Cerca

Il mistero del «Modello 45» e la Calciopoli alla milanese

Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero
Il mistero del «Modello 45» e la Calciopoli alla milanese

Il famigerato modello 45, di cui abbiamo già più volte trattato, è uno dei non pochi misteri insoluti di Calciopoli: si tratta del famoso fascicolo aperto e archiviato dalla Boccassini nel 2004 e che nessuno è mai riuscito a vedere, in virtù del fatto che è stato archiviato con la procedura di autoarchiviazione definita 'modello 45' ed utilizzata per etichettare 'notizie di reato manifestamente infondate'; in tal modo il fascicolo non passa dal gip e per consultarlo è necessaria l'autorizzazione del pm, che può non concederlo in visione: in effetti nessuno è mai riuscito a vedere questo modello 45, lo stesso avv. Gallinelli ne ha fatto richiesta due volte, senza esito.
Il legale di De Santis, nella serata di ieri, in un'intervista rilasciata a Tuttosport.com, ha espresso le sue più recenti supposizioni e considerazioni su Calciopoli e il processo Telecom: studiando le carte, si è infatti imbattuto in un documento nel quale il Pm Boccassini richiedeva dei files di log. Cosa sia un file di log lo spiega proprio Gallinelli: “In pratica è un tabulato telefonico con le chiamate effettuate e ricevute, i numeri telefonici, i nominativi delle utenze, la durata delle chiamate, gli eventuali sms e anche gli spostamenti fisici della scheda, tracciando le celle a cui si aggancia la scheda: è una radiografia molto più approfondita di un semplice tabulato“.
La cosa interessante è che questa richiesta è avvenuta nel novembre 2004, dopo che Nucini si era presentato dalla Boccassini per denunciare il 'Sistema Moggi'; potrebbe significare che il Pm non era certo dell'autenticità dei dati forniti e chiese questi files, via fax, a Fabio Ghioni, proprio colui che nel processo Telecom ebbe a dichiarare che “attraverso il sistema Radar si potevano alterare i tabulati, creando un contatto tra due utenze telefoniche mai avvenuto”.
E l'avv. Gallinelli, da tutta una serie di elementi pensa di poter dedurre che i due procedimenti, richiesta dei files di log e fascicolo modello 45, portino addirittura lo stesso numero: cosa di cui però non può aver certezza se non gli viene concesso di visionare il fascicolo.
Opportunità di cui così spiega l'importanza: "Sarebbe interessante sapere qualcosa di più di quel colloquio fra Nucini e la Boccassini, che con la richiesta dei file di log voleva verificare ’l’autenticità’ di dati di traffico telefonico che potevano essere allegati ad un esposto denuncia contro Moggi, De Santis, eccetera. Quelli che potevano essere contenuti in quel famigerato Dossier Ladroni, commissionato dall’Inter e che era il frutto di indagini illegali su De Santis, Moggi, altri dirigenti della Juve, i designatori. Insomma sarebbe interessante capire perché da Milano stava partendo un’inchiesta sul calcio nel novembre 2004, ma soprattutto da quali spunti partiva quella inchiesta. Quel fascicolo chiuderebbe il cerchio rispetto alle scoperte del Processo Telecom, da dove sono emerse le indagini illegali commissionate dall’Inter”
Un altro interessante reperto è un decreto di ispezione di materiale informatico, sequestrato dal nucleo operativo dei carabinieri e successivamente analizzato dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, presumibilmente a Milano. Ora perché invece il pc di Tavaroli finì a Roma, nella caserma di via In Selci, nella parte centrale dell'indagine di Calciopoli?
L'ultima scoperta emerge dagli atti di Napoli: un decreto, in cui, su autorizzazione del gip di Napoli del 29 ottobre 2004, si dispone l'esecuzione da parte dei carabinieri della seconda sezione, quella di Auricchio, delle intercettazioni dei telefoni di Luciano Moggi, Massimo De Santis, Giuseppe De Mita, Francesco Ghirelli, Paolo Bergamo, Pierluigi Pairetto, Gennaro Mattei, Piero Sciascia e Tullio Lanese; questo decreto viene firmato il 2 novembre non da Beatrice e Narducci (titolari dell'indagine), non da Lepore (il loro superiore), ma da Carmine Esposito, l'allora sostituto procuratore della Repubblica della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Ed ora Esposito, in qualità di Procuratore generale, rappresenta l'accusa nel processo d'appello di Napoli col rito abbreviato.  

fonte: www.ju29ro.com

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog