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La foto al morto nel metro: finti scandali e veleni politici

La stampa americana ha messo alla gogna Umar Abbasi, il fotografo che invece di salvare Ki Suk Han l'ha immortalato poco prima che venisse travolto dalla metropolitana. Ma l'obiettivo vero dei critici era l'odiato Rupert Murdoch: ecco perché

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

La foto al morto nel metro: finti scandali e veleni politici

di Glauco Maggi

"Tutto è avvenuto così velocemente. Dal momento in cui ho sentito le urla fino al momento in cui il treno ha colpito l'uomo saranno passati circa 22 secondi… La vittima era così distante da me, io ero già troppo lontano per raggiungerlo quando ho cominciato a correre e a scattare fotografie. Avevo la mia macchina al collo, che non era nemmeno pronta per quella situazione. Non avevo idea di cosa stavo riprendendo. Non so nemmeno che cosa stavo registrando dentro di me di quello che stava accadendo. Stavo solo guardando il treno che si avvicinava. La carrozza ha colpito l'uomo prima che io lo potessi raggiungere, e nessuno che era più vicino a lui ha tentato di tirarlo su". Lo ha raccontato sul New York Post il fotografo freelance Umar Abbasi, quello del metrò di New York che ha colto l'immagine della carrozza della Q Line che stava piombando sul povero Ki Suk Han e che è stato additato come mostro per aver scelto lo scoop alla vita di un innocente. La sua versione, però, non è stata riportata dai censori, che hanno preferito svolgere il tema secondo due linee guida. La prima è quella apocalittica di condanna del cinismo dei giornalisti, che per una storia esclusiva ammazzano la mamma. Come se la povera "stampa" non avesse già i suoi problemi di credibilità e sopravvivenza, ecco un'occasione per dare quasi dell'assassino ad un testimone, impossibilitato a fare di più, che di mestiere fa il fotografo. Per sostenere l'attacco, i critici non hanno riportato la sua diretta testimonianza: meglio non sentire neppure come sono andati davvero i fatti, ignorare il racconto del protagonista, e immaginarsi una bella piattaforma del metrò vuota di altri viaggiatori, con solo un poveretto aggrappato al bordo che tende la mano al fotografo, unico presente, che è davanti a lui e che, per la gloria e per l'orrore da vendere al pubblico, sadicamente si dedica a scattare l'immagine della tragedia invece di tirarlo su. 

L'altro filone è più banale e scoperto. E' quello di chi ha attaccato il piccolo pesciolino Abbasi, ma per colpire lo squalo mandante, Rupert Murdoch padrone del New York Post. Se il fotografo testimone fosse stato del New York Times, sarebbe stato tutta un'altra storia. Quando la morte e l'orrore vengono scattati non per la sola cronaca ma per la causa "preferita", e pubblicati alla nausea, fanno tutta un'altra impressione e sono OK. Anche se falsi. 

La foto di Robert Capa del 1936, "Il soldato che cade", coglieva un repubblicano nell'attimo in cui crolla all'indietro colpito a morte, mentre il fucile gli scivola dalla mano. E' passata alla storia come il documento simbolo della guerra di resistenza in Spagna, ma è stato poi dimostrato che si trattava di un falso, cioè di una immagine costruita, posata. Né il posto, e nemmeno la vittima, erano quelli dichiarati all'inizio, ma nondimeno la foto apparve sulla rivista francese Vu e su quella americana Life

E perché non pubblicare la foto dell’esecuzione, colpo di pistola sparato alla tempia, del prigioniero Viet Cong Nguyen Van Lem da parte del generale di Saigon Nguyễn Ngọc Loan? Tutti se la ricordano, fu un successone, e bisogna ringraziare il cameraman dell'Nbc e il fotografo dell'Associated Press, Eddie Adams, di essere stati proprio lì, l'1 febbraio del 1968. Ci si può chiedere: senza la presenza di Adams con la sua macchina fotografica, il sanguinario generale Ngoc avrebbe ammazzato lì, così, sui due piedi, per lo spettacolo della guerra, il Viet Cong? La sua sorte era (forse) già segnata (non tutti i Viet Cong presi dai saigonesi sono stati ammazzati), ma l'Ap sul posto ha di sicuro indotto il generale a sparare così platealmente. 

Ma questa è storia archiviata, mentre le colpe di Murdoch sono attuali: è l’editore del Wall Street Journal con i suoi editoriali anti-Obama, oltre che del New York Post che ha appoggiato Romney; ma, soprattutto, è colui che, con Fox Channel TV, ha creato un’isola di informazione alternativa a quella liberal che dominava le Tv via cavo, Cnn in testa, fino a una quindicina d’anni fa. Oggi i conduttori di prima serata di Fox sono di gran lunga i più seguiti, e Bill O'Reilly da solo ha più audience di Cnn e Msnbc messi insieme. Insomma, sono nemici da colpire e questa "occasione" non la si poteva sprecare. 

 

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Commenti all'articolo

  • aldopastore

    09 Dicembre 2012 - 07:07

    Questa volta non concordo. La maggior parte dei giornalisti sono degli sciacalli.titoli ad effetto,diffamazione,palesi bugie e,quasi sempre di parte.Questi si che dovrebbero andare in galera. Invece arrestano sallusti.....è sempre il Paese delle due facce

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