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Complimenti per la trasmissione

The Apprentice, un business troppo anni 80

La trasmissione di Cielo e i suoi cazzutissimi concorrenti

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Briatore The Apprentice
«Questo non è solo un programma televisivo, è il colloquio di lavoro più duro che possiate immaginare...», esordisce, con gli apprendisti imprenditori, il Boss. Che non è Bruce Springsteen ma più banalmente il geometra Fabio Briatore col piglio del Gordon Gekko del film Wall Street ma in rude contrasto con l’aspetto da Roberto Calderoli invecchiato. In The Apprendice, il «reality rivelazione di Sky» (secondo Sky) in onda lunedì su Cielo in prime time, Briatore recita la parte che fu di Donald Trump nell’originale format americano. É il boss, appunto, colui che ha tra le mani il destino di «sedici promesse del business stanno arrivando  a Milano, il motore economico del paese», anche se le immagini che scorrono in sottofondo sono quelle del grattacielo della Regione Lombardia, la location meno meritocratica del mondo. I sedici partecipanti si dividono in due squadre i cui nomi geniali hanno richiesto due brain storming :“Lux” per le donne e “Il Gruppo” per gli uomini.  I componenti sono cazzutissimi, perchè per essere assunti in azienda dal boss devono «avere due palle così», anche le donne. A vederli mentre si presentano t’assale una sottile inquietudine. Marcella afferma che «I miei punti di forza sono la concretezza, la tenacia, il raggiungimento degli obbiettivi»; Martina vuol far crescere l’azienda di accessori; Matteo non ha fatto l’università ma sa come «parlare con la gente e cosa vuole il mercato»; Stefano cosulenete  food & beverage si sente leader anche se fa una serie di cappellate indicibili; Jessica fa la hostess specializzata nel vincere «sennò non sarebbe neanche venuta»; Silvia studentessa si dice « disposta a passare sopra ai cadaveri dei miei compagni». E così via in un crescendo di termini inglesi “team leader”, “team building”, “brand awareness” . Anche se poi, le gare consistono nel vendere del pesce, comprare rose rosa, mazze da golf e bottoni in madreperla per i clienti dell’Hotel Principe di Savoia, inventarsi una linea di giocattoli per la Giochi Preziosi. Ogni puntata la marketta di un marchio noto, insomma (compresi quelli di Briatore).

Il boss tratta questa generazione aspirazionale, di “wannabe” come una colf filippina e li elimina a male parole («Sei fuori!», «Sei dentro ma hai avuto una botta di culo»). Gli apprendisti ringraziano con l’odio negli occhi. The Apprendice è un programma che rispecchia la realtà italiana. Degli anni ’80, però...



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