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Verso le presidenziali

Obama è in crisi ma nei sondaggi vola: qualcosa non torna

Recessione e politica estera mettono in crisi Barack eppure è Romney a scivolare sempre più in basso. Qualcuno trucca le carte

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama è in crisi ma nei sondaggi vola: qualcosa non torna

di Glauco Maggi

I conti non tornano, e vi spieghiamo il perché. Il PIL del secondo trimestre è stato rivisto al ribasso da 1,7% a 1,25%. Gli ordinativi alle fabbriche dei beni durevoli, dai frigoriferi agli aerei, sono calati del 13,2% in agosto, la caduta peggiore dalla grande recessione. Hillary Clinton finalmente ammette che il filmato su Maometto non è la causa dell’attacco in Libia che ha ammazzato l’ambasciatore e altri 3 diplomatici, ma che è stata Al Qaeda, con il concorso delle inesistenti misure di sicurezza a Bengazi. Dunque sono giorni, anzi settimane, che le brutte notizie, quelle vere, sono tutte contro Obama. Per non parlare della situazione generale economica, che dal 2009 vede i disoccupati oltre l’8% e il debito crescere e crescere, soffocando la ripresa. Eppure, i conti non tornano. Dai sondaggi, Romney scivola sempre più in basso, e Barack non subisce neppure un graffio. Come è possibile? Se il termometro fa vedere che il malato ha una febbre a 50 gradi, ma è vivo, sarà bene dare una controllata al termometro. Così ha fatto Kevin Patrick, che cura un blog sulla campagna presidenziale su battleground-watch.com. La sua analisi è apparsa sul New York Post del 27 settembre. In soldoni, sostiene che i più recenti risultati del Quinnipiac Poll (che è partner del New York Times e della CBStv) sono molto lusinghieri per Barack perché nel campione degli interpellati c’è una percentuale di Democratici più alta di quella che andrà effettivamente alle urne. E come in questo, anche nella maggioranza delle altre rilevazioni c’è lo zampino del favoritismo. 

Così, nel caso di Quinnipiac, il presidente risulta davanti allo sfidante repubblicano di 9 punti in Florida, di 10 in Ohio e di 11 in Pennsylvania. Questi numeri, che trasformerebbe la corsa in una passeggiata per Obama, riflettono però una composizione del reale elettorato che voterà il 6 novembre in cui i Democratici saranno più numerosi in percentuale di quanti non sono stati nel 2008. E’ una assunzione più che ardita. Nel 2008 il GOP era a pezzi e l’entusiasmo democratico per la prospettiva di conquistare la Casa Bianca era alle stelle. Per di più c’era da tagliare il traguardo storico del primo presidente nero. E c’era, viva, la voglia di voltare pagina dopo Bush. Inoltre, il candidato repubblicano di allora, McCain, era un glorioso ex militare senza credibilità in economia e business, e ciò che contava per tutto il paese, allora, era salvare gli Usa dalla crisi. Quattro anni fa, quindi, il 39% di chi andò ai seggi si autodichiarò Democratico contro solo il 32% che si autodefinì  Repubblicano: un vantaggio di 7 punti. Nel 2004, invece, Bush vinse con il 38% di repubblicani e il 38% di democratici “auto dichiarati”. 

Supporre oggi che, nel clima politico del paese, i democratici possano bissare l’exploit di 4 anni fa è mettere il carro davanti ai buoi, o meglio truccare le carte. Prendendo i tre stati ballerini più importanti considerati da Quinnipiac si capisce la manipolazione effettuata: in Florida nel 2008 i democratici auto dichiarati ebbero una partecipazione più elevata pari a 3 punti, ma negli attuali sondaggi Quinnipiac prevede un distacco addirittura di 9 sui repubblicani: in Ohio fu di 8, e ora è di 9; in Pennsylvania fu di 7, ed ora è stato elevato a 11. Questi aggiustamenti non sono solo arbitrari, ma vanno anche contro la realtà dei cambiamenti che si sono succeduti nel corso dei 4 anni, come l’elezione di governatori repubblicani o il passaggio al Gop del controllo nelle legislature locali. Per di più, in agosto 2012, un altro sondaggio (Rasmussen) ha rilevato che tra i cittadini Usa la quota di chi si professa del GOP era del 37,6% (contro il 32,6% di quando fu eletto Obama) mentre quella dei sedicenti democratici era scesa al 33,3% (dal 40,9% del gennaio 2009) . Insomma, i sondaggisti della Quinnipiac hanno proiettato al 2012 il trend dal 2004 al 2008, che fu innegabilmente favorevole a Obama, senza tener conto né delle elezioni di medio termine del 2010 che furono disastrose per i Democratici, né dei risultati deprimenti del primo quadriennio di Obama. Alle urne spetta l’ultima parola, ma il minimo che si può dire già ora è che sondaggi come questi sono viziati dal tifo. 

twitter @glaucomaggi

 

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