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Complimenti per la trasmissione

Elogio di Morandi, il vice-Celentano

A RockEconomy il trionfo nascosto del Gianni nazionale

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
gianni e adriano

 

Mentre l’audience pazzesca di Rock Economy (9 milioni su Canale 5 ) lascia affogare i difetti e le pause metafisiche dello show nei bagni di luce e d’applausi dell’Arena di Verona, in pochi si sono accorti che la vera ancora di salvezza per la senilità sveviana di Celentano è stato Gianni Morandi. Si sussurra che Morandi ormai è la badante di Adriano. Ma per me, dal punto di vista del riassetto psicofisico, Gianni è semplicemente il Mario Monti di Adriano, la sua personale spinta propulsiva verso un futuro migliore.

 Il loro rapporto sta tutto in un istruttivo scambio di battute. Gianni: «Lo so che tu ti fermeresti a parlare con Fitoussi, ma lui mica canta, tu devi cantare, dài...»; Adriano: «Ma dove sta la novità se canto io?» ; Gianni: «Come dove sta? Sono vent’anni che non canti in pubblico. All’inizio hai cantato sette canzoni di fila; ti ho visto, col pubblico in delirio...». Ed ecco che Morandi, introdotto come “lo scocciatore”, prende per mano un Molleggiato sempre più accartocciato, confuso in mezzo a quel casino di luci, balletti, decrescite ed economisti francesi che parlano come l’ispettore Clouseau; e lo trascina sul palco strappandolo alla trappola dei maître à penser; e ci canta insieme. Roba forte, tipo Scende la pioggia o Woman in love. Di Celentano si parla sempre tanto. Troppo. Ma nessuno tiene davvero da conto Morandi, «il ragazzo che non invecchia mai», il mediano che spinge sempre a centrocampo. Non un acciacco, non un capello bianco, le stesse identiche rughe ereditate dagli anni 70. E poi quelle mani.

 Sulle mani di Morandi un giorno ci scriveranno un saggio. Sono enormi badili immaginari che scavano nell’umore del pubblico, sono le vere protagoniste dei suoi successi silenziosi, che siano Sanremo, il film I padroni di casa, o Rock Economy. Le mani di Morandi sembrano posticce come quelle degli oranghi di carnevale. Le mani di Morandi sono calde come ravioli, sanno fornire agli amici calore e conforto. Le mani di Morandi sono come il pene del protagonista del romanzo Io e lui di Moravia: sono indipendenti dalla volontà del titolare. Anzi, sono come quelle dell’incredibile Hulk: se applaudono possono spaccare il mondo. L’altra sera si sono accontentate di squassare gli ascolti. Buttale via...



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Commenti all'articolo

  • danyfirenze

    10 Ottobre 2012 - 23:11

    E' vero se non c'era Morandi Celentano non ne veniva fuori dai fischi del pubblico. Decisamente meglio quando canta Celentano i suoi sermoni infastidiscono xchè è uno che predica bene e razzola male. Morandi invece è di tutt'altra razza, e anche a voce non c'è confronto, Adriano ha stonato in varie canzoni Morandi non stona, mai da brividi l'omaggio di Caruso al suo grande amico Lucio Dalla, si Gianni Morandi è veramente unico sempre generoso, bravissimo, uno che non predica ma fa del bene senza sbandierarlo a tutti. Grande Gianni artisyta a 360°.Celentano e anche Fiorello dovrebbero prendere esempio da lui.

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