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Senza vergogna

Obama bastonato da Romney? "Tutta colpa della stampa"

Il presidente esce sconfitto nel dibattito con il rivale repubblicano. E il suo braccio destro Axelrod che fa? Accusa i cronisti e chiama a raccolta quelli di sinistra per far cambiare il clima

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama bastonato da Romney? "Tutta colpa della stampa"

di Glauco Maggi

La campagna di Obama non tiene vergogna. Il giorno dopo Denver, leccate le ferite per il dibattito perso contro Romney in modo imbarazzante, sta correndo affannata ai ripari. E su chi, indovinate, fa il massimo affidamento? Ma sulla stampa, è ovvio, che fino a ieri l’altro era già stata più che tenera, simpatetica e protettiva verso Obama, e che quindi saprà ancora fare di meglio adesso che il Messia ha disperato bisogno di loro. E’ David Axelrod a puntarci dettando senza mezzi termini la linea ai giornalisti, con una spudoratezza che si giustifica ampiamente con la consapevolezza che, per il 90% dei reporter, il cuore batte a sinistra ed è ora di farlo vedere. E ciò con buona pace di quanti, soltanto qualche giorno fa, prevedevano che Obama aveva già vinto e che erano convinti che i media, tanto per rendere la gara più interessante e scacciare la noia (e il disinteresse a leggere i giornali e a guardare in Tv la politica), si sarebbero inventati la resurrezione di Mitt. Siccome questo “miracolo” è avvenuto, ecco come ha catechizzato gli inviati il sommo PR del presidente 20 ore dopo il confronto in una conference call con la stampa. “Tutti voi che avete viaggiato con Romney sapete che solo qualche settimana fa lui sosteneva che non servivano altri insegnanti, ma l’altra notte non poteva essere più entusiasta a proposito dei maestri”, ha attaccato Axelrod (l’esempio non pare granché, in verità, ma evidentemente non aveva molto altro….). “E quindi oggi, e nei giorni a venire”, questo il compito assegnato da Axelrod, “io penso che la questione per voi (i media, ndr) e per il popolo americano sia veramente quella del carattere del candidato. E di vedere se una candidatura possa veramente avere le sue radici nel nascondere la verità e i fatti al popolo americano. E se l’inganno sia la base della fiducia sulla quale si assegna la presidenza a una persona. Così, è questo su cui noi andremo a focalizzarci nel procedere della campagna. Noi abbiamo intenzione di rendere responsabile il governatore Romney delle cose che ha detto l’altra notte e noi lo chiameremo a giustificare quelle affermazioni, COME IO SPERO CHE VOI RICHIEDERETE CHE LUI GIUSTIFICHI QUELLE AFFERMAZIONI (enfasi mia)”.  

Capito? Il braccio destro di Obama, scosso per la sconfitta, non pensa che il guaio siano le cose che ha detto il presidente (che pure si è arrogantemente appropriato di qualche minuto in più), o che non ha detto, o che ha detto male. Forse perché, vuoi vedere, è la sua proposta di altri 4anni della stessa solfa a farlo apparire perdente in un confronto diretto sul futuro del paese. No. La chiave per la rimonta è scatenare la muta dei replicanti mediatici filo-democratici contro quello che ha sostenuto Romney, contro le sue soluzioni e le idee espresse. Tutto opinabile, per carità, come erano opinabilissime (e oggi si può dire anche sbagliate, vista la realtà del suo primo mandato) le promesse e le sparate di Barack nel 2008. 

Per importanza, lo stretto contenuto dei dibattiti in TV, proprio per la loro natura di confronti veloci e spontanei, viene anni luce dopo l’impressione che lasciano i contendenti per il loro vigore, la loro sicurezza, la ricchezza dei dati forniti, la vivacità nelle risposte, la scelta degli attacchi. Ma questa banale grammatica della competizione politica finisce sul libro nero delle accuse se ad essere stritolato è il democratico. Di qui la supplica degli obamiani smarriti, a quelli che dovrebbero in indipendenza essere arbitri dei soggetti e delle notizie da trattare, di diventare invece solerti e fedeli azzeccagarbugli per la causa del presidente. 

twitter @glaucomaggi

 

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