Cerca

Complimenti per la trasmissione

Riders Cafè, ma Roberto Parodi non è Peter Fonda...

Italia 2 e il solito programma sulle moto

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Roberto Parodi byker

Sin dai tempi di Peter Fonda/Capitan America (’69), gli appassionati di Harley Davidson sono stereotipi a due cilindri, brava gente ma fatta con lo stampino.
Giubbotto di pelle, bandana, motona personalizzata spesso somigliante a un boiler (ma devi dire sempre che è «fica»...), i bykers sono tutti sinceramente convinti che i propri viaggi intorno al mondo, siano imprescindibili per il resto dell’umanità. E ritengono un dovere morale raccontarceli. Prendete Roberto Parodi, le cui gesta da conduttore/ centauro a Riders Cafè – E ti bastano 2 ruote (italia 2, martedì , ore 23.25) rimarrebbero probabilmente ignote se questo ex ragazzo dai capelli grigi e l’erre moscia presentatosi alle telecamere come «scrittore», non fosse il fratellino minore delle più note Benedetta e Cristina. Non che Bob Parodi sia antipatico, anzi.

Cazzaro rombante, su un potente mezzo chiamato la “bombolona”, ci racconta il suo viaggio con un incipit da film di Michael Cimino: «Questa volta è stata dura abbandonare la mia famiglia, la mia casa, la mia chitarra...». Solo che Bob non parte per il Vietnam. Si dirige, più banalmente, verso Cape Town, scollandosi dalla borghesissima dimora dal centro di Milano. Bob ci informa, gigioneggiando, di tutti i suoi straordinari movimenti. Attraversa i posti di blocco libici stupendosi di non essere aggredito dalle forze ribelli, anzi realizzando di essere ben accolto («entriamo qui come i marine a Napoli!»); ci rende edotti che nel deserto il caldo è un luogo comune (ma molti la chiamano “escursione termica”); si lascia andare a un spruzzetto di retorica presso El Alamein; intramezza mandando in onda video casarecci di altri bykers che vogliono raccontarci pure loro le esperienze uniche a due ruote; ci accompagna ad un rally di cinquantini; polemizza con quelli che buttano le cicche dal finestrino («se c’è una moto dietro potreste darle fuoco!»). E ci introduce la sua collaboratrice Veronica, una che ingolfa le Vespe e ha più tatuaggi d’un camallo. Più che dalle parti di Jack Kerouac, siamo vicini all’Hotel California del giornalista Guido Prussia, quindici anni dopo. Ti bastano due ruote, e avanzano. (Fortuna che paga Mediaset, e non il servizio pubblico…).


Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog