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Il perché della rinuncia

Susan Rice, uno schiaffo a Obama (e qualche figuraccia in meno per i dem)

L'ambasciatrice Usa all'Onu dice no alla proposta del presidente di nominarla segretaria di stato. Dalle missioni per Clinton al pasticcio in Libia, tutti i misteri della Barack in gonnella

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Susan Rice, uno schiaffo a Obama (e qualche figuraccia in meno per i dem)

di Glauco Maggi

E' la prima sconfitta di Obama da quando è stato rieletto. Susan Rice, l'ambasciatore Usa all’Onu, gli ha scritto ieri, 13 dicembre, una lettera per annunciare che ritira la sua "aspirazione" a fare il Segretario di Stato quando Hillary lascerà in gennaio la carica. La motivazione che la Rice ha addotto è che il processo di conferma da parte del Senato "sarebbe stato lungo, stressante e costoso, per te e per le nostre più pressanti priorità nazionali e internazionali". L'allusione è alla opposizione annunciata da tre senatori tra i più influenti del Gop, John McCain (Arizona), Kelly Ayotte (New Hampshire) e Lindsay Graham (Sud Carolina), che avevano avanzato la richiesta di una commissione congressuale speciale del tipo Watergate per investigare sulle responsabilità e le bugie dell'amministrazione, segnatamente della Rice in televisione, sul caso dell'ambasciatore Usa ammazzato a Bengazi da Al Qaeda. Ma, in realtà, la Libia era solo l'ultimo "misfatto" di cui i critici repubblicani, e non solo, l'accusavano.

Sul Wall Street Journal, e addirittura sul New York Times come abbiamo scritto in un blog di qualche giorno fa, erano apparse ricostruzioni della sua attività di assistente per l'Africa della Segreteria di Stato di Clinton che avevano fatto emergere errori clamorosi di giudizio. La Rice aveva un debole per svariati capi ribelli suoi protetti che, arrivati al potere anche grazie al sostegno del governo Usa che lei rappresentava alla fine degli Anni Novanta, erano poi diventati despoti. Da Meles Zenawi (Etiopia) a Isaias Afewerki (Eritrea) e a Yoveri Museveni (Uganda), per non parlare della Sierra Leone. Lì operava il RUF (Revolutionary United Front), guidato da Foday Sankoh, che uccise 6mila civili nell'assedio della capitale Freetown con il suo "esercito" di bambini-soldato nutriti a cocaina. La Rice orchestrò il "processo di pace" tra Sankoh e il governo civile eletto, invitò un delegato del RUF a Washinhgton e vantò il ruolo del governo Usa, cioè il suo, nel negoziato per il cessate il fuoco. Fu firmato, un mese dopo, l’accordo di Lomè, che dava l'amnistia ai soldati ribelli criminali, e a Sankoh la presidenza della commissione per il commercio dei diamanti. Nel febbraio del 2000,  in una conferenza stampa con i giornalisti africani, la Rice si vantò della scelta dell'inserimento di Sankoh nel governo, spiegandola con queste parole (riportate da Bret Stephens sul WSJ l'11 dicembre 2012): "Ci sono molti esempi dove i patti di pace nel mondo hanno contemplato movimenti di ribelli che si sono convertiti in partiti politici". E gli Usa erano pronti ad aiutare Sankoh, aggiunse: "Tra le istituzioni di governo che ci prepariamo ad assistere c'è naturalmente la Commissione sulle Risorse di cui Sankoh è capo". Naturalmente. Tre mesi dopo, il RUF prese in ostaggio 500 peacekeepers dell'Onu e stava minacciando ancora di occupare la capitale Freetown. Kofi Annan, allora capo delle Nazioni Unite, implorò Tony Blair di intervenire, e l'amico guerrafondaio di Bush mandò i soldati inglesi. "In qualche settimana", ha scritto Blair nelle sue memorie, "le truppe inglesi spazzarono il RUF, Sankoh fu arrestato… e la democrazia nel Paese fu salvata". Insomma, il minimo che si può dire è che la Rice non aveva mostrato un gran fiuto politico da vice Segretario, ed essere costretta davanti ai senatori a ripercorrere quei clamorosi passi falsi pro-rivoluzionari violenti non era una bella prospettiva. Ma ancora più urticante sarebbe stata l'inevitabile domanda sul conflitto d'interesse a cui è stata esposta nei 4 anni con Obama all'ONU: durante la presidenza di Bush, senza posti politici, la Rice si era data alla consulenza strategica con la Intellibridge di Washington, dove tra i clienti brillava Paul Kagame, presidente del Rwanda che foraggiava il movimento dei mercenari M23, attivissimi a fare stragi in Congo. Arrivata all'Onu, secondo testimonianze dei colleghi diplomatici di altri paesi, la Rice si è battuta per eliminare nelle risoluzioni il ruolo diretto dell'amico-cliente Kagame, e del Rwanda, nei fatti di sangue in Congo. 

Troppi cadaveri, insomma, e la candidatura è diventata politicamente insostenibile. Innegabile lo schiaffo al presidente, comunque, perché la Rice  è nella ristretta cerchia dei suoi veri amici, e l'incarico al Palazzo di Vetro durante il primo mandato era stato concepito fin dall'inizio come l'ideale trampolino per farle fare poi la "ministra degli esteri" nel secondo. Il rapporto tra i due, entrambi afro-americani, andava oltre l'estrema familiarità politica: il presidente "cavaliere", verso la più giovane (48 anni) fedele pedina nutriva un senso di protezione da "macho", che a qualunque politico repubblicano non sarebbe mai stato perdonato, e giustamente. A quei livelli, tutti sono adulti e responsabili per quello che compiono. Invece, quando McCain e gli altri del GOP dissero a chiare lettere che ritenevano la Rice responsabile di aver mentito su Bengazi, Barack se ne uscì con la frase del maschio protettore: "Se hanno qualcosa da dire se la prendano con me, e lascino in pace Susan, che ha fatto benissimo la parte che la Casa Bianca le aveva chiesto di fare in tv". Ma la sfida da padre-padrone a chi aveva osato criticare la sua dipendente si è risolta male per lei, e per lui. E, a proposito di donna e di neri, non sono mancati i soliti rigurgiti accusatori di "razzismo" e di "misoginia", che scattano sempre quando ad essere criticato politicamente è un nero, o una donna, se sono del partito democratico. Questa operazione politica è sempre speciosa, ma in questo caso chi l'ha tentata non ha neppure avuto paura di sfidare il ridicolo: come si più accusare il GOP di razzismo e misoginia verso la Rice, dopo che è stato il repubblicano Bush, 12 anni fa, a nominare la prima donna nera alla stessa carica di Segretario di Stato? Che, per ironia, porta persino lo stesso cognome, Rice.

twitter @glaucomaggi

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