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Dalla Russia agli Usa

L'errore sovietico di Obama

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

L'errore sovietico di Obama

Dalla Pravda russa è venuta una, più che sospetta, "lezione di anticomunismo" all'America scritta dal blogger moscovita Xavier Lerma. In un articolo dal titolo  "L'errore sovietico di Obama", il commentatore, che è un “conservatore” e insieme un fan di Putin, scrive tra l'altro che "i Comunisti hanno vinto in America con Obama ma fallito miseramente in Russia con Zyuganov (è il capo del rinato partito comunista russo, NDR) che ha preso solo il 17% dei voti". "Recentemente Obama è stato rieletto per un secondo mandato da una società analfabeta ed è pronto a continuare le sue bugie di meno tasse mentre in realtà le alza", ha proseguito Lerma. Qualsiasi critica che venga all’America dal pulpito del giornale che fu di Stalin e non ha cambiato nome da allora è sbagliata. Punto. Ma questa è anche rivelatrice, e subdola, perché dice qualcosa, sul piano biografico e della linea economica della Casa Bianca, di non lontanissimo dalla realtà.

Il destinatario è il proprio pubblico interno russo, che il comunismo storico lo ha davvero sperimentato con le decine di milioni di morti nelle carestie e nei gulag. E contro quel passato “rosso”, l’ex dirigente del KGB si è reinventato un abito politico da boss nazionalista e tradizionalista panrusso, illiberale, opportunista e visceralmente anti-americano, capace di prendere in giro la stessa costituzione facendo in alternato il premier, e poi il presidente della Russia, e poi il primo ministro ancora. Insomma, sempre al potere, con ogni mezzo (eliminazione degli oppositori liberali e libertari compresa). Putin ha però bisogno di avere un’opposizione alla sua sinistra, per  far vedere che è un “nemico dei comunisti”, e i blogger putiniani recitano la lezione. 

Il caso di Obama è diverso. Barack è stato davvero allevato politicamente da un tesserato del Partito Comunista Usa, il PCUSA, e ancora pratica politiche di tassazione, dirigismo, debito pubblico e redistribuzione alla “socialismo europeo”; ma è stato eletto presidente perché, a differenza di Putin che non poteva celare il suo passato nella nomenklatura sovietica condannata dalla storia, lui è riuscito a nascondere egregiamente le sue radici marxiste da giovane e a fare poi, da adulto, politica con i Democratici, e nella componente nera che ha il vento di sostegno del senso di colpa dei bianchi. E comunque, tenendosi Marx nel cuore e senza rinnegarlo mai pubblicamente, Barack ha poi imparato a godere di tutte le libertà civili, religiose, di pensiero, di associazione che sono il fondamento della società, della cultura e dell’eccezionalismo americano. Quindi, quando il blogger Lerma lo attacca perché “fa discorsi di pace e di amore nel mondo mentre promuove le guerre come ha fatto in Egitto, Libia e Siria”, è il putiniano Lerma che getta la propria, di maschera. E quando aggiunge che Obama sta pianificando “ la sua prossima guerra con l’Iran nel mentre licenzia o degrada i suoi generali che si mettono di mezzo”, fa un polverone da cui emerge solo che sta facendo il megafono di Putin, e il difensore dei peggiori autocrati arabi e islamici. Questo è quello che passa la propaganda “intellettuale” moscovita di questi tempi. Ne tengano conto la Hillary, quella che voleva “resettare” le relazioni con la Russia di Putin. E se lo ricordi lo stesso Obama che ha promesso a Medvedev, con quel celebre fuori onda, che una volta rieletto sarebbe stato “più flessibile” sulla questione dello scudo missilistico in Polonia e Repubblica Ceka. Cioè che avrebbe accettato lo smantellamento dell’iniziativa di difesa dei paesi ex satelliti sovietici, che Mosca non gradisce. Quanto all’accusa di essere un comunista che è apparsa sulla Pravda, trovi lui le parole per commentarla quando incontrerà Putin alla prima occasione. Viene da uno che se ne intende, da marxista a marxista.

@glaucomaggi

 

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