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Complimenti per la trasmissione

Ma a La7 serve davvero un Vissani?

Il programma di cucina con l'ornamentale Michela Rocco di Torrepadula

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
michela rocco e visso vissani

Non so se voglia dire non essere buongustai. Ma tendo ad odiare i programmi di cucina; mi danno l’idea d’un’invasione mantecata dei fornelli e della privacy (ad eccezione di Masterchef su Sky, che però è talmente adrenalinico da sembrare Ratatouille girato da Quentin Tarantino...).
Quindi m’induce diffidenza il fatto che in Ti ci porto io (dal lunedì al sabato su La7 alle 12.20), Gianfranco Vissani in gilet e scarpette amaranto, accompagnato da Michela Rocca di Torrepadula, giri l’Italia su una snobbissima 500 gialla andando a spiegare ai cuochi di provincia come si fa la pastasfoglia con le mele Golden («le Golden sono leggermente acidule»), il coniglio in umido, la Garmugia o il castagnaccio. Cuochi di provincia, peraltro, i quali, mentre Vissani gli mescola sadicamente davanti agli occhi gli ingredienti, lo odiano. Odio vero. Si vede dallo sguardo. Solo che non possono esternare il disappunto verso quelle manoni saputelle, per via della telecamera. Vissani è uno chef spoletino logorroico e caracollante, a metà fra John Wayne e Pantagruel, noto per le simpatie dalemiane. Uno che proclama « la grande cucina parte dal cuore, dà sensazioni ed emozioni che ti portano ora a dipingere come Picasso, ora a creare un Rembrandt »; e poi, essendo artista, ti serve un piatto di pappardelle ai funghi che per pagarle devi accendere un mutuo.  Nello spot della serie di Ti ci porto io Gianfranco e Michela, sulle orme di Mengacci, si scambiano battute straordinarie: «Michela si ricomincia, una stagione di viaggi!», «Vai che meraviglia!», ribatte lei. Già, che meraviglia.
Che meraviglia buttarsi in un’esperienza col parapendio; e irrompere in una cucina del Cadore minacciando rappresaglie se l’uva sultanina per lo strudel non viene stesa come si deve; e avvicinare un tizio sovreccitato che semina il riso immerso nell’acqua credendosi Silvana Mangano negli anni ’40. Che esperienza meravigliosa, infine, essere inviati al ristorante veronese di Gerry Calà che ti accoglie con raffinati endecasillabi in musica: «Operazione vacanze tiriamo indietro le panze/la spiaggia è piena di ganze»; mentre il suo chef prepara una tagliata di bisonte, ma si nota benissimo che al posto del bisonte dovrebbe esserci il Vissani che da ore ti sta fracanando i maroni sulla marinatura della carne. E via così, educando, di fornello in fornello, di regione in regione, alla ricerca della grigliata perfetta. La Rocco è simpaticamente ornamentale. Ma piazzare lei in un programma del genere è come mettere Marisa Laurito in uno spot della Technogym. Questa cosa roboante fa il 0,77% di share nelle ricette con Vissani da solo, ed è arrivato a più del 3% in coppia. Ma la domanda d'obbligo è: serve davvero?...

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Commenti all'articolo

  • lucadagenova

    21 Marzo 2015 - 11:11

    vissani...non serve nemmeno a se stesso

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