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Calciopoli. Il delitto perfetto esiste?

Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero
Calciopoli. Il delitto perfetto esiste?

“Il delitto perfetto” è un film di Alfred Hitchcock del 1954. Una storia di ruoli scambiati, nella quale il regista gioca a creare un sentimento di empatia ora con questo, ora con quel personaggio, sul filo di una domanda: si può compiere un delitto senza lasciare traccia? 
Calciopoli è stata architettata lasciando un buon numero di spiragli che fanno intravedere un’altra storia, scritta sui giornali ancora prima che iniziassero i processi. 
Alle sentenze anticipate dalla Gazzetta dello Sport e alla sapiente ricostruzione che Galdi e Piccioni hanno adattato per le masse, ha fatto da contrappunto la voce inascoltata di Enzo Biagi e di Giuseppe D’Avanzo, che avevano intuito cosa c’era dietro una spy story a lungo trascurata.

Secondo Gallinelli, legale di De Santis: «L’inchiesta di Calciopoli è nata prima del 2004, quando ufficialmente fu aperta da Narducci. E certamente non è nata in modo legale». L’ipotesi consiste nell’idea che non sia niente altro che il copia-incolla dei dossieraggi illegali che, come ha testimoniato Tavaroli nell’aula bunker di San Vittore dove si tengono le udienze del processo Telecom di Milano, Moratti gli ha commissionato quando era capo della sicurezza della Telecom e che furono svolti in collaborazione con Facchetti, il quale avrebbe dato lo spunto ricavato dalle frequentazioni con Nucini. Dall’insieme delle testimonianze rese da Tavaroli, Cipriani e Caterina Plateo al processo Telecom è emerso che Moratti si servì dei mezzi della Telecom, con la complicità del presidente Tronchetti Provera, di Buora e di Paolillo (che procurava colloqui di lavoro a Nucini), tutti azionisti e dirigenti della società nerazzurra, per spiare esponenti della FIGC, calciatori, dirigenti di squadre di calcio, arbitri in attività, ma anche soggetti riconducibili alla GEA, praticando uno spionaggio detto di tipo industriale contro la concorrenza, che costituisce reato.

Mentre le indagini degli inquirenti si basano essenzialmente su intercettazioni telefoniche, i dossieraggi ricalcano i metodi sperimentati dalla sicurezza di Telecom, attraverso investigazioni incrociate tra pedinamenti, controlli bancari e intercettazioni telefoniche, eseguite nel modo che Fabio Ghioni e l’ambiente degli hacker che gli ruota intorno usano definire “sportivo”. Il termine significa che all’indagine cosiddetta “aperta”, condotta entro i confini del lecito attraverso l’analisi di dati ricavabili attraverso determinate metodologie e grande acume da Google e da banche dati consultabili da chiunque, se ne affianca un’altra che sconfina dai territori consentiti dalla legge. 

L’11 novembre 2012 Tuttosport ha riportato d’attualità la questione della legittimità delle prove acquisite dagli inquirenti di calciopoli. Scrive Andrea Pompili nel libro “Le tigri di Telcom”che a partire dal G8 di Genova in Italia si verificò l’intensificarsi dei sistemi di sicurezza informatici, a cui si affiancò nel corso degli anni il codificarsi da una parte delle esigenze di gestione della privacy dell’individuo e dall’altro delle prerogative e delle urgenze degli inquirenti, attraverso l’emanazione di una serie di decreti e leggi. Dall’analisi investigativa cronologica dei sistemi di indagine e della regolamentazione in sede legale, l’avvocato Gallinelli ha creduto di scoprire che nelle indagini dei “Magnifici 12” c’è qualcosa che non dovrebbe esserci. Nelle liste delle chiamate effettuate dalle schede svizzere sarebbero comprese anche le telefonate senza risposta, poiché il telefono chiamato è spento o irraggiungibile. In realtà questi dati sembra siano stati sempre raccolti, ma sottoposti a una regolamentazione che ne prevede la conservazione per una durata di 30 giorni, quando non ci siano specifiche richieste dagli inquirenti, solo dopo il D.Lgs. 109/2008. Secondo Di Laroni i tabulati delle schede svizzere sono stati richiesti nel maggio 2006 e sono relativi al periodo dal 30/6/2004 al 30/6/2006. 
L’analisi della questione è complessa e legata al confronto delle modifiche della legislazione sull’utilizzo e la durata della conservazione dei dati telefonici, ma anche delle date delle richieste formali dei dati da parte della magistratura.

