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Tolleranza zero

Corri, Joe, corri! Spunta mister Lhota
per la poltrona di sindaco a NYC

Il "New York Post" lancia la sua candidatura: un uomo forte con la stessa "stoffa" di Giuliani

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Joe Lhota

Joe Lhota

Corri Joe, corri! Il New York Post ha lanciato in un editoriale Joe Lhota come valido concorrente per la poltrona di sindaco della città, che Michael Bloomberg lascerà tra meno di un anno. Di Lotha si vocifera da settimane ed ora ci si aspetta un annuncio ufficiale tra non molto, perché il tempo per una seria campagna ormai stringe. Lhota è stato il vice sindaco di Rudy Giuliani, che giorni fa ha dato il suo appoggio anticipato in una intervista: se corre, sarebbe un’ottima scelta e io mi spenderò per lui, ha detto. Ora resta da vedere se Lhota, 58 anni, residente di Brooklyn, MBA ad Harvard e diplomato in Business School alla Georgetown University, attualmente presidente esecutivo della MTA (l’azienda dei trasporti municipali di New York), riuscirà ad ottenere l’investitura, oltre che quella ovvia del partito Repubblicano (GOP) di cui è membro, anche del Partito Indipendente (Indipendence Party). Presentarsi sulla scheda con l’appoggio di una terza forza è un buon trampolino per avere maggiori possibilità di vincere, per un repubblicano: gli elettori registrati democratici in città sono quasi 2,9 milioni, contro i 460.129 repubblicani, su un totale di registrati pari a 4,2 milioni. Il rapporto di oltre 6 contro 1 di iscritti ai due maggiori partiti è un vantaggio di partenza eccezionale per un candidato democratico, ma non gli garantisce la vittoria. Infatti da venti anni, negli ultimi cinque turni elettorali, Rudy Giuliani ha vinto due volte e Michael Bloomberg tre (e per avere un terzo mandato Bloomberg ha dovuto far passare una legge di deroga in consiglio comunale, perché la norma prevede solo due mandati da 4 anni). Entrambi si erano presentati con il doppio sostegno ufficiale, del GOP e degli Indipendenti, una trovata per rendersi accettabili ai molti democratici che non si sentono rigidamente vincolati alla sigla, ma guardano al candidato. 

Lhota oggi gestisce l’agenzia del metrò e dei bus, che conta 65mila dipendenti, e ha appena ricevuto ottimi giudizi dall’opinione pubblica in città per come ha coordinato il salvataggio delle carrozze e, poi, la ripartenza ordinata a tempo di record della metropolitana in occasione dell’uragano Sandy. Il suo passato manageriale è completato dall’essere stato vicepresidente di Cablevision e banchiere d’investimento alla First Boston Bank. 

Da direttore del budget comunale e da commissario finanziario, altri ruoli coperti sotto Giuliani, Lhota ha amministrato un bilancio di oltre 40 miliardi di dollari: e, si ricorderà, il sindaco repubblicano per il quale Lhota ha servito con successo molti anni era stato eletto a Capitol Hill, dopo le amministrazioni democratiche, proprio per tirar fuori la città dalla bancarotta e dal degrado malavitoso in cui era sprofondata negli Anni Settanta e Ottanta. 

In città è alta la preoccupazione che a succedere a Rudy e Mike, due campioni della “tolleranza zero” che hanno trasformato la Grande Mela nella metropoli più sicura d’America, possa essere una figura di minore peso e personalità, e che non abbia la stessa determinazione a reprimere la criminalità. Siamo liberal, pensano di sé i newyorkesi, ma a casa nostra “legge e ordine” è la filosofia che ci piace. A fine novembre, nella città da 9 milioni di persone (più i pendolari e i turisti) gli omicidi nell’anno in corso sono stati 369, contro 474 alla stessa data del 2011, anno che ne ha poi avuti in tutto 515 (meno di un quarto dei 2.245 del 1990). 

Non a caso era circolata tempo fa, su pressioni dei repubblicani ma non solo, anche la voce sulla possibilità che a gareggiare contro il democratico che vincerà le primarie fosse lo stesso commissario capo della polizia, Ray Kelly. Ma l’ipotesi non si è poi concretizzata, e, come uomo “forte” della stessa stoffa di Giuliani, è venuto ora allo scoperto Lhota. 

Glauco Maggi  

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