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Corsa alla Casa Bianca

Obama e Romney, il rischio è la palude

Presidenziali Usa, la Camera resterà in mani repubblicane mentre il Senato è in bilico: chi vincerà potrebbe essere condannato a tanta propaganda e poca azione, almeno fino alle elezioni di MidTerm

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama e Romney, il rischio è la palude

di Glauco Maggi

Se per la Camera ci sono pochi dubbi che resterà in mani repubblicane (lo abbiamo spiegato in un blog di qualche giorno fa), il Senato con tutta probabilità continuerà ad essere controllato dai democratici. Mentre l’attenzione è concentrata sulla Casa Bianca, un esito divaricato per il Congresso, se così sarà, di fatto condannerà il vincitore a tanta propaganda e a tanta inazione, almeno per il biennio 2013-2014. C’è anche un nome nel gergo politico per casi del genere, gridlock. Poi, con il voto di medio termine che ci sarà fra due anni, solo una eventuale conquista della maggioranza da parte del partito del presidente anche del secondo “ramo” parlamentare potrà dargli la forza legislativa per incidere con riforme importanti nei settori che sono già sul tappeto ma che si trascineranno senza sbocchi di riforme fino al novembre 2014. Che è quello che è avvenuto nel secondo biennio di Obama, dopo aver perso la Camera dei Deputati nel 2010. 

Il GOP dovrebbe aggiungere tre senatori, e vincere la presidenza, per controllare il senato, che ha 100 seggi, due per ognuno dei 50 Stati. Oggi infatti ne ha 47 contro i 53 democratici, e con quattro salirebbe direttamente alla maggioranza di 51. Però, se si arrivasse al 50-50, entrerebbe in gioco il voto del presidente del senato. Poiché per legge copre questa carica il vicepresidente degli Stati Uniti, se fosse Paul Ryan avrebbe il diritto al 51esimo voto, che scatta solo in caso di stallo. Ovviamente, con il 50-50 e la presidenza a Obama, il posto resterebbe in mano all’attuale Joe Biden. 

Secondo Larry sabato, il professore di scienze politiche dell’università della Virginia che cura un blog di analisi e previsioni elettorali chiamato spiritosamente Crystal Ball (Sfera di cristallo), ci sarebbero ancora in gioco cinque o al massimo sei seggi, sui 33 in rinnovo (al Senato la carica dura sei anni, e quindi ogni due anni se ne rinnova un terzo). In Connecticut le chance di Linda McMahon del GOP sono molto basse, con i sondaggi che la danno oltre tre punti dietro a Chris Murphy. Questo seggio, oggi, è coperto Joe Lieberman che non si ricandida, ed è un indipendente raggruppato con i democratici. E al lumicino sono ridotte anche le speranze di Scott Brown, il repubblicano che a Boston fece nel 2010 il miracolo di prendersi il seggio del defunto Ted Kennedy, feudo per decenni del fratello di JFK. La sfidante Elizabeth Warren, ultraliberal, è favorita sulla carta, e nei sondaggi, poiché il Massachusetts è tradizionalmente uno stato molto blu, democratico. Se perde qui, il GOP dovrebbe dunque compensare il posto di Brown con un quinto senatore conquistato (o un quarto se vince Romney).   

I seggi che appaiono alla portata del GOP sono quelli di tre stati nei quali vincerà di sicuro Romney:   l’Indiana, l’Arizona e il Nord Dakota. Ciò potrebbe fare da traino ai candidati repubblicani, ma uno di loro si è in pratica “suicidato” politicamente con dichiarazioni indifendibili, naturalmente sfruttate a dovere dall’avversario. Richard Mourdock, tesoriere dell’Indiana, ha detto giorni fa “penso che la vita sia un dono di Dio, e anche quando comincia nell’orribile situazione di uno stupro è qualcosa che Dio ha voluto avvenisse”. Joe Donnelly, democratico, dovrebbe quindi riuscire a guadagnare il seggio lasciato da Dick Lugar in Indiana. Jeff Flake, del GOP dell’Arizona, è davanti ma di pochissimo al democratico Richard Carmona, e potrebbe anche non farcela in una battaglia su cui i repubblicani contavano moltissimo. In Nord Dakota, il repubblicano Rick Berg precede invece bene la democratica Heidi Heitkamp. 

In Nevada e Wisconsin l’incertezza è a carico dei democratici, perché rischiano di perdere in due stati in cui Obama è molto favorito. E anche in Florida, Ohio e Virginia i sondaggi dicono che i democratici sono in testa, anche se non sicuri al 100%. Sono quindi tante le sfide che si concluderanno all’ultimo voto, come per la Casa Bianca, ma gli errori personali dei candidati del GOP (oltre a Mourdock, anche in Missouri Todd Akin ha perso il treno per dichiarazioni becere) fanno pensare che Harry Reid continuerà ad essere il capo della maggioranza al Senato, e una sicura spina nel fianco di un (eventuale) presidente Romney.

twitter @glaucomaggi

 

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