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Lavoratori

Svolta nel Michigan: lavoratori liberi di scegliere il sindacato

Il parlamento locale darà ai dipendenti pubblici e privati il diritto di iscriversi a un'organizzazione

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Rick Snyder

Rick Snyder

Il Michigan ha inferto una batosta storica al sindacato, a conferma che il trend verso la libertà di scelta individuale dei lavoratori va avanti, anche nell’America obamiana. Oggi il parlamento locale di Lansing, la capitale dello stato della “cintura della ruggine” (come è chiamata la teoria di Stati a vocazione industriale pesante, dal Wisconsin alla Pennsylvania passando per l’Indiana e il Michigan), ha passato la legge “right to work” (il “diritto a lavorare”). Mercoledì 12, con la firma del governatore Rick Snyder, lo stato di Detroit, famoso perché ospita le sedi centrali e i maggiori stabilimenti delle tre grandi aziende automobilistiche americane GM, Ford e Chrysler, diventerà così il 24esimo stato nella nazione a permettere ai lavoratori, privati e pubblici, qualcosa che è da sempre consentito persino in Italia: decidere in libertà se aderire al sindacato aziendale, pagando la relativa tariffa annua per la tessera. Non avviene così infatti in 26 dei 50 stati americani senza una norma simile, nei quali i dipendenti di una società privata o di un ente pubblico sono costretti a iscriversi al sindacato quando sono assunti e a pagare la somma mensile che viene trattenuta dal datore e girata alle unione. Siccome con questi soldi i sindacati si impegnano in campagne politiche notoriamente a favore dei Democratici, la perdita di iscritti, di fondi, e quindi di potere che deriva dall’introduzione della legge “right to work” ha persino indotto Obama ad intervenire lunedì pubblicamente contro la decisione della maggioranza dei parlamentari locali del Michigan. Ma è stato un appello inutile, perché è dalle urne del 6 novembre che era uscita la condanna del privilegio sindacale nello stato delle auto. Le Union, infatti, avevano raccolto le firme per imporre un referendum che introducesse nella Costituzione locale il divieto a introdurre leggi di limitazione del potere sindacale. Ma la gente lo ha respinto con una maggioranza di voti superiore persino a quelli dati ad Obama sulla scheda per la presidenza. 


La batosta è pratica ma anche simbolica, perché il Michigan è la culla del sindacato UAW (United Auto Workers), che fu fondato a Detroit nel 1935, in piena depressione. Dopo una protesta allo stabilimento di Flint, nel 1937, la General Motors fu la prima a riconoscere la UAW, seguita negli anni successivi da Ford e Chrysler. L’espansione del numero di Stati “right to work” ha un fondamento, oltre che morale sul piano della libertà, anche prettamente economico. Due anni fa lo stato confinante dell’Indiana aveva votato la legge per il diritto a lavorare e il suo governatore Mitch Daniels, repubblicano come Snyder, aveva fatto una campagna pubblicitaria d’invito alle aziende di altri stati a ricollocarsi in Indiana. Le prime rilevazioni sugli effetti sono state fornite tempo fa dal The Mackinac Center, un pensatoio free market del Michigan, e segnalavano l’avvio di un certo travaso: mentre l’Indiana aveva aumentato di 43mila unità la propria forza lavoro, di cui 13900 nella manifattura, grazie alla decisione di una novantina di imprese di traslocare nello stato, il Michigan aveva perso 7300 occupati. Snyder, che pure non aveva nel suo programma quello di  essere il governatore della patria delle Union che passerà alla storia per averle castigate, si è convertito al “diritto al lavoro”. Disponendo il GOP della maggioranza nel parlamento locale, deputati e senatori hanno immesso il Michigan nel solco del Wisconsin, che fu teatro di un’epica battaglia nel 2011 sugli stessi temi. A vincerla fu il governatore del GOP Scott Walker, che fu rieletto dopo aver passato la legge che impedisce ai sindacati del comparto pubblico di trattare minacciando scioperi per aumentare i propri privilegi a scapito del bilancio. 


Alla base della crescente ostilità contro i sindacati (del settore pubblico, in primo luogo, ma con l’esclusione di poliziotti e pompieri che sono i più rispettati dall’opinione pubblica per le loro funzioni) ci sono proprio le condizioni disastrose delle casse statali in molti stati, oberate dalle obbligazioni elargite dai parlamenti statali e municipali locali (nel 90% dei casi quando sono controllati dai Democratici).  Nei corso dei decenni, l’adesione dei lavoratori alle Union è in calo costante. Nel 1983 era sopra il 20%, e nel 2011 è scesa al minimo dell’11,8%, ma con solo il 6,9% tra i dipendenti del settore privato. Il Michigan è, o era, la “capitale” del sindacato, con il 17,5% di iscritti tra tutti i lavoratori,  per la presenza dei colossi automobilistici, che in realtà sono molto meno “colossi” di un tempo, in parte anche a causa delle politiche del sindacato UAW che hanno contribuito al declino della competitività delle 3 Big nello scenario della competizione globale. Si capisce bene perché le Union abbiano inscenato proteste su proteste ieri a Lansing, sperando di non far votare i legislatori: in Wisconsin, secondo il WSJ, nel primo mese in cui entrò in vigore la legge sul diritto a lavorare senza iscriversi la metà degli iscritti al sindacato dei dipendenti statali, di contea e municipali ha stracciato la tessera e ha smesso di pagare. 

Glauco Maggi

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