Cerca

www.ju29ro.com

Abete: Perché finisca il tormentone dello scudetto di cartone ci vuole solo tempo

Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero
Abete: Perché finisca il tormentone dello scudetto di cartone ci vuole solo tempo

SIAMO INCOMPETENTI PURTROPPO

Anche se la lotta per la presidenza della Figc è ristretta a (Mi chiamo) Giancarlo e Abete, il presidente federale uscente e rientrante sta svolgendo una campagna elettorale in piena regola, con interviste a frequenza quasi quotidiana, che tuttavia nulla aggiungono a ciò che già si sapeva del personaggio. Si inizia quasi sempre con un bilancio della sua gestione nella quale, in un'intervista a Perrelli per 'L'Espresso', dice di rilevare luci ed ombre. E comincia con l'elenco delle luci, nelle quali peraltro la sua mano pare essere tutt'altro che determinante: "Dal punto di vista tecnico la soddisfazione maggiore è stata quella di promuovere la risalita della Nazionale dal sedicesimo al quarto posto del ranking dopo il fiasco del 2010 ai Mondiali del Sudafrica. Grazie anche a una politica di valorizzazione dei giovani che ha fatto fiorire nuovi campioni e che, complice la crisi, è una strada oggi perseguita con intelligenza dalle principali società. Un buon viatico per i Mondiali in Brasile del 2014. Ma sono orgoglioso pure dell'attività sociale, resa più concreta dalla capacità nel trasmettere valori di un ct sensibile come Cesare Prandelli. Mi riferisco alla testimonianza contro la mafia e la 'ndrangheta sollecitata da don Luigi Ciotti. Al sostegno alle zone terremotate. Alla campagna contro la violenza nei confronti delle donne". Però, giunto alle ombre, scopre di non avere nulla di cui pentirsi: "Il mio rammarico è legato solo agli eventi. Il flop in Sudafrica, per esempio, dovuto alla fine di un ciclo. Ma il risultato sportivo, si sa, è sempre aleatorio. Più allarmante è l'insidia, dal giugno 2011, delle scommesse illegali. Un fenomeno vasto, con ramificazioni internazionali, che ci obbligherà ad adeguare la giustizia sportiva. La giurisprudenza in materia è purtroppo ancora in itinere. Dovremo muoverci in un'ottica sistemica, in raccordo con il Coni, la Fifa e l'Uefa". E mentre i vari medici (Figc, Coni, Fifa e Uefa) studiano, l'ammalato (il calcio italiano) muore.
Ma per Abete nemmeno quello che da anni è uno dei bubboni del calcio, rappresentato dalle disfunzioni della giustizia sportiva, richiede interventi radicali. "La giustizia sportiva non ha lo stesso passo di quella penale. Può apparire a volte più severa perché, basandosi sul principio di lealtà, sanziona per esempio un'omessa denuncia che non sempre ha rilevanza in un'aula di tribunale normale. In più non dispone degli strumenti investigativi della magistratura ordinaria. E ha infine tempi diversi. E obbligata in alcuni casi ad accelerare per garantire la partenza dei campionati. In altri, per procedere, deve aspettare che la magistratura renda pubblici gli atti della sua inchiesta. Oggi è del tutto evidente che urge una riforma delle procedure. Va trovato innanzitutto un equilibrio fra il principio della responsabilità oggettiva, uno dei capisaldi delle norme Uefa, e l'esigenza che le società non paghino prezzi esagerati per colpe non proprie. Ritengo sia giunto il tempo di assegnare maggiori garanzie ai diritti della difesa". Non una parola sul punto cruciale, la terzietà di una giustizia che sembra destinata a rimanere più domestica che mai, con le sue misteriosamente doppie e triple velocità (i tempi diversi di Abete).
Sollecitato a fare una previsioni sulla fine del tormentone dello scudetto di cartone, sceglie di nuovo l'incompetenza; il tormentone dovrà morire di morte naturale, anche se lascia intendere che sarà un'agonia destinata a durare decenni: "Ci vuole tempo. Nel calcio la memoria è resistente. Nei discorsi dei tifosi tornano tutt'oggi i fantasmi del gol annullato al romanista Turone contro la Juve. Un episodio che risale a oltre trent' anni fa". Già, seguito dal contrasto Iuliano-Ronaldo e dal goal di Muntari: o forse questo no, l'orologio di Abete si è fermato al 2006.
Incompetenza che fatalisticamente ribadisce quando gli viene ricordato che la Juve ha chiesto alla Figc un risarcimento iperbolico per i danni causati dall'inerzia della Federazione e della sua giustizia domestica, fino al sopraggiungere di una salvifica prescrizione per l'Inter: "E' perfino superfluo specificare che la Federcalcio non ha nulla contro la Juventus. Anzi le è grata per il grosso contributo che dà e ha sempre dato alla Nazionale. Noi ci siamo semplicemente attenuti ai principi della giustizia sportiva ai quali nessuno può sottrarsi".
In realtà è la Juventus ad avere 444 milioni di motivi di rivalsa nei confronti della Figc (e Agnelli ha detto chiaro e tondo che non vi rinuncia, l'iter va avanti), ma forse proprio quest'ultima risposta di Abete spiega perché sarebbe imprescindibile non solo rifondare questa giustizia sportiva, ma anche arrivare ad un ricambio totale di chi occupa le poltrone dei Palazzi. Senza aspettare decenni. Che non serviranno certo a farci mai dimenticare Calciopoli.
fonte: JU29RO.COM

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • sgnacalapata

    21 Gennaio 2013 - 15:03

    nonchè Moggi, sei stato (e forse lo sei ancora) insieme ad Allodi il più grande intenditore di calcio in Italia, ma perchè sei ricorso a trucchi da mago zurlì?

    Report

    Rispondi

  • zioFranco

    15 Gennaio 2013 - 11:11

    e scommetto che anche i medicinali erano stati rubati; zio Franco

    Report

    Rispondi

  • mistercaso

    14 Gennaio 2013 - 23:11

    l'Inter è di così basso spessore morale che hanno arrestato l'angelo custode di Facchetti x falsa testimonianza

    Report

    Rispondi

  • zioFranco

    13 Gennaio 2013 - 00:12

    pirla! zio Franco

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog