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La morte di Viktor Merzhanov

Il mito del piano mi ha detto chi ero

Ricordo del mio maestro

Nazzareno Carusi

Nazzareno Carusi

Pianista, nato a Celano, vive a Ravenna per amore. Ha suonato in tutto il mondo e il Washington Post ha recensito un suo concerto come “una serata d'arte mozzafiato”. Fra le istituzioni che lo hanno ospitato ci sono anche il Teatro alla Scala di Milano, la Carnegie Hall di New York, il Teatro Colon di Buenos Aires, il Toronto Centre for the Arts, la Brahms Gesellschaft di Amburgo, la Toyo Hall di Tokyo e la Federation Hall di Melbourne. I suoi dischi sono pubblicati dalla Emi. (foto by Daniele Cipriani)
Viktor Merzhanov

Viktor Merzhanov

di Nazzareno Carusi   Viktor Merzhanov è morto giovedì a Mosca, aveva 93 anni. In aula 28 del Conservatorio Ciajkovskij insegnava dal 1946. Pianista colossale, artista nazionale, decano della facoltà pianistica dell'accademia più lucente al mondo, era una leggenda di quell'arte che attraverso Feinberg, Goldenweiser, Siloti e su su fino a Liszt, Czerny e Beethoven, affondava le radici nella storia con aristocrazia assoluta del fraseggio, imponenza luminosa del suono, uso sapientissimo del pedale e un bagaglio tecnico leonino. La sua esecuzione dal vivo del 3° Concerto di Rachmaninov è quanto di più ardito e travolgente possa immaginarsi di questo paradigma d'ogni difficoltà pianistica: struggente, feroce, profonda e tanto impressionantemente appassionata. 

Un episodio dice il suo destino comunque impari all'infinita grandezza. Al Concorso Pansovietico del '45, lo scrutinio delle votazioni sancì che lui aveva vinto e Sviatoslav Richter era secondo. Mi raccontò che il presidente di giuria (Shostakovich o Prokofiev, non ricordo) si recò dal ministro della cultura a porre il problema che Richter, già famoso, non poteva non vincere. Venne assegnata la vittoria ex-aequo. Richter confermò l'accaduto in un'intervista. 

E un'altra vicenda lo colpì per sempre. Durante la guerra suo padre, reo d'avere raccontato agli amici una storiella caustica col regime, venne preso dalla polizia e svanì nel nulla. Merzhanov ha raccontato a Claudio Currò Dossi, suo allievo e amico bolzanino (e mio amico caro), di aver desiderato il successo per poterlo ritrovare, ma niente. Ha giudicato i concorsi più importanti, compresi il Ciajkovskij e lo Chopin. Del Regina Elisabetta, amante di ciò che per entrambi noi nella vita era al primo posto, mi magnificava la bellezza della sovrana belga. Mi parlò di lui la prima volta Weissenberg. 

Divenni suo allievo nel '91 e nel '93 mi chiese di fargli da assistente. Cominciai a insegnare inaspettatamente, e capii che la vita ha cadenze strane cui sottostiamo anche senza accorgercene, perché la natura dà talenti dei quali non abbiamo coscienza finché non ce ne chieda conto chi ha vista più acuta della nostra. Un giorno del '94, a Luino, mi disse di studiare Schubert e Musorgskij. Non sono per me, risposi. Studiali, replicò. Attesi anni. A marzo del '99 glieli accennai a Berlino. In ottobre ci vinsi il Premio Weissenberg in Svizzera e l'estate successiva mi presentai di nuovo a lui per farglieli ascoltare. Ci stemmo cinque giorni. 

Terminai gli studi accademici il 16 luglio 1996. Piangevo. Ci abbracciammo a lungo e zio Viky, come l'avevo soprannominato e si divertiva a essere chiamato, disse nel tedesco tutto nostro che usavamo: "Das ist Leben, nicht weinen". È la vita, non piangere. Vorrei me lo dicesse ancora.

(pubblicato su Libero il 22.12.2012)

 

 

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