Cerca

Le verità su Bengasi

Al Qaeda fortissima in Libia
La scure dei terroristi
sulla testa di Obama

Le audizioni alla Camera smentiscono la versione ufficiale sull'attentato che costò la vita all'ambasciatore Chris Stevens

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Al Qaeda fortissima in Libia
La scure dei terroristi
sulla testa di Obama

“Sicuramente Al Qaeda è più forte e radicata in Libia di quanto non siamo noi”, ha ammesso un funzionario americano. All’audizione della Commissione Giudiziaria della Camera di oggi, convocata per indagare che cosa è successo in Libia l’11 settembre quando l’ambasciatore Chris Stevens e altri 3 ufficiali americani furono uccisi da un attacco militare in piena regola, il presidente Darrell Issa (repubblicano) e gli altri deputati membri di entrambi i partiti stanno cercando di tirare fuori dall’armadio i cadaveri, ossia le bugie, le reticenze, e le coperture piattamente politiche degli eventi da parte dell’amministrazione. Per farlo, si appoggiano alle testimonianze sotto giuramento dei funzionari del Dipartimento di stato e del Pentagono responsabili a vario titolo delle operazioni in Libia.


Il Libiagate è un mostro a più teste, che è destinato a tormentare Obama e il governo fino al voto, e poi anche oltre se Obama sarà rieletto. La prima testa è la ricostruzione fatta nei giorni successivi all’attacco, tendente a dare la colpa alla popolazione inferocita per il video su Maometto: l’hanno avvalorata sia l’ambasciatrice obamiana all’Onu Susan Rice, sia il portavoce della Hillary al Dipartimento di stato, sia il presidente nel discorso al Palazzo di Vetro. La tesi doveva mettere il coperchio alla bomba politica (“Al Qaeda è forte in Libia”) che è in totale contrapposizione a ciò che Obama va dicendo da mesi: l’onda della guerra “va recedendo”, la marcia della Primavera Araba verso la pacificazione interna agli stati del Medio Oriente dopo le sommosse che hanno rovesciato i dittatori prosegue normalmente, e non esiste più alcuna paura di risorgenza del terrorismo, e tantomeno di Al Qaeda. Obama ha sempre sminuito la guerra al terrore di Bush prima e dopo di essere eletto, e non voleva turbare gli ultimi due mesi della campagna con la fastidiosa questione dei terroristi: avesse detto la verità su Bengazi, avrebbe dovuto accettare la drammatica realtà che aver fatto fuori Bin Laden non ha chiuso il problema.


Così è balzato sulla bufala del video, ma è stata una mossa improvvida. Perché il mostro Libiagate ha presto alzato la sua seconda testa, quella dei fatti. Come era già emerso nelle ore successive tra i superstiti dell’attacco stesso, e come è stato confermato ora dai membri della commissione che si sono recati giorni fa a Bengazi per preparare le domande dell’audizione, nessuno dei locali interrogati ha mai citato il video, mai. Anzi si sa che, dopo l’assalto, una folla popolare è sì scesa in strada, ma per inneggiare agli Usa e a “Stevens, amico dei libici”.


Ed ecco la terza testa del mostro. Grazie alla Cnn che lo ha scovato nella sede devastata, è saltato fuori il diario dell’ambasciatore, in cui aveva riportato le sue paure per le minacce dirette ricevute, e per una quindicina di fatti ostili concreti, contro altri diplomatici (quello inglese ha subito un attentato, ma non è morto). Una situazione di pericolo tale che, ripetutamente, l’ambasciata Usa a Tripoli aveva chiesto un rafforzamento di 12 soldati, più altri 6 per addestrare le milizie locali che erano già state assunte per l’ambasciata di Tripoli. Oggi sono apparsi in Commissione i funzionari che, nei giorni scorsi, avevano fatto sapere con una lettera a Issa e agli altri membri di questa richiesta, e del no che era venuto da Washington. La quarta testa dello scandalo è quindi la ricostruzione di chi ha negato, e perché, il rafforzamento, che sta generando ora il balletto delle accuse e controaccuse tra il dipartimento della Hillay e la Casa Bianca di Barack. Con un primo voltafaccia rispetto alla dichiarazione della Rice all’ONU, la segreteria di Stato ha poi corretto la tesi del video, sminuendone l’importanza e il ruolo di detonatore dell’attacco, di fatto ammettendo che era stata Al Qaeda a uccidere. Ma ora l’ultima musica è ancora diversa: non c’è mai stata alcuna manifestazione (del resto l’assalto è avvenuto nelle tenebre della tarda serata, di sorpresa) e il gruppo armato era di terroristi decisi a tutto. Punto. La Hillary, insomma, nega che sia mai stato il suo dipartimento a fornire a Obama la ricostruzione di comodo e prende le distanze, impossibili, dalla Casa Bianca. La quale è adesso alla mercè degli attacchi che le verranno da parte dei Repubblicani e sicuramente da Romney nei comizi a venire.

Da capire è il ruolo che vorrà giocare la stampa pro Obama: se sarà onesta e semplicemente riferirà i dettagli della seduta alla Camera (ampi stralci sono stati trasmessi da FOX, e molto meno dalla Cnn e dalle altre TV), il pubblico americano avrà un elemento di giudizio serissimo sulla Casa Bianca. E se sarà informato con correttezza non potrà che trarre una conclusione: il governo non ha difeso come doveva i suoi diplomatici nella sede più a rischio del mondo oggi, e poi ha mentito fino a che ha potuto nella ricerca della verità. E’ un mostro di insipienza e inganni che avrebbe fatto fuori qualunque altro presidente (tipo Nixon con il Watergate, dove non morì alcun ambasciatore Usa ma abbondarono le menzogne) e che vedremo che cosa provocherà al futuro politico di Obama&Hillary.


di Glauco Maggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Gianna1

    19 Ottobre 2012 - 18:06

    Questi due furbacchioni sono stati costretti a mentire per nascondere la realtà, e cioè che la loro primavera araba ha regalato gli unici paesi laici del medio oriente al fondamentalismo islamico.

    Report

    Rispondi

blog