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Gli scivoloni

Le ultime due figuracce di Obama

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Le ultime due figuracce di Obama

Mentre all’estero Obama, sulla Crimea, ha partorito per ora il topolino del ritiro dei visti di ingresso negli Usa agli individui responsabili materiali dell’invasione, in America è  passato da una figuraccia all’altra su due temi cardinali per il successo della sua politica interna, Obamacare e l’unità del suo partito. Per l’ennesima volta la Casa Bianca ha riscritto la legge sanitaria, introducendo un altro rinvio: le assicurazioni potranno continuare a vendere le vecchie polizze con gli standard “non in regola” fino al 2016. Ormai Obama gioca a carte scoperte, e nemmeno pensa di dare giustificazioni tecniche alle sue azioni legislative improprie e spudoratamente strumentali.

Stavolta si è consultato con i senatori democratici, soprattutto con quelli degli stati rossi che sono più vulnerabili alle elezioni del prossimo novembre, ed ha concluso che, per cercare disperatamente di non far perdere a loro il seggio e al partito la maggioranza senatoriale, l’unica cosa da fare era semplicemente “nascondere” per quest’anno le conseguenze, deleterie per milioni di famiglie, di una piena entrata in vigore del mandato obbligatorio.

Che è  l’obbligo di non avere più una polizza vecchia e al suo posto di comprarne una nuova. Ciò avrebbe comportato nei prossimi sei mesi la cancellazione di qualche altro milione di contratti, dopo quelli scaduti alla fine del 2013 e fatti morire con il dovere di un rimpiazzo a prezzi più cari e condizioni peggiori. Una tale evenienza sarebbe stata altra manna per i repubblicani, che in campagna elettorale avrebbero avuto esempi a iosa di gente inviperita da sciorinare negli spot contro i democratici. Tutti sanno che nessuno del GOP ha votato Obamacare, e invece tutti i democratici lo hanno fatto, e percio’ sono politicamente loro i diretti responsabili del bidone.

Sempre per lo stesso tornaconto elettorale, ossia evitare di scatenare un’ondata di proteste dagli imprenditori caricati di piu’ costi e dai loro dipendenti “derubati” delle polizze che gradivano, fin dall’anno scorso Obama aveva rimandato al 2015-2016 il mandato a carico delle corporation. Come stupirsi che ben 27 deputati democratici si sono uniti ai repubblicani nel votare alla Camera una legge, voluta dallo speaker John Boehner, che impone un rinvio generalizzato per tutti di Obamacare? Sarebbe una misura di equita’ che eliminerebbe i figli e i figliastri prodotti dai ritardi ad hoc del presidente, e insieme l’anticamera della abolizione generale se il Congresso nel 2014 e la Presidenza nel 2016 cambieranno colore.


Ma se la defezione da Obamacare del folto gruppo di deputati è un’offesa senza conseguenze immediate concrete, la bocciatura di Debo Adegbile in Senato, dove i democratici sono la maggioranza, è una mazzata dura che Barack si è andato a cercare. Adegbile è il candidato voluto da Barack per la carica di vice ministro della Giustizia con il portafoglio dei Diritti Civili, terreno che sta molto a cuore al presidente. Nero come Obama e come il ministro della Giustizia Eric Holder, Adegbile aveva difeso Mumia Abu-Jamal, afro-americano delle Pantere Nere, che era stato incriminato e condannato a morte per aver ucciso nel 1981, sparandogli alle spalle, il poliziotto di Filadelfia Daniel Faulkner. Il processo di Abu-Jamal divenne un caso classico di come la sinistra ci tenga a glorificare nei tribunali i “compagni”, anche quando sono assassini provati. Fu così per Sacco e Vanzetti, gli anarchici italo-americani, che non scamparono all’esecuzione e che sono ancora oggi considerati vittime ingiuste del sistema repressivo capitalista. Ad Abu-Jamal e’ andata meglio. Con l’appoggio politicamente complice di Adegbile, l’avvocato della NAACP, associazione per l’avanzamento dei “colored”, ha ottenuto la commutazione della sentenza dall’esecuzione capitale all’ergastolo ed oggi, a 59 anni, e’ ancora. E in galera e’ diventato un mito “rosso” internazionale, al punto che nel mondo decine di citta’ con amministrazioni di sinistra tifano per lui, criminale che ha ammazzato per ideologia estremista un agente dell’ordine in divisa. Alcune gli hanno dato la cittadinanza d’onore, per esempio Palermo, Montreal, Copenhagen e Parigi, che gli ha dedicato persino una via.
Protagonista di una vicenda giudiziaria in cui ha rivestito un ruolo dell’attivista simpatetico e militante, piu’ che quella del legale tecnico che difende un imputato, Adegbile viceministro della Giustizia e’ apparso per la provocazione che era anche a ben sette democratici, che hanno disertato dalla maggioranza di 55 seggi, e si sono uniti, nel voto di rigetto della conferma, alla minoranza compatta dei 45 repubblicani. Cosi’, dopo poche settimane che aveva spinto e ottenuto la sparizione dal regolamento del Senato della norma della maggioranza qualificata di 60 voti su 100 per avere vita facile nel confermare gli incarichi piu’ importanti del governo, Obama e’ stato bocciato per 52 a 47. Tra gli oppositori alla nomina ci sono stati subito, in prima fila con il GOP, l’associazione dei poliziotti di Filadelfia e la vedova di Faulkner che non ha mai mollato, e ha scritto anzi un libro per lamentarsi dell’ingiustizia subita e chiedere il rispetto della sentenza. Ma a fare la differenza, tradendo la fedelta’ di partito e dicendo no a Obama, sono stati i senatori democratici Heidi Heitkamp (Nord Dakota), Joe Manchin (West Virginia), Mark Pryor (Arkansas), Joe Donnelly (Indiana), John Walsh (Montana), Chris Coons (Delaware) and Bob Casey Jr. (Pennsylvania).
Glauco Maggi

 

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