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Ricongiungimenti familiari

Ora i repubblicani vogliono una sanatoria per gli immigrati

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Ora i repubblicani vogliono una sanatoria per gli immigrati

Grande attivismo dei repubblicani sul fronte dell’immigrazione. Venti giorni dopo la sconfitta elettorale, sia al Senato sia alla Camera i parlamentari del GOP sono protagonisti di iniziative legislative miranti a favorire l’immigrazione regolare, ma anche a misure che comunque mitigherebbero, senza arrivare a sanatorie generalizzate, i disagi delle famiglie di ispanici oggi separate perché solo un membro ha il permesso di residenza ma la moglie (o il marito) e i figli non possono raggiungerlo se non dopo trafile lunghissime, anche oltre i 6 anni. Alla Camera, dove è maggioranza, il GOP confida di mettere al voto entro qualche giorno il cosiddetto STEM Jobs Act che, come ha spiegato attraverso un portavoce il leader della maggioranza repubblicana Eric Cantor, “è una legge amichevole verso le famiglie, che aiuta il coniuge e i figli minori che sarebbero altrimenti separati per periodi di tempo estesi”

Qualche dato - Si calcola che oltre 322mila persone siano oggi in questa anticamera burocratica, tutti o quasi latinos. Inoltre, il testo darebbe la green card a 55 mila laureati con il master nelle facoltà del gruppo “STEM”, che sta per Scienza, Tecnologia, Engineering (Ingegneria), Matematica. Sono specializzazioni di cui ha urgente bisogno l’industria dell’high tech, che caldeggia da tempo un ampliamento del numero di permessi per assumere gente da fuori, dal momento che i diplomati americani sono insufficienti. Qualche mese fa la legge era già stata messa ai voti alla Camera, ma con una procedura che richiedeva una maggioranza qualificata dei due terzi, e che fu bocciata perché l’80% dei democratici si era opposto. La loro contrarietà è dovuta al fatto che le 55mila green card ai laureati avrebbero sostituito le 55mila assegnate per Lotteria ai cittadini di paesi sottorappresentati nel melting pot americano oggi, soprattutto dall’Africa. Se la legge, che ora seguirà un iter normale per cui basterà la maggioranza semplice, arriverà al Senato, troverà tuttavia una strada non facile per l’approvazione: i Democratici sono in maggioranza e, come minimo, chiederanno modifiche per reintrodurre l’afflusso di immigrati “non qualificati” da aree di maggiore diversità etnica. Ciò per non far giungere negli Usa solo gli ingegneri cinesi, indiani o europei, che sono i più richiesti dalla Silicon Valley californiana e da New York, seconda capitale di Internet in grande sviluppo. 

Non a caso ci sono il sindaco della Grande Mela Michael Bloomberg e il padrone del Wall Street Journal Rupert Murdoch tra gli executives di aziende tecnologiche e di media di tutto il paese che propugnano un’altra legge pro-immigrazione, la Startup Act 2.0. Introdotta nel calendario dei lavori qualche mese fa dal senatore repubblicano del Kansas Jerry Moran, la legge ha tra i suoi cosponsor i senatori Mark Werner, democratico della Virginia, e Marco Rubio della Florida, ispanico e vicino ai Tea party. La Startup Act 2.0 propone di creare un nuovo tipo di visto per imprenditori stranieri che potranno stare legalmente negli Usa se troveranno 100mila dollari da investitori (statunitensi o meno) e assumeranno almeno due americani durante il loro primo anno di attività. Questi visti speciali sarebbero 75mila, a disposizione di gente che vuol lanciare business di ogni genere, di alta tecnologia ma anche un ristorante. La loro durata prevista è di 4 anni, a condizione che in azienda ci sia una media annua di almeno 5 dipendenti a tempo pieno dal secondo al quarto anno. Trascorso questo periodo, l’imprenditore avrà titolo per avere una regolare green card permanente. 

Cambio di strategia - Questi fermenti legislativi da parte dei repubblicani sul tema della immigrazione sono l’ovvia reazione agli schiaffi subiti ai seggi dal voto ispanico. In Florida, l’esempio più clamoroso, ci sono stati 238mila voti ispanici in più del 2008, e il 60% di loro ha scelto Obama, che ha vinto con un margine di 78mila voti. Una sconfitta tanto  più bruciante perché quello di Miami  è lo stato dove c’è la concentrazione più alta di esuli cubani, tradizionalmente anticomunisti e più favorevoli al GOP. Una tradizione che si è interrotta quest’anno e che impone ai Repubblicani di cambiare nettamente la strategia nei confronti di tutti gli immigrati. Che sono stati trascurati dal GOP, o, peggio ancora, si sono sentiti minacciati dai toni di chiusura usati da Mitt in campagna elettorale.  

@glaucomaggi

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