei nostri alleati nella regione”, non quello principale, per non dire unico. Ecco le frasi salienti delle due interviste che avranno fatto venire i brividi a Tel Aviv. 

Obama, parlando al programma 60 Minutes alla CBS, ha risposto così alla domanda se non si sentisse pressato ad agire dal governo di Tel Aviv per fermare l’Iran prima che non sia troppo tardi:" Quando si arriva alle decisioni sulla nostra sicurezza nazionale – ogni pressione che io sento è semplicemente di fare la cosa giusta per il popolo americano. E io sarò fermo nel bloccare ogni RUMORE che si sente là fuori. Io sento un obbligo, non una pressione ma un obbligo di far sì che siamo in strette consultazioni con gli israeliani su questo problema. Perché li affligge profondamente. Essi sono UNO DEI NOSTRI ALLEATI PIU’ VICINI NELLA REGIONE (enfasi mia) “.

Che probabilità di guerra prevede in Iran a causa di un attacco israeliano, ha chiesto un giornalista del Washington Post ad Ahamdinejad? “Ho già parlato a lungo di questo tema” è stata la sua risposta. “Parlando in generale non prendo molto seriamente la questione dei sionisti e i possibili pericoli che vengono da loro. Certo amerebbero trovare una strada per la loro salvezza facendo un sacco di RUMORE e alzando la posta per riuscire a salvarsi. Ma non credo che avranno successo. L’Iran è un paese molto ben riconosciuto e i suoi poteri difensivi sono molto chiari”. 

Una imbarazzante simmetria dialettica tra Obama e Ahmadinejad, aggravata dall’esplicito accenno alla alleanza non privilegiata tra Usa e Israele, che ha dato alla campagna di Romney un assist per criticare subito Barack. “Israele è IL nostro più stretto alleato nel Medio Oriente”, hanno detto gli uomini di Mitt subito dopo l’intervista di Obama, sperando che gli elettori ebrei in Florida, Pennsylvania e Ohio prendano nota.

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