Tuttavia delle falle del sistema di sicurezza della rete Telecom si parla da anni. A proposito del suicidio di Adamo Bove, Repubblica.it del 22 luglio 2006 scriveva che l’ex poliziotto, al quale erano state affidate da Marco Tronchetti Provera le redini della "security governance" dopo che Tavaroli era stato allontanato in seguito all’epilogo giudiziario dei dossieraggi illegali, era stato fin dal 2000 il responsabile del sistema Radar, “un software interno alla Tim nato per proteggere dal rischio-frodi l'intero traffico sulla telefonia mobile. Ma anche il ventre molle, secondo l'ipotesi dei magistrati, attraverso cui alcuni dipendenti del gruppo si sarebbero introdotti senza lasciar traccia nella rete per ricostruire tabulati ed intercettare conversazioni”. L’utilizzo illegale e addirittura l’esistenza di un fiorente mercato nero dei tabulati illegali è stato al centro di indagini e processi legati all’attribuzione di responsabilità ai dipendenti infedeli della Telecom o alla diretta emanazione delle loro operazioni illegali dai vertici dell’azienda stessa. In questo ambito si svolgerà nel febbraio prossimo il procedimento giudiziario per ricettazione ai danni dell’ex presidente della Telecom Marco Tronchetti Provera. Al centro dell’interesse degli inquirenti l’hackeraggio condotto dall’allora neonato Tiger Team di Telecom presso un hotel di Rio de Janeiro ai danni della concorrenza durante l’acquisizione di Telecom Brasil e la ricettazione di un CD dell’agenzia investigativa Kroll. Secondo Andrea Pompili fu Tiago Verdial a tradire la Kroll, che spiava Telecom Italia per conto di Telecom Brasile, e il CD arrivò in Italia grazie a un viaggio di Caterina Plateo, segretaria di Bove, che si recò di persona a prelevarlo. Le ostilità per il controllo di Brasil Telecom tra la società di Tronchetti Provera e alcuni fondi di investimento finì in tribunale sia in Italia che in Brasile e il CD fu consegnato alle autorità di entrambi i paesi dai legali della Pirelli e della Telecom. 

La relazione finale dei controllori interni a Telecom indicò che proprio dai terminali di Bove e dei suoi collaboratori era possibile entrare "con modalità anomale e non certificabili" nel sistema e coincise con i risultati del Garante alla privacy. Il dossier relativo alle indagini si trovava nel luglio 2006 sulle scrivanie dei pm Civardi e Napoleone. Quest’ultimo era stato il firmatario dell’ordinanza con la quale fu disposto che il pc di Tavaroli giungesse per essere ispezionato in Via Inselci a Roma, dove i “Magnifici 12” stavano conducendo le indagini di calciopoli. 

Il 5 maggio 2010 Moggi dichiarò alla trasmissione “Matrix” di Canale 5: "Le schede svizzere erano intercettabili eccome, hanno intercettato la telefonata delle griglie con Bergamo... Potevano fare lo stesso servizio con gli arbitri e senza rogatoria, visto come hanno acquisito in Svizzera i tabulati...Ma il problema era che io agli arbitri non le ho mai date e in fondo, visto che i carabinieri sapevano e scrivevano che da Coverciano partivano decine di telefonate delle schede svizzere attribuite agli arbitri avrebbero potuto con un blitz alle tre di notte fare una retata di telefonini criptati e scoprire l’arcano. Ma non conveniva tentare quel sequestro: avrebbero scoperto che gli arbitri non avevano le sim. Io ho dato due schede ai designatori che me le avevano chieste e una al padre di Paparesta che faceva la moviola alla Rai. E poi è emerso che nel negozio dove le ho acquistate io, dal De Cillis che ne ha vendute 25 mila, si sono serviti altri uomini del calcio tra cui Marco Branca (dirigente dell’Inter, ndr)...chi mi dice che queste schede non hanno fatto un giro particolare?”.

Scrive “Il fatto quotidiano” a proposito del rinvio a giudizio di Tronchetti Provera: “La contestazione di ricettazione mossa a Tronchetti Provera dai magistrati milanesi porterebbe a escludere la complicità e soprattutto il ruolo di mandante dello stesso Tronchetti Provera nell’ambito di altri reati contestati, la corruzione e il concorso in violazioni informatiche. Per questi ‘filoni’ ancora aperti la procura di Milano potrebbe chiedere l’archiviazione”. 

L’imprevisto che potrebbe smascherare gli autori di un delitto ritenuto perfetto si nasconde nei silenzi delle sim svizzere o nell’omertà di chi consente che tra una prescrizione e un’archiviazione si possa continuare per sempre a eludere le regole?

fonte: G. FIORITO www.giulemanidallajuve.com

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Commenti all'articolo

  • zioFranco

    29 Novembre 2012 - 18:06

    mai più avrebbe pensato che sarebbe caduto a causa del più, per così dire, innocente dei reati compiuti...ah ah ah c'è da morir dal ridere a pensare ai telefonini di Moggi dopo che la razza padrona Agnelli ha fatto man bassa di tutto per più di mezzo secolo abbondante; zio Franco

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  • paolo44

    17 Novembre 2012 - 17:05

    Troppi i complici dell'associazione, i colpevoli: Stampa rosa e no, TV Mediaset, rai, Rossi, Politici (Melandri, Prodi) potentati economiici (Telecom, ecc.)Magistratura , Federcalcio, Coni. Ci vuole una rivoluzione perchè confessino le loro vergognose colpe, non lo farebbero che sotto tortura. Perché se venisse fuori ora ,tutta la verità, sarebbero tutti finiti.Forse la Storia rimetterà le cose a posto, meglio tardi che mai. Tanto lo farà di certo,le prove ed i documenti sono tutti là, ormai. Solo la magistratura italiana non vuole vedere, vero "eminenze" togate?

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