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Vincere facile

C'è un sondaggio che dice Obama
Peccato che sia truccato

"Barack vince con il 59%". Ma il campione è basato su persone che abitano fuori dagli Usa e che non potranno votare

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

Non tutti i sondaggi sono sfavorevoli a Obama di questi tempi. Ce n’è uno, anzi che lo dà irraggiungibile vincitore, con un margine del 59% contro il 9% a Romney. Peccato per lui, però, che i 21.797 interpellati dalla BBC/GlobeScan/PIPA abitino in 21 paesi sparsi per il mondo e non possano votare tra due settimane. Non c’è l’Italia tra le nazioni del campione, ma si può sicuramente scommettere che la percentuale di italiani che lo vorrebbe ancora alla Casa Bianca non sarebbe tanto distante da quella dei 4 paesi Europei presenti. Forse non come il 72% dei francesi, che si aggiudicano il primo posto al mondo e che, del resto, avendo appena eletto Hollande hanno evidentemente dimostrato una propensione al socialismo “duro” che, come dar loro torto, riconoscono nel buon Barack, quello sponsorizzato da Chavez del Venezuela, dai Castro cubani, e dal neosovietico Putin. Magari come il 65% degli inglesi, o come il 64% dei tedeschi. Sicuramente di più degli spagnoli, al 45% per lui (ma all’1% per Romney, state tranquilli), e dei polacchi. Quarto, e ultimo, paese europeo tra quelli del sondaggio, la Polonia non va oltre il 34%, che è comunque il doppio dei consensi per Romney. Nei testa a testa con Barack ha difeso l’idea strategica, che piace al governo di Varsavia in funzione antirussa, di installare lo scudo antimissilistico concordato con l’America di George Bush, ma si deve accontentare del fatto che la Polonia sia il secondo paese “amico”. 

Anche se a livello mondiale il risultato pare un plebiscito, le sorprese non mancano: c’è un solo Paese i cui cittadini danno più voti a Mitt che a Barack ed è il Pakistan. Non c’è male come esito della politica di un presidente che aveva garantito che, con lui, i rapporti tra gli Stati Uniti e il mondo islamico sarebbero migliorati ovunque. Del resto, sui pakistani sono piovuti tanti di quei droni obamiani che la gente del posto non se l’è sentito di dargli più dell’11%  (Romney, comunque, ha avuto solo qualche punticino in più). 

Francesi a parte, che dal genuino antiamericanismo che hanno sempre covato per via di Reagan e dei Bush (ostilità ricambiata dall’America profonda e conservatrice che usa Parigi come modello negativo) sono passati ad un antiamericanismo più sofisticato e stravedono per il presidente più antiUsa di sempre, le altre nazioni che danno a Barack oltre il 60% di preferenze sono tutte al di fuori delle aree più critiche del globo. Per ordine di favore a Obama si va dall’Australia, seconda assoluta appena sotto il 70%, al Kenya (che è anche quello che dà più credito a Romney, ma con meno del 20%) , alla Nigeria, al Canada, a Panama, alla Gran Bretagna, al Brasile e alla Germania. Indonesia e Sud Corea si fermano appena sotto il 60%. Spagna e Messico calano sotto il 50% e poi c’è il lotto dei Paesi sotto il 40% dove i pro Obama sono un terzo circa della popolazione: il Perù e l’India un po’ di più d’un terzo, Polonia, Turchia e Giappone un po’ di meno. Con la Malesia e la Cina il favore cala ancora e si ferma attorno al 28%, e ultimo c’è il citato Pakistan. 

Barack resta comunque, nell’immaginario collettivo globale, un personaggio con un innegabile fascino. Nero (a metà), di sinistra (ora camuffato, ma le sue origini ideologiche sono marxiste senza alcun dubbio), di religione indefinita (cristiano per calcolo, ateo di fatto, musulmano nel DNA), ipercritico rancoroso dell’America e dell’Occidente “imperialisti” (cioè coloro che sconfissero i sovietici), come mostra la cacciata del busto di Churcill dalla Stanza Ovale, Obama scalda le anime belle dei media internazionali, e le relative opinioni pubbliche. Le stesse che sono orfane di JF Kennedy (che bravo che era, il suo fiasco alla Baia dei Porci ha garantito mezzo secolo di socialismo reale a Cuba) e di Bill Clinton (insuperabile la sua statura etica, citofonare Monica), e che non potrebbero sopportare di perdere un altro eroe dopo un solo mandato.

di Glauco Maggi

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