Cerca

Imbarazzi

Washington, Powell, Immelt: tutti ex fan di Obama

Tre vip che nel 2008 fecero campagna (anche a sorpresa) per Barack oggi fanno scena muta: gli Usa ormai si fidano sempre meno del presidente

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Washington, Powell, Immelt: tutti ex fan di Obama

Clint Eastwood è stato uno choc per i liberal quando ha parlato con la sedia vuota, cioè con Obama, alla Convention del GOP. Eppure non era una sorpresa che Clint fosse pro GOP, lo era stato tutta la sua vita. Ma ci sono altri grandi nomi, di Hollywood, della Politica e della Imprenditoria, di cui i democratici non parlano, e non vogliono che si parli. Perché sono altri choc. 

Denzel Washington, vincitore di Oscar come Clint ma anche nero e, soprattutto, esplicito supporter di Obama nel 2008, stavolta si è chiamato fuori, non lo appoggia più, fa l’indipendente. Del resto, perché giocarsi mezza America esternando chiaramente che Barack, per lui, è stata una delusione? Così, in una intervista recente, si è limitato alla neutralità, che pesa oggettivamente e ovviamente come un giudizio negativo del quadriennio del presidente. Fosse una agenzia di Rating, l’avrebbe messo “sotto osservazione con tendenza al downgrading” per non togliergli proprio la Tripla A come ha fatto Standard&Poor’s al debito Usa, cioè all’Obama dalle mani bucate. Sfruculiato dai media su Eastwood, Denzel ha detto parole non equivoche su Clint: “Ho il più totale rispetto per lui come attore e come regista. E’ il mio eroe”. E questo già basta, dopo l’episodio della sedia di Tampa, per essere considerato dai liberal un “nero venduto”, un rinnegato tipo la Condi Rice. Quando poi, esplicitamente, hanno chiesto a Denzel se rinnovava anche stavolta l’appoggio che aveva dato nel 2008 a Obama, la risposta è stata garbata ma molto deludente per gli aficionados di Barack: mi definisco un indipendente e in queste elezioni non mi dichiarerò né per l’uno né per l’altro. Chi vuol capire capisca. 

Altro pentito celeberrimo, che passa sotto silenzio oggi tanto quanto era stato strombazzato quattro anni fa, è l’ex generale ed ex segretario di Stato Colin Powell (nella foto, con Obama). Nero anche lui, ed ex repubblicano che servì sotto George W.Bush, nientedimeno, ma che nel 2008 gettò il peso della sua autorevolezza a favore di Obama. In tv, in una domenica di grande ascolto prima del voto, si dichiarò suo sostenitore e d’incanto i democratici smisero di chiamarlo il “servo nero che serve il padrone bianco”. Tornò rispettabile. Anzi, emozionò chissà quanti che lo avevano disprezzato fino a quel momento quando disse, di Obama, che era “una figura transformational”, cioè con la forza e la capacità di trasformare il paese e la società. Visto come è diventata l’America sotto la sua presidenza, oggi, Powell ha cambiato idea. A domanda precisa, ha declinato di rinnovare il sostegno. Gli sono bastati 4 anni. “Doveva spendere più tempo a curarsi dell’economia”, ha detto di lui l’ex generale con parole educate che affondano il coltello nella critica che fa più paura a Obama: il non aver saputo fare nulla di buono per sanare la crisi e per far ripartire il paese. Powell si è spinto anche a definire Romney un vitale e possibile candidato e ha detto che sta ancora “ascoltando le proposte repubblicane. Non voglio gettare il mio peso a favore di qualcuno”. Almeno non ancora, ha aggiunto. Ma anche nel suo caso l’astensione dall’appoggio dato nel 2008 equivale a una marcia indietro per il 2012.

Terza “neutralità” celebre, e non meno sorprendente, è quella di Jeffrey Immelt, Ceo della General Electric, che dopo la debacle del medio termine per i Democratici accettò su richiesta di Obama, nel gennaio 2011, di guidare il “Consiglio del Lavoro” della Casa Bianca, composto da imprenditori “amici” che dovevano suggerire al presidente le ricette per creare posti. Ciò non è successo, e non per colpa loro, ma perché tra Barack e gli imprenditori privati non è mai corso buon sangue e mai ne correrà, vista la sua ideologia socialista. Immelt e gli altri suoi soci nel Consiglio del Lavoro hanno fatto le belle statuine, e pochi giorni fa Immelt, in una intervista, ha detto: “Non credo che ci sia nessuno nel Consiglio che io dirigo che pensi che il governo crei del lavoro. Il governo non crea posti, fissa la natura e il tono perché i lavori vengano creati: la responsabilità per la crescita è del settore privato”. Per esprimere il suo pensiero sul candidato da preferire Immelt ha scelto una frase “in maschera”, cosa comprensibile nella sua posizione: “Chiudete gli occhi e ascoltate che cosa dice il candidato. Se non vi ispira a creare posti di lavoro è perché sta usando il tono sbagliato?”. Tradotto: non guardate se è nero, sentite se vi convince con le sue politiche anti-business e traetene le conseguenze. 

twitter @glaucomaggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog