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La Zarina della Rai colpisce ancora: Bianca Berlinguer contro i sindacalisti del Tg3

La direttora ha accusato i delegati dei giornalisti di difenderle solo i "fannulloni". Poi alza bandiera bianca...

Il Soviet della tv pubblica in preda ad una crisi di nervi: rotti i rapporti sindacali fra Cdr e direzione
Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

enrico.paoli@liberoquotidiano.it

Bianca Berlinguer, direttore del Tg3

La Zarina guida il telegiornale con il pugno di ferro

 

Se in Rai la chiamano la Zarina una ragione, forse, ci sarà pure. Perché Bianca Berlinguer, direttore del Tg3 tutto d’un pezzo, dell’imperatrice della “madre Russia” oltre ad avere il phisique du role, ha  il piglio deciso e assolutista. Del tipo «qui comando io, punto e basta». E la letteratura in materia,  dalle lamentele per l’autista troppo ligia al codice della strada, alla redattrice finita in quarantena per il servizio sul segretario del Pd,  Pier Luigi Bersani, inviato in ritardo e non andato in onda (incidente che capita anche nelle migliori, figuriamoci nelle peggiori, famiglie televisive), e lì a dimostrare che il soprannome se lo è guadagnato sul campo.

L’ultimo giro di danza dei cosacchi, però, ha offerto una versione inedita, e per certi aspetti inaspettata della Zarina. Il comitato di redazione, la rappresentanza sindacale dei giornalisti, ha annunciato di aver rotto le le relazioni sindacali  con la direzione del Tg3, essendo stati accusati dalla Berlinguer di difendere «i fannulloni». A bomba scoppiata la direttora ha replicato tendendo la mano, la stessa che aveva picchiato sul tavolo durante l’incontro con la rappresentanza sindacale. Più che un balletto russo, un valzer viennese. I fatti, dunque.

A scatenare il caso è stato un incontro convocato dalla direzione, come previsto dal contratto, per comunicare al comitato  di redazione alcuni avvicendamenti.  In particolare quello di Eugenia Nante che lascia, su sua precisa  richiesta,  la carica di caporedattore della Redazione cultura, avendo ottenuto un contratto di collaborazione fissa con la stessa t testata. Alla collega Nante subentrerà, come ha spiegato la Berlunguer,  l’attuale caporedattore della sede di Milano, Oliviero Bergamini. La redazione di Milano, a sua volta,  sarà guidata da Emanuela Falcone, attuale vicecaporedattore di quella sede. A breve, poi, dovrebbe essere colmato il conseguente vuoto in organico, mentre il ruolo di vicecaporedattore, almeno temporaneamente, rimane vacante. Spostamenti e cambi che non sono piaciuti affatto ai sindacalisti del Tg3. E siccome certi panni sporchi non conviene affatto lavarli in famiglia il cdr si è preoccupato di sottolineare che «ancora una volta, di fronte alle nostre considerazioni su vari argomenti, il direttore ha invocato l’articolo 6 del contratto collettivo di lavoro giornalistico (quello che conferisce pieni poteri al direttore della testata ndr)  motivando le sue scelte con toni perentori che non ammettevano alcuna replica», spiegano i  rappresentati dei giornalisti, «rendendo impossibile, di fatto, ogni possibilità di confronto». E tanto per non far venir meno il peso della loro protesta  i sindacalisti del Tg3, solitamente in piena sintonia con il direttore,  hanno accusato la Berlinguer di  averli aggrediti: «Ci ha accusati di essere etero-diretti da figure interne al giornale a lei ostili», dicono  i redattori del telegiornale , «di difendere esclusivamente i lavativi, i nostri amici, di essere mossi da livori personali e, infine, di aver fomentato un clima di odio all’interno del giornale». E siccome la goccia, questa volta, ha fatto traboccare il classico vaso il cdr ha deciso di «interrompere ogni tipo di relazione sindacale all’interno della testata». Insomma, una rottura in grande stile, come non si vedeva da tempo al Tg3, abituato ad essere allineato e compatto come un sul uomo in marcia verso  il sol dell’avvenire.

Vista la situazione, la Zarina si è vista costretta a correre ai ripari, mettendo una pezza laddove è possibile, inviando un’accorata lettera ai redattori del telegiornale da lei diretto. «Sono sinceramente stupita che un normale confronto tra le parti abbia indotto il cdr ad assumere una decisione così grave come l’interruzione delle relazioni sindacali», sostiene la Berlinguer, «voglio ricordare che negli anni della mia direzione le relazioni sindacali hanno avuto un andamento fisiologico e i casi di sottoutilizzazione portati in Paritetica (una commissione interna alla Rai ndr) sono stati tre, uno dei quali risalente alla precedente direzione. Da quando sono diventata direttore la mia stanza è stata sempre aperta a tutte le colleghe e i colleghi e il mio telefonino è stato sempre acceso, mai mi sono sottratta ad alcun confronto e la schiettezza delle relative discussioni tra noi si deve, prima ancora che ai rispettivi caratteri, alla condivisione di lunghi anni di lavoro comune». Beh, si vede che al Tg3 non se ne era accorto nessuno.


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Commenti all'articolo

  • lobadini

    27 Novembre 2012 - 12:12

    Zarina? ma de che? se questa aveva un cognome diverso oggi stava sui viali a battere!!!!

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  • nickmari

    16 Novembre 2012 - 18:06

    Strano questo giornale che generalmente é contro il sindacato in questo caso é con questi. Saluti dalla Baviera da un Italo tedesco anti Fiom.

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