Cerca

GUIDO VACIAGO

CALCIOPOLI IL RETROSCENA

Schede svizzere: il giallo Schede svizzere: il giallo Emerge una novità: tabulati troppo "dettagliati", erano davvero delle aziende telefoniche? Un dettaglio insinua il dubbio: nelle liste delle chiamate c’erano dati che le compagnie non raccoglievano. E quel pc di Tavaroli...

Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero
CALCIOPOLI IL RETROSCENA

Calciopoli: un retroscena emerge e potenzialmente potrebbe minare l’utilizzabilità della prova principale per la quale a Napoli è stato condannato Luciano Moggi (e non solo lui), ovvero le famigerate schede svizzere, attraverso le quali - secondo l’accusa - l’ex dg bianconero coordinava la “cupola” e parlava con arbitri e designatori evitando le intercettazioni. Ora, grazie all’instancabile Paolo Gallinelli, l’avvocato dell’ex arbitro Massimo De Santis, sorge un dubbio sui tabulati, attraverso i quali hanno ricostruito i contatti fra gli “associati”. Ecco perché.

La domanda è questa: come hanno fatto i Carabinieri di via in Selci ad avere, nei loro tabulati, anche i tentativi di chiamata? Ovvero, come hanno fatto ad avere nelle liste delle chiamate effettuate dalle famose schede svizzere anche le chiamate senza risposta (perché, per esempio, l’altro telefono è spento o non raggiungibile)? La domanda è importante perché solo dal 2009 le compagnie telefoniche italiane raccolgono quel tipo di dato. Prima del 2009 i tabulati forniti alla magistratura per le indagini contenevano solamente i dati delle chiamate andate a buon fine. Si legge in un documento ufficiale relativo al decreto Frattini: «In ottemperanza alle previsioni di Legge, le società telefoniche si sono prontamente fatte parte attiva per raccogliere anche le informazioni relative alle chiamate non risposte successivamente al 31 Dicembre 2009. Nel rispetto delle previsioni del D.Lgs. 109/2008 (Decreto Frattini), i dati relativi alle chiamate non risposte possono essere conservati per soli 30 giorni». Insomma, se solo dal 2009 le compagnie telefoniche raccolgono quel tipo di dato, come mai nei tabulati in mano agli inquirenti di Calciopoli i tentativi di chiamata c’erano?

Quei tabulati, secondo quanto ricostruito in aula dagli stessi Carabinieri (e in particolare dal maresciallo Di Laroni), sono stati ottenuti dalle compagnie telefoniche italiane, alle quali le schede svizzere si agganciavano in roaming. Insomma, ci fu - secondo la ricostruzione - nei confronti delle varie aziende (Tim, Wind, Vodafone, eccetera) una regolare richiesta per conoscere il traffico telefonico di quelle schede, quando agganciate alle cellule italiane. Le compagnie consegnarono questi tabulati, sui quali i Carabinieri effettuarono manualmente e senza l’uso di computer lo schema degli incroci per stabilire da dove chiamavano e chi chiamavano. In questo modo, secondo un metodo deduttivo: se una certa scheda aveva molti contatti da Arezzo veniva associata all’arbitro Bertini, se aveva molti contatti da Roma veniva associata a De Santis. Un metodo che ha lasciato qualche “buco”, ma ha retto nel processo di primo grado. Il problema, ora, è capire perché quei tabulati erano così “dettagliati”, visto che all’epoca delle indagini (2004-2005-2006), le compagnie telefoniche non fornivano il dato dei tentativi di chiamata, in essi però contenuti. Arrivavano davvero dalle compagnie telefoniche? Al dubbio (e per ora solo un dubbio, niente di più) si associa un altro piccolo grande mistero delle indagini di Calciopoli, quello della presenza del computer di Giuliano Tavaroli nella caserma di via in Selci nei giorni in cui si indagava su Calciopoli. Il pc dell’ex responsabile della security Telecom (che aveva organizzato le indagini illegali su Moggi, De Santis e i designatori nel 2003, poi coinvolto nello scandalo Telecom) venne spedito a Roma dalla Procura di Milano con un decreto di ispezione. Spedito proprio alla seconda sezione del nucleo operativo di via in Selci a Roma. Perché? E cosa conteneva quel pc? Tavaroli e i suoi uomini, per esempio, avevano accesso al famigerato sistema Radar per intercettare illegamente il traffico telefonico e, con quel sistema, i tentativi di chiamate venivano registrati. Da qui il dubbio. Solo un dubbio, per ora.
GUIDO VACIAGO

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • zioFranco

    29 Novembre 2012 - 19:07

    i tifosi della Bjuve ignari,danneggiati e colpiti nel loro eterno amore bianconero peggio che se traditi e resi cornuti dalla moglie; i gonzi azionisti di minoranza danneggiati con le azioni diventate cartaccia, gli Agnelli/Elkann anch'essi ignari e col giocattolo rotto in mano, Bettega non sapeva niente di niente (e c'è da crederlo visto che con Moggi&Giraudo contava come il tre di coppe col gioco a bastoni)ed è stato comunque estromesso, i giocatori le partite le giocavano onestamente sul campo e si son ritrovatio in serie B, Moggi&C. vittime di un complotto ordito a loro danno dai poteri forti.....chissà mai perchè è finita in serie B la Bjuve e non , che so, l'Anconitana? zio Franco

    Report

    Rispondi

  • gpetricich

    14 Novembre 2012 - 09:09

    Basta che siano stati pagati! Indovinate da chi?

    Report

    Rispondi

  • gibuizza

    13 Novembre 2012 - 01:01

    Ma come si fa ad accettare che: " i Carabinieri effettuarono manualmente e senza l’uso di computer lo schema degli incroci per stabilire da dove chiamavano e chi chiamavano .... Un metodo che ha lasciato qualche “buco”, ma ha retto nel processo di primo grado"? Ma quale persona dotata di minimo buon senso non avrebbe chiesto al maresciallo Laroni: "mi dimostri come ha fatto". Non posso pensare che dei giudici abbiano "bevuto" una ricostruzione incrociata manuale di migliaia di dati, o sono pazzi o sono in malafede!

    Report

    Rispondi

blog