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Le presidenziali Usa

Obama e Hillary temporeggiano ma il caso Bengazi li manderà a casa

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama e Hillary temporeggiano ma il caso Bengazi li manderà a casa

Dalla risposta data da Hillary Clinton ad una giornalista nel corso della conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri Italiano Terzi di Santagata, a Washington per l’annuale Gala della Niaf (fondazione che raccoglie le associazioni italo-americane), si capisce che il governo Obama è letteralmente disperato per il caso tragico dell’assalto dei terroristi islamici al consolato di Bengazi che si è concluso con l’uccisione dell’ambasciatore Chris Stevens e di altri tre americani. 

Ecco, per documentare come si può rispondere senza dire niente, la domanda sulla Libia della giornalista Jill e la risposta di Hillary. 

“ Signora Segretario, nel dibattito di ieri sera, c’è una cosa che il vicepresidente ha detto, che ciò (la prima ricostruzione della folla arrabbiata a causa del video NDR) era quanto l’intelligence ci ha detto. E c’è una questione che mi sembra così di base che io trovo difficile capire perché non sia chiara. Ed è se c’era o non c’era in effetti una dimostrazione quella notte. Non c’è alcuna chiarezza che lei abbia, su ciò, al momento? E poi, anche, può dirci che cosa stava facendo lei nel momento in cui avvenne l’attacco? So che Charlene Lamb, una funzionaria del Dipartimento di stato, va dicendo che lei era a rientrata qui a Washington e stava monitorando elettronicamente da quel posto (il consolato NDR) ciò che stava accadendo in tempo reale. Può dirci che cosa stava facendo lei? Stava guardando? Stava parlando con il presidente? Ha dettagli su queste cose per favore?” 

E questo è il cuore della risposta di Hillary sulla Libia, da cui tralasciamo i ringraziamenti all’Italia, ovvi per la presenza di Terzi, con cui ha aperto la sua replica. “Jill, penso che sia molto importante riconoscere che c’è in corso un’indagine, abbiamo un comitato per la revisione delle responsabilità che sta ora iniziando il proprio lavoro. Ma essendo al centro di questa tragedia dall’inizio, io questo so: non c’è nessuno nell’amministrazione che sia motivato da niente altro che non sia il cercare di capire che cosa sia successo. E stiamo facendo tutto quello che possiamo per prevenire che qualcosa di simile possa accadere ancora da qualche altra parte. E ovviamente noi stiamo, come governo, facendo ciò che si deve per individuare le responsabilità. Ad oggi non abbiamo un quadro completo. Non abbiamo tutte le risposte. Nessuno in questa amministrazione ha mai affermato il contrario. Ognuno di noi ha affermato chiaramente che stiamo fornendo le migliori informazioni che abbiamo in un determinato momento, e queste informazioni continuano a essere aggiornate”.

Hillary, Obama e Biden hanno dunque una sola strategia: nascondersi dietro alla “investigazione che è in corso” per stendere un velo pietoso sul comportamento del governo, e sperare di tirare fino a dopo il 6 novembre per fare chiarezza. Ormai non si contano le versioni date dall’11 settembre, quando ci fu l’assalto, a oggi, su che cosa sia successo e sul grado di sicurezza della sede (hanno parlato dal portavoce di Obama alla ambasciatrice Susan Rice all’Onu, dal capo dell’intelligence a Obama stesso all’Onu e in Tv, da Hillary ai funzionari del dipartimento di stato e ai responsabili militari della sicurezza in Libia durante l’audizione in Congresso qualche giorno fa. Fino a Joe Biden nel dibattito con Paul Ryan ieri sera in TV) . Ma sono tutte testimonianze a spizzichi e bocconi, senza coerenza e senza i dettagli sulla notte tragica, che è ormai qualcosa avvenuta 40 giorni fa. Ieri, alla CNN, la madre afflitta di uno degli americani uccisi ha riversato tutta la sua rabbia contro la Casa Bianca che non le ha ancora fatto sapere come sia morto il figlio, che era nella sede con Stevens. E ancora non si sa chi e come sia stato portato in ospedale, dove è giunto cadavere, l’ambasciatore. E’ evidente che l’essere partiti con una spiegazione che era una pura falsità ma serviva politicamente a Obama, cioè che l’attacco non era premeditato e terroristico ma frutto della rabbia del popolino ultrareligioso contro il video anti-Maometto, ha poi avviato una reazione a catena devastante. Ma anche ora che è chiaro che si è trattato di un atto di un gruppo affiliato di Al Qaeda, perché l’amministrazione non svuota il sacco sulla dinamica degli eventi? Il fatto che il governo sia così reticente significa solo una cosa. Che se la verità venisse tutta fuori prima che si aprono le urne, sarebbe peggio di tutto ciò che oggi stanno già pagando Obama e Hillary per questo scandalo. Ma riusciranno a mettere il coperchio su una onesta ricostruzione della vicenda? I Repubblicani sono sempre più decisi a tenere alta l’attenzione, e Romney ha due altri dibattiti a disposizione in cui è previsto che si parli di politica estera (il prossimo sarà metà e metà con le questioni domestiche, ma l’ultimo del 22 ottobre sarà tutto sui temi internazionali) . Le tv via cavo, Fox Channel in testa, non molleranno certo l’osso. Ma il punto interrogativo è la stampa mainstream: proteggerà il duo degli insabbiatori interessati e complici nel pasticcio, Obama&Hillary? Un fatto è certo, e si vede dai sondaggi che dicono che gli americani, due su tre, sono turbati e preoccupati per come Obama ha gestito l’affare di Bengazi: il tema della Libia, e della politica estera in generale con Siria e Iran, è risalito nell’interesse del pubblico, e contribuisce giorno dopo giorno a minare l’immagine del presidente.

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    13 Ottobre 2012 - 11:11

    Il suo rivale é il peggio che si possa pensare per tutta l'Europa e non solo. Basta una delle sue innumerevoli gaffes ''me ne frego dei poveri''. Ritorniamo agli USA custodi del mondo, ai grandi capitali che vogliono le guerre per far funzionare le industrie ecc...

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