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Complimenti per la trasmissione

Frizzi da sospendere "Per tutta la vita"

il flop del remake di un flop

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Frizzolone- Stefanenko

Più che un programma antico, trattasi di accanimento senile.

Se fossimo in Fabrizio Frizzi righeremmo la macchina a Mauro Mazza. Di più. Irromperemmo con un kalashnikov negli uffici dei sadici autori di Raiuno, minacciando rappresaglie nel caso ci fosse ancora imposto di condurre micidiali puttanate come Per tutta la vita (mercoledì, 21.10). Uno spende decenni per farsi una reputazione, per riverniciare l’access time di un canale decrepito con le pennellate pop dei Soliti ignoti; e, poi, come ringraziamento, si trova costretto a riproporre coppie di sposi impegnate in prove solenni d’amore come: entrare in una gabbia di tigri, sopportare i predicozzi dei parenti in diretta, calarsi con una fune su una cascata, riconoscere il partner solo toccandogli le tette. Il tutto sotto la sguardo appannato di Ron Moss e Katherine Kelly Lang, entusiasti per essere stati strappati alle catacombe di Beautiful. Per non dire delle presenze inquietanti di Emanuele Filiberto di Savoia (ancora?!) e signora; di Aldo Montano e compagna; di Michele Placido e fresca sposa. Per tutta la vita era un programma già vecchio la prima volta che lo proposero, una quindicina d’anni fa, figurarsi oggi. E non è certo l’aver richiamato la co-conduttrice, la brava Natasha Stefanenko, a renderne meno mortifera la messa in onda. Infatti, lo stesso pubblico tradizionale e attempatello di Raiuno se n’è accorto e l’ha tradito ( 2,1 milioni di spettatori), addirittura per la terza parte di L’onore e il rispetto su canale 5 con Gabriel Garko. Occhio, Garko. Ossia l’attore con due sole espressioni: con e senza i vestiti.

Frizzi, alla luce di tutto ciò, è stato naturalmente chiuso con quattro puntate d’anticipo. «Non si può piacere a tutti, ma noi abbiamo fatto di tutto perché fosse bello, pulito e raccontasse storie normali. Vivaddio c'è la normalità...», s’è congedato Fabrizio. Che, evidentemente, non si riferiva ad Emanuele Filiberto il quale appariva, contemporaneamente, in trasferta, a Pechino Express su Raidue, alla faccia del coordinamento dei palinsesti Rai. Direi che questo non è il modo più intelligente per presentarsi al nuovo direttore generale Gubitosi naturalmente predisposto alle idee nuove e ai tagli di budget.

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