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Obama, Romney e il pranzo delle beffe

Il presidente vede il suo ex sfidante per la prima volta dal giorno delle elezioni

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama, Romney e il pranzo delle beffe

Quindi giovedì 29, a colazione, il presidente Obama vedrà Mitt Romney per la prima volta da quando i due si sono confrontati davanti a milioni di americani, quella volta in cui Barack sparò la bugia su Bengazi e i “gli atti di terrore” e Mitt si fece prendere in giro dalla moderatrice della CNN amica del presidente. 

Che cosa possa aver generato questo incontro a quattr’occhi non è un mistero. Basta mettere insieme il carattere delle due persone e non poteva che finire così. Da una parte il più bravo, il più efficace, il più cinico, il più volgare, il più spregiudicato, il più ideologico, il più osannato e protetto dalla stampa e dalla Tv mainstream, personaggio politico sulla piazza americana; e ovviamente del partito più portato a fare dei propri militanti dei professionisti raffinati del palazzo. Dall’altra, l’uomo che è riuscito a passare per avvoltoio della finanza, per assassino (della moglie di un licenziato da una ditta in cui Romney non era più da oltre 5 anni), per sfruttatore delle donne, grazie all’opera brillante del suo avversario (della stampa ho già detto); e senza far sapere, Mitt, che lui sul piano umano aveva compiuto atti di volontariato personale, conditi da una generosità in dollari per gli enti di carità americani che da sola faceva il pari con quella del presidente e di qualche dozzina di senatori democratici messi insieme.
Da un match così impari non poteva che venir fuori il “pranzo delle beffe”, un misto di “sindrome di Stoccolma”, con il poveretto perdente che non sa staccarsi dal suo Dominator, e di carità (chissà?)  mormone verso un presidente che non aveva mai fatto mistero di odiare, proprio a livello di pelle, Mitt e la sua famiglia. Di sicuro, nella chiesa di Jeremia Wright dove Barack Hussein si è fatto 20 anni di sermoni, non ci sarebbe mai stato spazio per queste offerte dell’altra guancia: i bianchi e i semiti, tutti all’inferno. 


Politicamente, il meeting tra i due pesa meno che se si vedessero Joe Biden e Clint Eastwood, il che sarebbe almeno una rimpatriata tra battutari navigati. Romney ha finito di contare sulla scena del potere Usa con la telefonata del 6 notte in cui ha concesso la vittoria a Barack. Quella andava fatta, e andava fatta con la grazia che il galateo delle istituzioni richiede dai suoi leader, e che lo sconfitto ha rispettato perfettamente. Ma che tre settimane dopo la vittoria sul campo Obama ottenga anche quella al tavolo da pranzo è un eccesso di fair play che va oltre la norma. Nel pieno di uno scontro sul fiscal cliff che sta dilaniando il congresso, soprattutto la parte dei perdenti Repubblicani che sono sotto la pressione della richiesta di alzare le tasse, che ci va a fare Romney da Obama? A dire che lui voleva abbassarle, perché era la ricetta giusta? Qualunque cosa farà  o dirà a Obama non può essere di alcuna utilità al paese, ma solo, possibilmente, un assist regalato al presidente. Che ha vinto con la linea legittima e rischiosa della divisione netta tra “chi è con me e chi è contro di me”, e non ha bisogno di passare, gratis, per quel leader aperto alle ragioni degli altri, e bipartisan, che ovviamente non è. 


Lo scorno è già palese dalle parole che ha speso il portavoce di Obama nella conferenza stampa quotidiana quando gli è stato chiesto di che cosa avrebbero parlato i due. “Ci sono aspetti del passato di Romney che il presidente ritiene sarebbero utili al Paese…come il modo in cui ha salvato le olimpiadi di Salt Lake City”. Capito? Questa è pura classe politica, ma è possibile perché l’altro è un masochista. “L’importante è partecipare, Mitt”, lo irriderà Obama. “E, a proposito di olimpiadi, già che hai salvato il bilancio fallimentare di quelle dello Utah non è che mi salvi Washington?”. Mitt cornuto e mazziato, ma se l’è cercata lui la figura del poveretto che elemosina qualche lancio di agenzia. Doveva andare a Salt Lake City in vacanza per Natale, con i nipotini, e lasciare gli affari di Palazzo nella capitale al presidente che ha il pelo sullo stomaco per arraffarli.

 

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Commenti all'articolo

  • Liberal81

    30 Novembre 2012 - 01:01

    ...INSULTARE OBAMA! Cinico? Volgare? Gentile Maggi, la invito a controllare il significato delle parole su un dizionario di italiano prima di scriverle sulla stampa nazionale. A meno che il suo livore personale verso Barack H. Obama non le abbia ormai totalmente obnubilato la ragione. Per quanto riguarda l'incontro con Romney, che dire? Non ci si può aspettare comprensione o apprezzamento di gesti di cortese collaborazione o, magari - ancor meglio - di disinteressata collaborazione per il bene comune del proprio Paese da parte di chi, fino a ieri, ha inneggiato alle pagliacciate planetarie del "Banana", dell' "eroe" GW Bush (lo ha definito lei così, forse aveva appena riletto Tex Willer...chissà) e delle avventure amorose di Topolanek sotto i cieli della Sardegna. Sempre cordialità.

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