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Crisi di valori

"Diventeremo come l'Europa". Romney sbaglia: l'America è già uguale

Mitt doveva usare il presente: i valori che hanno reso gli Usa "eccezionali" sono già stati abbandonati da tempo

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Mitt Romney

Mitt Romney

“Se votate Obama diventeremo come Roma, Madrid e Atene”. Lo aveva detto Mitt Romney negli ultimi giorni della campagna, con il risultato di far arrabbiare, e chissà perché, i permalosi europei: i quali in realtà tifano Obama proprio per quel motivo, ossia perché è il presidente degli Stati Uniti ritenuto più filo socialista (lo è), più pacifista (vedremo con l’Iran), più favorevole a cedere poteri di governo alle Nazioni Unite ratificando i trattati internazionali che limitano l’indipendenza americana. 

Ma Romney, ed ecco perché ha perso, aveva sbagliato il verbo. Era giusto dire “lo siamo già”, non “diventeremo europei”. Con  lo svarione, ha dimostrato di non capire la strisciante trasformazione della cultura del paese, e dell’abbandono dei valori che avevano reso “eccezionale” l’America nel ventesimo secolo,  fino a JFKennedy. Bastava che avesse letto l’analisi sulla “involuzione” nel libro di Charles Murray “Coming Apart- Lo stato dell’America bianca dal 1960 al 2010”, e si sarebbe risparmiato la battuta futuristica. 

Mentre sceglievano il presidente il 6 novembre, nei referendum statali promossi per iniziativa popolare sui temi più svariati, gli americani hanno fatto vedere che, per loro, il “sogno” è ormai quello “europeo”, non quello americano. In Colorado e nello Stato di Washington sono state approvate le leggi che legalizzano la marijuana, e non dietro la foglia di fico dell’uso terapeutico grazie alla quale era passata tempo fa in California, ma proprio così, per divertirsi. Una Amsterdam tra le Montagne Rocciose e una sul Pacifico vicino al Canada. 

In California, con la Proposizione 30, gli elettori hanno detto di sì, con una maggioranza del 53%, ad un forte aumento delle tasse, per una raccolta di 6 miliardi di dollari, proposto dal governatore Jerry Brown, democratico, che con quei soldi, dice, eviterà di tagliare ore e maestri nelle scuole pubbliche. In Italia la materia fiscale non può essere soggetta a referendum popolari, perché i governanti vogliono avere il monopolio di tosare i contribuenti: i californiani, che hanno già le tasse più elevate d’America insieme a chi abita nello Stato di New York, hanno quindi superato i maestri di Roma, e hanno fatto vedere che loro, le tasse, se le alzano da soli. 

Zapatero, si ricorderà, aprì il suo mandato qualche anno fa con la legge che legalizzava le nozze omosessuali in Spagna. Il seme è fiorito anche qui. Il 6 novembre il Maine, Washington e il Maryland (il “Paese di Maria” per le sue radici cattoliche) hanno approvato leggi che permettono le nozze gay, aggiungendosi alla lista che comprendeva già Connecticut, Iowa, Massachusetts, New Hampshire, Vermont, New York, District of Columbia. Anche due tribù di pellerossa (pardon, native american), avendo poteri amministrativi autonomi, hanno legalizzato i matrimoni omosessuali.  

Romney non ha insomma capito in quale America viveva, e continuando a ricordare nei comizi che con Obama il debito federale è balzato da 10mila miliardi a 16 mila miliardi in quattro anni pensava di dare uno choc agli elettori, di fare “l’adulto della compagnia”. Gli americani hanno fatto spallucce. Ormai molti di loro viaggiano, Parigi non è più quel miraggio che meritava addirittura dei film dedicati all’avventura nella Ville Lumièr, e un bellissimo musical di Gershwin (“Un Americano a Parigi”). Ora a milioni vanno in Francia e a Roma, a Firenze, a Barcellona. Vedono che pur con tutti i debiti che hanno quei governi, i cittadini europei fanno tre volte le loro ferie annuali, sopportando senza una piega che il debito nazionale (per esempio quello italiano) sia oltre il 120% del Pil. E così hanno imparato a fare spallucce, loro che sono “solo” al 102% (era il 10% nel 1900). 

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • Gianna1

    11 Novembre 2012 - 11:11

    Ci sono stati diversi rferendum proposti dagli ambientalisti che sono stati tutti respinti. La California ha respinto, con il 57,3% dei voti, la Proposition 37 per la specifica etichettatura di tutti gli alimenti contenenti OGM, nonostante le associazioni ambientaliste e anti-GM fossero sicure del successo del referendum. In California, la città di San Francisco ha inoltre deliberato su F Proposition, che ha proponeva, su iniziativa di alcuni gruppi ambientalisti, lo svuotamento del Hetch Hetchy, un serbatoio enorme che fornisce acqua a 2,6 milioni di americani della Bay Area dal 1923. I cittadini di Michigan hanno respinto la proposta di referendum (con ben il 64% dei voti) che avrebbe richiesto alle società elettriche di fornire, entro il 2025, almeno il 25% della loro energia da fonti rinnovabili.

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  • Gianna1

    09 Novembre 2012 - 23:11

    Pardon, intendevo gli OGM, non le Organizzazioni Non Governative :)))

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  • Gianna1

    09 Novembre 2012 - 16:04

    Di più, è un anticipo di quello che accadrà in Italia, sia che vincano le sinistre, sia che restino i prof. che con Napolitano sono in perfetta sintonia con Obama. E' possibile sapere, così, tanto per chiudere in bellezza, forse, il risultato del referendum sugli ONG?.

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