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Il post voto negli Usa

"Romney ha sbagliato tutto", i conservatori attaccano il loro candidato

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

"Romney ha sbagliato tutto", i conservatori attaccano il loro candidato

E' il "rompete le righe nel GOP", dove è scoppiata una seria contrapposizione tra Mitt Romney e Bobby Jindal, il governatore della Louisiana, indiano-americano, uno dei giovani leoni che con tutta probabilità si contenderanno la nomination per il 2016. E anche John Podhoretz e gli editorialisti del Wall Street Journal si sono schierati con Jindal. Il candidato sconfitto, parlando in una conferenza telefonica con una platea di donatori della sua campagna, ha riproposto l’argomento del 47% di americani non conquistabili dal GOP quale giustificazione del suo fiasco. “Ciò che la campagna del presidente ha fatto è stato di focalizzarsi su certe componenti della sua base elettorale, dare loro straordinari regali finanziari dal governo, e poi lavorare molto aggressivamente per portarli ai seggi, e questa strategia ha funzionato”, ha detto Romney (la registrazione del discorso è stata ottenuta da ABC News e subito trasmessa e ripresa dalla stampa). “E’ una strategia sperimentata”, ha continuato, “… dai un sacco di soldi a un gruppo e, indovina, loro ti voteranno… dar via regali gratis è un qualcosa contro cui è molto duro competere”. E ha citato i destinatari dei favori concreti.  Agli ispanici ha dato “due cose. Una, il grande regalo sull’immigrazione con l’amnistia del Dream Act, che è stata molto, molto popolare con i votanti ispanici e poi, numero due, Obamacare… Per una famiglia che guadagna 30mila dollari all’anno, la mutua pubblica gratis, che vale circa 10mila dollari annui, è roba massiccia, enorme”. E ai giovani al college, ha detto Mitt, il presidente ha ridotto i tassi di interesse sulle rette scolastiche.   

Ma “Obama non ha inventato la politica dell’acquisto dei voti”, ha commentato acido il Wall Street Journal, e “i repubblicani sanno ancora vincere qualche volta la Casa Bianca, è successo in cinque casi nelle ultime nove elezioni. Romney poteva vincere per la sesta volta, ma in qualche modo è riuscito ad avere meno voti popolari di John Mc Cain in un anno in cui si diceva che i repubblicani erano molto motivati”. E poi è seguita la critica più profonda: Romney vede la politica come “una serie di transazioni per interesse personale, piuttosto che una gara tra valori e programmi in concorrenza. I repubblicani che battono i Democratici che danno i regali sono quelli capaci di farlo con un messaggio più ampio di crescita, di opportunità e una spiegazione del perché le loro politiche sono migliori per entrambi gli obiettivi. Romney ha offerto il suo curriculum e ha spiegato a mala pena le sue politiche”. Per Podhoretz, Mitt “non ha ancora capito e continua a ripetere il suo messaggio perdente”, e sarebbe stato meglio se fosse rimasto zitto dopo aver fatto il suo discorso di resa a Obama la notte del voto. “A parte che è una cattiva mancanza di sportività – sostanzialmente Romney accusa Obama di aver vinto truffando al gioco – sta dimostrando la stessa ottusità circa i bisogni e le esigenze della gente normale che ha fatto più danni alla sua campagna delle prebende che Obama può aver elargito”, ha aggiunto. Anche Jindal è stato durissimo: “Romney ha assolutamente sbagliato” a dare quelle argomentazioni. “Sta dividendo gli elettori americani. I repubblicani devono continuare a mostrare come le nostre politiche aiutano ogni votante a raggiungere il Sogno Americano”. 

Sta insomma maturando un dibattito aspro nelle file dei conservatori, e al centro c’è, di base, una banale considerazione sui numeri. E’ vero che Obama ha una visione troppo focalizzata sul governo, scrive Podhoretz, ma Mitt ha posto troppa enfasi sulla promozione del business e sulla creazione della ricchezza a scapito del resto. Il Sogno Americano sarebbe, secondo Podhoretz e Jindal, “raggiunto da chi muove dalla povertà alla classe media così come da chi costruisce il suo piccolo business. In realtà, la mobilità sociale è probabilmente più rappresentativa della durevole natura del sogno americano che non individuali episodi di creazione di successi”. Obama, che ha puntato sul numero ovviamente più largo di lavoratori dipendenti rispetto agli imprenditori piccoli o grandi, ha avuto ragione. Ha avuto anche lui la sua gaffe quando ha detto agli imprenditori “se hai una azienda non sei tu che l’hai costruita, lo Stato è stato decisivo fornendo maestri e strade”. Ma non lo ha pagato perché tutti coloro che lavorano da dipendenti, assai più numerosi, non sono stati feriti da quella frase: anzi, chi è nella scala sociale dal centro in giù ha orecchie più orientate ad apprezzare la demagogia populistica di chi si mostra più sociale, più vicino a sé e ai propri disagi. Comunque, non c’è alternativa per il GOP al trovare la via per salvare la capra del messaggio pro crescita e i cavoli della massa dei tantissimi che non avranno mai lo spirito e le capacità di costruire imprese e ricchezza. Ci vogliono anche gli operai, i contadini  e gli impiegati in un sistema economico di capitalismo democratico, e votano. Il GOP lo ha scoperto dopo il voto, e ha meritato la sconfitta.  
Certo, esagerare con la “socialità” sappiamo che porta ad Atene e a Roma, e di welfare che soffoca il PIL si muore. La sfida per il GOP sarà quella di fermare l’America prima del suo declino, e dovrà usare le parole, i messaggi, e le soluzioni giuste per la maggioranza.

Come si ricorderà, a due mesi dal voto, Romney aveva detto ad una cena privata per la raccolta di fondi che “c’è un 47% della gente di cui è inutile che io mi preoccupi perché non potrei mai convincerli: vivono di welfare e di provvidenze pubbliche e voteranno Obama”. Era stata la sua gaffe più perniciosa, perché i democratici, una volta che la registrazione delle parole di Romney  è diventata di dominio pubblico, avevano avuto buon gioco nell’accusare il repubblicano di pensare solo a mezza America, quella privata e ricca. In un blog del 20 settembre mi ero chiesto: “Mitt Romney ha veramente compromesso le sue chance di elezione con la gaffe del 47%?”. E avevo sostenuto che era stato un autogol aver detto quella frase infelice, anche davanti a un pubblico amico; che era un incidente che doveva essere evitato e di cui Mitt non aveva che “da rimproverare se stesso”.  Dai risultati elettorali, e soprattutto dal giudizio non favorevole verso Romney come personaggio, espresso dalla maggioranza del pubblico nei sondaggi, si può rispondere ora che quel dubbio era più che fondato. Ma oggi sappiamo che neppure il bagno del 6 novembre ha aperto gli occhi a Romney. 

twitter @glaucomaggi

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