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Venti giorni al voto Usa

Le elezioni della fede:
Mitt favorito su Barack

Cattolici e protestanti con il candidato democratico secondo i sondaggi. E Barack divide pure gli ebrei pro-democratici

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Le elezioni della fede:
Mitt favorito su Barack

Gli americani si porteranno la fede nell’urna, per scegliere tra Obama e Romney? Un 20% sicuramente no, perchè da recentissime rilevazioni (Pew Research) è emerso che uno su cinque non ha una religione di riferimento. Per gli altri chissà, dal momento che è l’economia a turbare davvero i sonni di tutti, e il posto di lavoro è un valore per chiunque, fede o non fede. Ma per coloro che danno una qualche importanza all’aspetto religioso della propria vita, e considerano importante una certa affinità con il candidato da votare, anche il credo può avere il suo peso.

I mormoni, va da sé, non avranno tanti dubbi per chi votare, visto che Romney è uno di loro. Quanto ai cattolici, ci ha pensato Obama a renderli sospettosi verso i democratici, con la legge che impone alle istituzioni religiose di fare da veicolo per le polizze di ObamaCare, comprensive di copertura per la contraccezione e di una conseguente “violenza e repressione contro la libertà di coscienza”, come hanno tuonato i vescovi. Inoltre, Paul Ryan è cattolico,  e amico personale del cardinale Tim Dolan, presidente della Conferenza dei Vescovi Usa, quello che ha detto a chiare lettere al presidente che la norma sulle pillole ferisce la fede cristiana e che ha fatto, e farà, di tutto fino al 6 novembre per trasmettere ai fedeli delle diocesi il suo messaggio critico. Gli ebrei, che per tradizione sono filo democratici in grande maggioranza, in questa tornata hanno mille riserve sulla politica di Barack Hussein verso Israele e l’Iran, e nei sondaggi la popolarità di Obama è di almeno una dozzina di punti più bassa di quanto non fosse nel 2008 (4 anni fa era al 78%, qualche mese fa era al 65%).  

Un mormone e un cattolico nel ticket, pensava qualcuno, finirà con lo scontentare i protestanti, che mai si erano trovati senza un loro correligionario nella coppia di aspiranti presidenti del GOP. E sbagliava. Un sondaggio pubblicato oggi, “Southern Baptist Convention’s Lifeway Research” , basato su un campione di pastori protestanti ed evangelici ha scoperto che appoggiano, addirittura con un rapporto di tre a uno, Romney contro Obama: il 57% è per Mitt, il 17% per Barack, il 22% indeciso (gli altri non hanno risposto). “Ideologicamente le posizioni di Romney tendono a coincidere o a essere complementari alla ideologia della maggior parte dei pastori “, ha detto a Fox Tv Allan Lockerman della First Baptist Church a Cleveland, congregazione che ha 5500 fedeli. “Uno tende a votare il carattere della persona prima di votare le condizioni in cui si trova coinvolto”, ha spiegato. E Scott McConnell, direttore di Lifeway Research e responsabile del sondaggio, ha aggiunto: “ E’ chiaro che i pastori non stanno scegliendo una guida spirituale per gli Stati Uniti quando votano per il presidente. Loro stanno selezionando il leader del settore esecutivo del governo. E lo studio mostra che una significativa maggioranza di pastori preferisce la direzione, le politiche e i valori di Mitt Romney”.

Wow, vuoi vedere che adesso rispunteranno le polemiche contro i “fondamentalisti evangelici”, quelle che erano in voga contro George Bush per dargli del bigotto? Ma come potrà rispondere Obama a questo plebiscito dal pulpito? Potrà contare su Jeremiah Wright, il pastore dei suoi anni a Chicago: anche se Barack lo ha scaricato nel 2008 per rifarsi una verginità, Jeremiah è sempre un suo fan. Così come il fanatico ministro Louis Farrakhan, il leader spirituale della Nation of Islam. Commemorando il 17esimo anniversario della “marcia del milione di neri su Washington”, Farrakhan ha caldeggiato “radicali soluzioni per salvare il paese”, e ha rinnovato di appoggiare Barack, invitandolo ad essere più nero e più aggressivo. E ha anche minacciato sommosse di strada se il Premio della Pace non ce la farà ad avere il bis con i voti.

Per avere dalla sua i miti religiosi della Trinity Church di Manhattan, la chiesetta a due passi da Ground Zero che ospitò i pompieri e gli operai nelle settimane dopo l’11 Settembre 2001, Obama invece dovrebbe prendere il telefono e fare uno sgarbo ai suoi amici di Occupy Wall Street, chiedendo loro di togliersi dai piedi. Da settimane le “avanguardie popolari” si sono accampate sul marciapiede, che è di proprietà comunale, proprio davanti alla Trinity Church: sono sempre lì, dai 20 ai 50 figuri contando anche gli homeless professionali, e litigano con quelli della chiesetta quando questi ultimi chiedono di poter pulire alla mattina e alla sera i marciapiedi, che è una civica responsabilità della Chiesa. Ci sono stati già una decina di arresti negli ultimi giorni per varie intemperanze ed episodi illegali degli OWS, al punto che la Chiesa ha cancellato la Festa di Halloween di fine mese, quella con le maschere, le caramelle e i bambini del quartiere. “Troppi rischi, non ce la sentiamo di far venire le famiglie la sera in questo ambiente insano e pericoloso”, hanno comunicato ieri. Un anno fa alla festa avevano partecipato 1200 pacifici cittadini grandi e piccini. Ma la Rivoluzione non è un pranzo di gala, e neppure una festa di Halloween. E che Trinity Church, la chiesa più tollerante e aperta di Manhattan, si adegui alle intimidazioni degli amici del presidente!

di Glauco Maggi 

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