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Aspettando venerdì

Dieci peccatucci musicali da confessare prima del 21

Nazzareno Carusi

Nazzareno Carusi

Pianista, nato a Celano, vive a Ravenna per amore. Ha suonato in tutto il mondo e il Washington Post ha recensito un suo concerto come “una serata d'arte mozzafiato”. Fra le istituzioni che lo hanno ospitato ci sono anche il Teatro alla Scala di Milano, la Carnegie Hall di New York, il Teatro Colon di Buenos Aires, il Toronto Centre for the Arts, la Brahms Gesellschaft di Amburgo, la Toyo Hall di Tokyo e la Federation Hall di Melbourne. I suoi dischi sono pubblicati dalla Emi. (foto by Daniele Cipriani)
Dieci peccatucci musicali da confessare prima del 21

di Nazzareno Carusi Venerdì, dicono i Maya, siamo fritti. Sto a Ravenna, da don Ilvio Giandomenico a Celano non ci posso andare e un altro prete non lo voglio. Perché il rischio è di trovarne uno, dentro al confessionale, con la stessa faccia del cardinal Bertone il quale, l'altroieri in Senato per il concerto di Muti con l'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, sprizzava il suo entusiasmo con tre lenti clap a volta, a intervalli di un secondo l'uno, fermandosi al terzo e ricominciando di lì a poco come per rifiatare dopo una fatica immane. La confessione è tempo di verità dolente e necessaria, e allora hai bisogno di vita dietro quella grata, di sangue nelle vene, mica di un'ameba che t'ammosci Gesù Cristo col fare untuoso di chi s'illude che così noi lo pensiamo santo e il Padreterno pure. A questa gente non racconterei neanche l'occhiatina a volo basso sulle gambe d'una bella moglie in treno. Dunque, almeno delle idee sonore più peccaminose, mi sgravo qui con voi. Tanto, caschi il mondo, a pentirmeme non gliela faccio proprio. 

1) La musica è vita, quindi chi non scopa manco suona. 

2) Beethoven rispose al violinista Schuppanzigh, quando gli chiese d'un passaggio strumentale ardito, che se lo Spirito l'afferra non mette certo in conto un miserabile violino. Ergo, molta della filologia in voga da decenni non ha semplicemente senso. 

3) La critica musicale di chi non abbia mai suonato in pubblico, se è sincera è pura pippa, se è politica è da botte in piazza. 

4) L'emendamento approvato in commissione bilancio del Senato, secondo cui i diplomi di conservatorio conseguiti col vecchio ordinamento degli studi sono equipollenti ai nuovi diplomi accademici di secondo livello, dimostra ufficialmente che le motivazioni con le quali migliaia di studenti sono stati spinti a trasferire le loro iscrizioni ai costosi trienni e bienni inventati dieci anni fa (e subito intruppati di materie-barzelletta anziché d'ore dedicate allo strumento) erano un clamoroso imbroglio. Avevo ragione io e pecco moltissimo d'orgoglio. Ma se sopravviviamo, vi racconto le testimonianze dei ragazzi imbestialiti. 

5) Per questa porcheria, gli studenti dovrebbero prendere a fortissimi sfanculi in coro i direttori e gli insegnanti che hanno spacciato loro la fuffa per un eldorado. Passando in amministrazione con avvocati trinciapolli a chiedere il rimborso dei tanti quattrini spesi, inutilmente, in tasse di frequenza. 

6) Wagner ha certi tratti di palla metafisica che non tutti i wagneriani riescono a superare indenni. 

7) Verdi è meglio e più difficile, perché riempire il mondo di miti e note a vagonate è molto meno complicato che pennellarlo persino con lo zumpa-zumpa. 

8) In arte, l'imparzialità è paravento dei quacquaracquà. 

9) Riccardo Muti è il più grande direttore nostro perché Toscanini, che è il secondo, non aveva quella sua terronìa solare che... 

10) ... sta alle note come lo spogliarello della Loren sta all'amore. 

Fatto. Che Dio ci assista e buona apocalisse.

(articolo pubblicato su Libero il 18.12.2012)

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